Povertà e paure, c’è un responsabile? Certo

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Oggi è più chiaro quale sia lo scontro in atto


di Ermisio Mazzocchi

Povertà e paure, c'è un responsabile? Certo
Povertà e paure, c’è un responsabile? Certo

POVERTÀ E PAURE Occorre prosciugare quanto di mistificatorio e propagandistico si sparge nella campagna elettorale per il Parlamento europeo per comprendere quale sia il reale valore politico di questa competizione.

Credo che si debba essere molto chiari sul fatto che lo scontro avviene tra forze progressiste di sinistra e quelle conservatrice della destra. Sembrerebbe un’affermazione assodata che descrive noti schieramenti, ma in realtà siamo in presenza di uno scontro fra involuzione volta a smontare lo stato di diritto e i valori della Costituzione e un futuro di progresso e di diritti che mira a salvaguardare le migliori condizioni economiche e dei diritti sociali.

Penso che oggi sia più che mai necessario riconsiderare il nuovo capitalismo che rimane l’asse centrale del processo di globalizzazione e non si fa scrupolo di ricorrere a sistemi oppressivi e speculativi tanto da produrre povertà e disuguaglianze e soprattutto provocare guerre.

Il capitalismo internazionale sfugge alle regole democratiche e impone una rapace economia di profitti e di sfruttamento. Ha saputo trasformarsi ulteriormente e divenire finanziario e digitale, ed essere sempre più capace di inglobare l’intero mondo.

Il grande capitalismo europeo, condizionando le scelte politiche degli Stati membri dell’UE e dello stesso parlamento europeo è proteso a ricavare il maggior vantaggio possibile. Il suo obiettivo è quello di realizzare la massima concentrazione dei capitali in sempre meno mani.

Questa tendenza produce conflitti a livello internazionale tra i poteri finanziari (vedi vicenda Stellantis) e in molti casi finisce per provocare guerre e conflitti. E’ in atto in definitiva un’assoluta affermazione del capitalismo più spietato che si traduce oltre a quanto detto in una lotta contro i lavoratori.

Sono evidenti tali condizioni in Italia dove il nuovo capitalismo ha imposto le sue scelte strategiche rivolte al massimo profitto a danno dei lavoratori con la perdita dei diritti, della sicurezza sul lavoro, del potere d’acquisto e del blocco dei salari che sono sotto della media e che hanno perso il 10% del loro potere d’acquisto.

E siamo agli ultimi posti tra i paesi avanzati per quanto riguarda l’istruzione e la ricerca.

Cosa dire di una sanità sempre più abbandonata per favorire il “capitalismo sanitario privato” che produce discriminazioni e disuguaglianze.

I tagli allo stato sociale, le politiche di austerità, la crescita della povertà e della precarietà sono conseguenze di scelte dettate da un capitalismo che persegue sempre più politiche liberiste che devono essere denunciate e combattute ora e in queste elezioni europee per riaffermare diritti e giustizia sociale.

L’invisibile dirigismo centralistico del capitale, che interviene secondo le esigenze di un mercato non più circoscritto a porzioni di territorio, ma su tutta l’area del mondo, cambia le regole del rapporto di lavoro e mette le garanzie occupazionali in stato di sofferenza.

L’Italia è il paese che in assenza di una seria politica industriale subisce più di ogni altro paese europeo la logica del capitale-profitto, il trasferimento di imprese spesso in aree non europee dove minori sono i costi e sono garantiti ampi profitti.

Si aprono contraddizioni profonde che pongono in evidenza l’affermarsi di un modello uniformemente individualista e di mercato. I mutamenti sono ingenti e ancora non del tutto esplorati.

La complessità di questo fenomeno pone l’urgenza di misurarsi con la comprensione degli effetti che esso produce sul piano sociale, economico e culturale e di impegnarsi per contenere il forte impatto che rischia di mettere in crisi il sistema dei rapporti tra i paesi.

Sono sfide che i governi e le forze sindacali dovranno affrontare con nuovi e diversi parametri di intervento, in grado di promuovere una politica economica, la quale tuteli i lavoratori nella loro dignità e nei loro diritti e assegni all’impresa un ruolo sociale volto a garantire lavoro e progresso.

È evidente che l’inflazione impatta sui lavoratori che rischiano di trovarsi in condizioni di ancora maggiore difficoltà di quanto già non lo siano a causa anche della riduzione dei loro salari.

E’ evidente che l’inflazione impatta anche sui lavoratori che poveri non sono, ma che rischiano di diventarlo a causa della riduzione dei loro salari.

Questo è il terreno su cui si disputa la vera competizione europea. Si deve prendere atto della portata del problema in quanto si assiste a una feroce e violenta oppressione capitalistica contro le lavoratrici e i lavoratori, la quale vuole impedire che essi rivendichino i propri diritti e cancellare le conquiste sociali che si sono ottenute nel secolo precedente.

In Italia il governo Meloni – ma in questa sua logica si muovono altri governi europei di diversa matrice politica – ha favorito le forze egemoni del mondo economico, finanziario e imprenditoriale, i “padroni” della vecchia classificazione dell’’800 e del ‘900, ad avere campo libero.

In Germania si sono avute lotte durissime per ottenere un adeguamento salariale all’inflazione e in Francia per contrastare la riforma delle pensioni. La stessa Inghilterra ha vissuto una stagione di lotte sindacali per le rivendicazioni salariali.

Nel territorio dell’UE, come in tutto il resto del mondo, il moderno capitalismo tende a non perdere il proprio dominio e a favorire i propri interessi rivolti soprattutto a ottenere il massimo profitto con il minimo costo.

Povertà e paure. Ricchezza e povertà ©secondowelfare.it
Povertà e paure. Ricchezza e povertà ©secondowelfare.it

Le forze finanziarie e speculative e le grandi concentrazioni del capitale imprenditoriale sono impegnate a sostenere quelle compagini politiche disponibili a favorire la loro libertà di azione il loro dominio o quanto meno il loro ruolo negli equilibri tra le potenze mondiali, in particolare USA, Cina, Russia.

Esse confidano pertanto in una UE in cui prevalga un orientamento liberticida e di impronta nazionalista.

Ci troviamo perciò di fronte ad un fenomeno che va contrastato e che richiede un grande impegno da parte delle forze progressiste, democratiche e della sinistra a costruire condizioni per la difesa dei diritti di tutti.

Una dimostrazione che queste elezioni europee rappresentano un avvenimento eccezionale che non ha nulla a che fare con quanto nel passato è stata l’UE. I nuovi fatti esigono una politica lungimirante, che tenga conto dei gravi pericoli che incombono sul sistema democratico, del rischio di autoritarismi che minino le fondamenta delle costituzioni di tutti i paesi europei.

Il manifesto del PSE, approvato al suo congresso del 2 marzo 2024, costituisce un progetto valido per sconfiggere lo sfruttamento e le disuguaglianze prodotte da un capitalismo liberticida venato di corporativismo e nazionalpopulismo e, soprattutto, prospettare un’alternativa democratica.

La futura Europa, si legge nel Manifesto, “dovrà basarsi sul diritto al lavoro di qualità̀ e alla giusta retribuzione, garantendo i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, rafforzando la contrattazione collettiva, la democrazia sul lavoro e sostenendo quelli autonomi”.

Un’Europa per un nuovo patto verde e sociale per una transizione giusta, attraverso energia pulita, sicura ed “economicamente accessibile” e per una democrazia forte, dove lo Stato di diritto viene rispettato e difeso.

Si prospetta una “idea” di grande valore universale che ha come fondamento la pari dignità di tutte le persone e la garanzia di una vita decorosa e di benessere in una cornice di cooperazione e di pace.

Una nuova cultura riformista democratica forte di una sua credibilità per sconfiggere e impedire le spinte sovraniste, populiste, xenofobe e demagogiche.

Condizione indispensabile per affrontare una competizione che si preannuncia molto aspra tra la Sinistra e la Destra, uno scontro tra le forze progressiste e quelle conservatrici, tra una cultura europeista e quella nazionalista.

Tale è la dimensione della sfida aperta e decisiva in questa competizione elettorale per il futuro democratico dei 359 milioni di cittadini dell’Unione Europea.

E non ci sono vie di mezzo né compromessi.

 ©Ermisio Mazzocchi

5 maggio 2024


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Ermisio Mazzocchi

ByErmisio Mazzocchi

Ermisio Mazzocchi: nato a Vetralla (VT) il 7 agosto 1946. E' laureato in Filosofia presso l'Università di Roma "La Sapienza". Nel 1972 è dirigente nel PCI nella Federazione di Frosinone. Dal 1985 assume l'incarico di Presidente della Confederazione italiana coltivatori (oggi CIA) che lascerà nel 1990 per ricoprire incarichi politici nel Comitato regionale del PCI e in seguito PDS del Lazio. Si è occupato di agricoltura e dei suoi prodotti come Presidente della Consulta regionale e nell'ambito dell'ARSIAL. Nel 2004 tiene su incarico dell'Università di Cassino un corso sul tema "Storia della bonifica pontina". Nel 2003 pubblica il suo primo libro sulla storia dei partiti cui segue il secondo nel 2011 sullo stesso tema. Il suo impegno politico è nel PD. Studia avvenimenti storici ed economici.

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