Storia. Le fucilazioni di Paliano

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Contadini che avevano contrastato rapine tedesche


di Lucia Fabi  e Angelino Loffredi

Storia. Le fucilazioni di Paliano. Commemorazione dei caduti per mano tedesca
Storia. Le fucilazioni di Paliano. Commemorazione dei caduti per mano tedesca

STORIA. Durante gli ultimi giorni di gennaio 1944 alcuni  contadini di Ceprano e di Castro dei Volsci  avevano contrastato le rapine tedesche.

Delle 80 persone fermate,  14 erano state trasferite e imprigionate nel carcere di Paliano. Il 28 marzo e il 14 aprile 1944 subiscono due processi presso il Tribunale Militare di Velletri.

In quest’ultima  data viene dichiarata la “condanna a morte mediante fucilazione da eseguirsi il 29 aprile per i politici Giovanni Ceccarelli, Alfredo Andreozzi, Giovanni Ricci, di Castro dei Volsci e Costantino Valeri di Ceprano”.

Il tribunale, inoltre, condanna con pene variabili tra i sei e i dieci anni di lavori forzati in Germania, Francesco Rossi, Luigi Ignagni e Luigi Ricci.

Costoro sono accusati di essersi rifiutati di consegnare il bestiame requisito, di aver ferito un militare tedesco e di averlo trattenuto in ostaggio insieme ad altri. Questi ultimi si salvano dalla pena capitale per aver combattuto in Russia a fianco degli ex alleati germanici e di essere stati decorati proprio da questi.

Ma la sentenza comunque viene rimessa al giudizio di Kesserling il quale accetta la fucilazione dei primi quattro, ma ritiene mite la seconda.

Dopo il verdetto Giovanni Ricci, 26 anni, contadino di Castro dei Volsci, prima della fucilazione così scrive alla madre:

Il 29 aprile sono avuto la sentenza di morte così cara mamma mi raccomando di darmi la seconda benedizione e mi raccomando di stare contenta, il destino è stato così nostro Iddio ci aiuta nell’altro mondo.

Cara mamma io spero che ritornino i miei fratelli Antonio, Umberto ed Angelo.. se ritornano gli dici che si ricordano di me qualche volta se mi vogliono far dire qualche Messa.

Tu mamma datti coraggio più che puoi io spero che Iddio ci aiuti in quell’altro mondo. Non ho più che dirti ricevi i miei saluti e baci tuo figlio Giovanni.

Alfredo Andreozzi, 31 anni di Castro dei Volsci invece scrive così alla moglie:

Carissima moglie ti scrivo questa lettera per darti le mie notizie. E’ arrivato il momento mi hanno respinto la domanda di grazia di non aver potuto fare la vita assieme. Datevi coraggio mi raccomando ai miei figli di non abbandonarli per noi è stato questo destino.

Confortatevi in famiglia. Non fate lite con nessuno cercate di lavorare alla meglio ricordatevi di me altro non mi prolungo”.

 Giovanni Ceccarelli, 29 anni sempre di Castro dei Volsci fa sapere al padre:

Caro padre mio il mio desiderio che si riunisse la mia famiglia con la tua così potresti educare i miei figli come hai fatto con noi per questo momento nel quale leggerai questa mia lettera saranno senza padre.

Ancora una volta mi raccomando a te sei mio padre questo è l’ultimo desiderio della vita mia. Cara madre rivolgo a te ai miei figli e mia moglie. Fate come sono stato io. Statti contendo io muoio contendo, che sono innocente. Vado a riabbracciare la croce di Iddio, sempre contento. Io non posso dirti più nulla, attenta ai miei figli, mettetevi insieme”.

Alle 7 del giorno stabilito, assistiti da don Camillo Pesciotti, cappellano del carcere di Paliano, Valeri, Andreozzi, Ceccarelli, Giovanni Ricci sono passati per le armi presso la Contrada Mole e i corpi seppelliti nello stesso posto.

Assieme ai quattro, i tedeschi fucilano anche il partigiano Calogero Pidalà, un siciliano originario della provincia di Messina, catturato il giorno precedente durante un combattimento in prossimità di Ponte Sacco, fra Valmontone e Colleferro.

Qualche giorno dopo Luigi Ricci, fratellastro di Giovanni insieme a Luigi Ignagni e Francesco Rossi compaiono nuovamente davanti alla corte marziale, giunta appositamente da Velletri, che condanna a morte Francesco Rossi.

Di quest’ultima sentenza non conosciamo le motivazioni e la disparità di giudizio. Alle rimostranze del cappellano del carcere, il quale ricorda che non si può ritornare su una sentenza già emessa, il comandante del forte risponde come aveva già affermato il giudice che aveva sostenuto l’accusa:

Se non erano amati i tedeschi dovevano dare in Italia delle lezioni esemplari per essere temuti e garantirsi cosi le spalle”. 

All’alba del 16 maggio Francesco Rossi viene fucilato in un luogo isolato della campagna, nei pressi della località San Procolo di Paliano.

Riportiamo gli ultimi istanti di vita di Francesco Rossi così come li ricorda don Pesciotti:

Alle tre venne a prelevarlo il plotone di esecuzione. Non venne legato e cosi libero fatto salire insieme a me sul camion.

Si giunse a S. Maria di Pugliano, dove si fece sosta per proseguire a piedi fino al posto stabilito per l’esecuzione molto lontano da dove ci trovavamo. Giunti sul posto in contrada Zangati a ridosso di un poggio era pronta una fossa.

Fu come gli altri legato alla palina issata sulla fossa, e alle 4,30 cadeva colpito dal piombo tedesco dopo avermi detto “Fa sapere a mamma che io sto qui”

1 Cfr. Roberto Salvatori,Guerra e Resistenza a sud di Roma, lettera di Don Camillo Pesciotti, cappellano delle carceri di Paliano, al parroco di Cave, Edizioni Annales
*Lucia Fabi  Angelino Loffredi, da “Il dolore della memoria/ Ciociaria 1943-1944”

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