Palestina. La mossa del cavallo

Aldo Pirone

ByAldo Pirone

20 Aprile 2024
Guerra in Palestina ©Isra AnsaGuerra in Palestina ©Isra AnsaGuerra in Palestina ©Isra Ansa

Speriamo che un ulteriore escalation militare sia per ora evitato


di Aldo Pirone

Palestina. La mossa del cavallo
Palestina. La mossa del cavallo

PALESTINA. Martedì scorso su “la Repubblica” bella ma amarissima vignetta di Ellekappa che esprimeva bene gli ultimi sviluppi del conflitto mediorientale con la risposta, per altro molto “telefonata”, dell’Iran al raid israeliano sul consolato iraniano a Damasco e le successive minacce di reazione da parte di Israele.

“Qualcuno glielo spieghi a Netanyahu – diceva il primo personaggio – Si risponde alle domande non alle risposte” diceva il secondo. Poi, ieri, pare che la controrisposta di Israele sia venuta  anonima e dimostrativa con il bombardamento di alcuni siti militari presso Isfahan.

Speriamo che un ulteriore escalation militare sia per ora evitato.

A Biden la condotta complessiva di Ntanyahu non piace e lo ha redarguito molte volte.

Tuttavia continua a fornirgli armi, nonostante che quello se ne infischi, sostanzialmente, delle raccomandazioni statutinitensi per proteggere la popolazione palestinese di Gaza.

Protezione notevole, per dirla ironicamente, se a Gaza l’aggressione israeliana contro i palestinesi, dopo quasi sette mesi di guerra di “rappresaglia” è arrivata a circa trentacinquemila morti e in Cisgiordania, terra palestinese, i coloni israeliani fuori legge ne hanno ammazzati cinquecento.

L’altro ieri al Consiglio di sicurezza dell’Onu l’ennesima risoluzione per l’ammissione a pieno titolo dello Stato palestinese rappresentato dall Anp è stata respinta grazie al veto statunitense (dodici voti a favore, due le astensioni: Svizzera e Gran Bretagna).

Occorre ricordare che lo Stato palestinese siede già all’Onu come osservatore, e che è riconosciuto da 140 Stati nel mondo mentre in Europa, nonostante l’impegno al riconoscimento della Ue del 1999 di “riconoscere uno Stato palestinese a tempo debito”.

Un debito cresciuto a dismisura in questo quarto di secolo con la conseguenza che solo pochi Stati dell’Ue riconoscono lo Stato palestinese.

Se effettivamente anche gli Stati Uniti di Biden dicono che la pace in Palestina potrà arrivare solo con la realizzazione di due Stati per due popoli – mentre Netanyahu ha tutt’altro in mente e continua una guerra criminale a nome di uno Stato armatissimo contro gli abitanti dell’altro che non c’è – perché Stati Uniti ed Ue non riconoscono subito lo Sato palestinese rappresentato dall’Anp che, come si sa, non è Hamas autrice del progrom del 7 ottobre?

La cosa avrebbe un grande impatto politico sia all’Onu che in Medio Oriente, sottraendo i palestinesi alle strumentalizzazioni dell’Iran, Hamas e consimili. 

Per non parlare degli effetti benefici che avrebbe su tutto il resto dell’attuale deprimente e pericoloso quadro mondiale. Inoltre anche Netanyahu ne sarebbe spiazzato con i suoi proclami di vendetta guerrafondaia e la sua speranza nella elezione di Trump a cui è legata la sua sopravvivenza politica.

Questo non impedirebbe agli Usa di continuare a parare Israele da attacchi esterni come quello iraniano ma cambierebbe di molto le carte in tavola della diplomazia, una sorta di “mossa del cavallo”.

Soprattutto metterebbe fine ai flebili lagni di Biden su Netanyahu, alla sua sostanziale impotenza nei confronti di un brutto ceffo come il leader israeliano, alla sua sostanziale incoerenza fra il dire e il fare.

Non sarebbe poco.


Il conflitto Israele-Palestina

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