25 aprile. Una giornata particolare

Aldo Pirone

ByAldo Pirone

27 Aprile 2024
ANPI 25 aprile '24 a MIlanoANPI 25 aprile '24 a MIlano

Urge tornare sulla questione sociale e su alcuni diritti civili


di Aldo Pirone

25 APRILE La sera del 24 aprile c’è stata su La7 una da una bella puntata di “Una giornata particolare” di Aldo Cazzullo. Sul palco con lui Moni Ovadia e la bravissima Giovanna Famulari.

La puntata è stata bella perché ha ribadito che la Resistenza antifascista, unitaria e nazionale, non fu una scelta fra comunisti e anticomunisti ma fra civiltà e barbarie.

25 aprile. Una giornata particolare
25 aprile. Una giornata particolare

Tenendo conto di tutto quel che accade a Gaza e in Ucraina, ed è accaduto in questi decenni in Italia segnata dal declino della sinistra e anche dell’antifascismo nell’animo popolare, la “giornata particolare” dell’altro ieri 25 aprile è stata tutto sommato positiva.

Essa ha segnato una fase di attiva resistenza, persino di risveglio di una coscienza antifascista con le mille feste ed iniziative svoltesi in tutta Italia. Ovviamente la destra cerca di mettere in risalto episodi marginali, sgradevoli e antiunitari di piccoli gruppi a Milano e a Roma.

Fa il suo misero mestiere, ma non sono stati questi a dare il tono a tutta la giornata.

I tempi sono assai mutati da quando partecipai per la prima volta da solo, appena adolescente, alla mia prima manifestazione da giovane comunista nell’autunno del 1961.

Era per la pace con un corteo che si concludeva all’Altare della Patria. Siccome era unitaria anche con qualche associazione cattolica, la direttiva della Federazione romana del Pci era quella di non cantare inni comunisti ma solo, numerosi e noti, quelli della Resistenza partigiana.

A far da guardia a questa indicazione c’era, oltre a un orientamento politico dei numerosi compagni partecipanti, anche un servizio d’ordine comunista addetto ad abbassare i bollenti spiriti di qualche giovane e acerbo comunista, come me, desideroso di dare sfogo alla sua identità intonando “Bandiera rossa”, l’ “Internazionale” o l’ “Inno dei lavoratori”.

Altro che insulti e agitar di bastoni ebraici e antiebraici, palestinesi e anti palestinesi. Ma allora c’era il Pci e chi la Resistenza l’aveva fatta ed era ancor giovane.

Oggi le cose si sono rovesciate, culturalmente, socialmente e politicamente.

Da qui il mio giudizio positivo sul 25 aprile di ieri.

En passant segnalo come conferma di una cosa nota la solita reticenza della Meloni sull’antifascismo.

Qualche improvvido giornalista aveva sperato che ci sarebbe stato da parte della premier un colpo a sorpresa. A differenza del sottoscritto é rimasto deluso.

La Meloni ha fatto una breve dichiarazione in cui constata che “la fine del fascismo pose le basi per il ritorno della democrazia”. Vorrei vedere che avesse detto il contrario di un semplice riconoscimento di fatti accaduti guardandosi dal dargli alcun valore cogente.

Si è ben guardata, inoltre, dal pronunciare la parola fatidica “antifascismo” e ha concluso il suo breve testo con “Viva la libertà”, non con “Viva la Liberazione”. Può sembrare una puntigliosa esegesi ma non lo è.

Per lei, come per i suoi camerati, il 25 aprile rimane una giornata se non di lutto, per ora, di semi-lutto.

Dove sia il suo avvicinamento all’antifascismo non si sa, esiste solo nella fantasia di giornalisti, alcuni purtroppo anche progressisti, dediti a scambiare lucciole per lanterne.

Ben altro impatto ebbe Fini a Fiuggi nel gennaio del 1995 quando fece scrivere, nelle Tesi della nascente Alleanza nazionale figliata dal Msi, “È giusto chiedere alla destra italiana di affermare senza reticenza che l’antifascismo fu un momento storicamente essenziale per il ritorno dei valori democratici che il fascismo aveva conculcato”.

Il problema fu, come poi avvenne, che i fascisti per il potere erano disposti anche a cantare messa. Infatti, quando Berlusconi imboccò la lunga via del declino, ritirarono fuori FdI succedaneo del Msi.

Credo che sia diventato un po’ ozioso chiedere alla Meloni di proclamarsi antifascista.

Quello che invece è necessarissimo per la sinistra e per i progressisti è tornare rapidamente sulla questione sociale e su alcuni diritti civili (aborto, fine vita), dopo il giusto richiamo in questi giorni all’unità antifascista, alla pace del “cessate il fuoco ovunque” e al ricordo del valore storico del 25 aprile.

Lì è il tallone d’Achille della destra post fascista, lì sono stati rovesciati i rapporti di forza anche culturali e ideali.

Lì il ritardo unitario dei progressisti sta diventando masochistico.


Ultima puntata de Una Giornata Particolare

Aldo Pirone

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Aldo Pirone. Giornalista. Vive a Roma. Redattore di Malacoda


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