Liberali à la carte, consapevoli e non

Aldo Pirone

ByAldo Pirone

24 Aprile 2024
Maternita libera è diritto delle donneMaternita libera è diritto delle donne

I minimizzatori delle azioni liberticide


di Aldo Pirone

Liberali à la carte, consapevoli e non
Liberali à la carte, consapevoli e non

LIBERALI In Italia c’è una folla di politologi, giornalisti, commentatori politici dediti a minimizzare, come sta accadendo in questi giorni, le azioni liberticide del governo Meloni e di qualche suo zelante missus dominicus (inviato dell’Imperatore).

Non sono la stessa cosa della folla degli opportunisti e dei trasformisti soliti saltare sul carro del vincitore – e ad abbandonarlo quando il mezzo di trasporto comincia a non convenire più – ma ne sono i rappresentanti a livello intellettuale.

Codesti “liberali à la carte”, consapevoli o inconsapevoli che siano, si affannano sempre, nei momenti di difficoltà della Meloni – come nel recente caso della censura Rai al monologo sul 25 aprile di Antonio Scurati – a ritirare fuori un classico del loro repertorio: il fascismo, quello dello squadrismo mussoliniano, non è alle porte.

E con tale ovvietà pretendono di ridicolizzare chi lancia allarmi per la democrazia costituzionale basati sui fatti.

Il fascismo liberticida, come dice il professore Luciano Canfora, è un virus mutante che non si ripresenta mai nelle stesse forme.

Del resto i primi a saperlo sono proprio i post fascisti al governo. La loro azione di questo anno e mezzo di governo, infatti, si è mossa insidiosamente, con una certa accortezza politica, tenendo conto della realtà, ma sempre con gli innati e famelici intenti di una volta.

Basta mettere insieme i tasselli della loro azione di governo e i progetti futuri messi in campo, per limitarci solo a questi, per rendersi conto dell’animo nero vendicativo e di rivincita che li anima.

Dai provvedimenti contro le Ong che salvano i migranti dai naufragi a quelli contro la Magistratura e contro i giornali per limitarli a riportare le indagini scomode, dai provvedimenti contro le donne per l’interruzione di gravidanza alle limitazioni del diritto di sciopero (Salvini) al progetto di stravolgimento della Costituzione e della unità nazionale (premierato e autonomia differenziata) per completare il cerchio.

Alcuni sono decreti legge, in altri casi i post fascisti si muovono sul terreno della capziosità dell’interpretazione di leggi esistenti per contrastarne lo spirito di libertà come l’emendamento alla 194 sulla presenza nei Consultori delle associazioni sanfediste pro life o i ricorsi contro i provvedimenti di alcune Regioni come l’Emilia sul “fine vita”.

Poi, fuori sacco per così dire, ci sono le querele della Meloni contro storici e giornalisti, le ambiguità sulle celebrazioni antifasciste, le manganellate agli studenti che protestano, il doppiopesismo nelle cose giudiziarie, vedi i casi Delmastro e Santanchè, ecc..

Se si mettono insieme tutti questi tasselli del puzzle ne viene fuori un quadro completo di fatti e intenzioni autoritarie e illiberali in fieri propri della destra post fascista.

Che è post per l’età dei protagonisti, dai Meloni ai La Russa, ma ante per il Dna da cui provengono e mai rinnegato.

I “liberali a la carte” che si prodigano a sminuire i fatti a indirizzo autoritario, ricordano – beninteso in modo infinitamente peggiore – i liberali di ben altra statura culturale e politica come Benedetto Croce e Luigi Einaudi o giornalisti di vaglia come Luigi Albertini che diversamente da altri liberali, come Giovanni Amendola o Piero Gobetti, s’accorsero troppo tardi di cosa fosse il fascismo mussoliniano; cui avevano guardato con iniziale simpatia perché metteva a posto “i rossi” con il “santo manganello”.

Benedetto Croce, per dire, votò in Senato la fiducia al governo Mussolini ancora due settimane dopo il rapimento e l’uccisione di Matteotti.

“I rossi”, dal canto loro, ben poco compresero della pericolosità del fascismo mussoliniano, prevalentemente dediti, come erano, a combattersi l’un l’altro fra comunisti e socialisti massimalisti e riformisti prima e dopo l’assassinio e il martirio del socialista riformista Giacomo Matteotti.

Eppure si chiamavano Antonio Gramsci, Palmiro Togliatti, Umberto Terracini, Camilla Ravera, Giacinto Menotti Serrati, Filippo Turati, Claudio Treves.

C’è da dire che la sinistra socialista e comunista poi, dopo molte pene, guarì dalla malattia dell’incomprensione.

L’odore del virus fascistico, anzi il puzzo, dovrebbe sentirsi lontano un miglio e lo dovrebbero sentire soprattutto i liberali e i progressisti.

A meno che, come nel caso degli odierni “liberali à la carte”, il loro persistente raffreddore non sia cronico.


Un video con Luciano Canfora

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Aldo Pirone. Giornalista. Vive a Roma. Redattore di Malacoda


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