Menti confuse e sbrindellate

Mattarella e la Sindaca di Brescia 50° strage di Piazza della Loggia foto del QuirinaleMattarella e la Sindaca di Brescia 50° strage di Piazza della Loggia foto del Quirinale

Non fare i funamboli sulle parole della Meloni


di Aldo Pirone

Menti confuse e sbrindellate
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Piazza della Loggia depone una corona di fiori alla stele dei caduti della strage di Brescia
(foto di Francesco Ammendola – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

MENTI Come ho ripetuto più volte penso che la debolezza della Meloni consista nella questione sociale e le forze democratiche e di sinistra seppur sbrindellate è su questo tasto che debbono continuare a battere con continuità e determinazione.

Giorgia Meloni, in questo campo, deve raccontare, usando toni trionfalistici, fandonie e una realtà dell’Italia che non esiste e, soprattutto, fa a cazzotti con la vita vissuta quotidianamente da una porzione grande di lavoratori, pensionati, ceto medio impoverito, povera gente.

Come testimoniato ieri dalle considerazioni finali del neo governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta.

Giovedì scorso tutti l’aspettavano al varco della commemorazione dell’ultimo discorso parlamentare di Giacomo Matteotti che gli costò la pelle.

Gli aiutini

I soliti noti in vena da sempre di aiutini hanno commentato la sua dichiarazione dopo l’evento come una svolta epocale che avrebbe chiuso i suoi conti, rimasti apertissimi, con il fascismo. E solo perché ha detto che Matteotti fu ucciso dai fascisti aggiungendo pro domo sua considerazioni sulla libertà di parola.

Tralascio le amenità senili di Luciano Violante che, a quanto pare, non ha ancora superato il trauma di aver fatto il Presidente della Camera quasi trent’anni fa; se l’è presa con Lenin e lodato il missino Pinuccio Tatarella.

La cosa sorprendente, ma neanche tanto, è la dichiarazione della Serracchiani. “Finalmente – ha detto – parole chiare” da parte della Meloni.

La Schlein è stata molto più prudente non si è sbracciata così tanto ma anche lei avrebbe dovuto svelare le mascherature neo fasciste della Meloni e la sua continuità con il neofascismo vecchio e più recente.

La continuità

Una continuità testimoniata, se ancora ce ne fosse bisogno, il giorno dopo dalla premier medesima che ha difeso il simbolo della “fiamma tricolore” perché, ha detto, testimonia la continuità della destra neo fascista.

Una destra neo e post fascista che “democratica” non fu mai perché dal suo seno almirantiano scaturì la manovalanza per le trame e le stragi volte a travolgere la democrazia repubblicana e antifascista senza contare l’azione politica volta in tutti i modi ad esaltare le dittature fasciste e autoritarie ancora presenti in giro per l’Europa e nel mondo.

Per cui non è, come ha detto la Meloni più volte, che il Msi “si impegnò a traghettare milioni di italiani nella nuova repubblica parlamentare, dando forma alla destra democratica“, perché il traghettamento fu solo quello di portare gli eredi della Rsi e del fascismo con tutte le loro pulsioni autoritarie e violente dentro il gioco parlamentare in attesa dell’ora della rivincita concessagli gentilmente dalle dabbenaggini della sinistra, dei progressisti e dei liberali à la carte.

Quando ci sono anniversari che mettono alla gogna il fascismo, Giorgia Meloni, se non può proprio evitarli come ha fatto col cinquantesimo anniversario della strage di Brescia lasciando solo il Presidente Mattarella a commemorarla, assume la postura di quella che fa una semplice constatazione dei fatti guardandosi bene dal condannare in toto il regime e il movimento fascista che li provocarono.

La novità che non c’è

Con il quale lei non c’entrerebbe niente solo per un fatto anagrafico. Così è stato, sostanzialmente, anche il 25 aprile. Pure il cronista politico de “il manifesto”, l’ottimo Andrea Carugati, dovrebbe accorgersene non scrivendo nella sua cronaca politica della giornata del 30 maggio di “Una novità, per la premier, il riferimento esplicito al fascismo”, poiché quel riferimento descrittivo lo aveva fatto anche il 16 ottobre dell’anno scorso ricordando il rastrellamento degli ebrei e del Ghetto di Roma.

Allora la Meloni non nascose, e come avrebbe potuto, che quell’ ‘atrocità‘ fu compiuta dai “nazisti, con la complicità fascista”.

Ma la Meloni si è sempre ben guardata dal definire il fascismo “male assoluto” come fece Fini o riconoscere soltanto, come fu scritto nelle Tesi congressuali da Alleanza Nazionale a Fiuggi nel 1995, che “È giusto chiedere alla destra italiana di affermare senza reticenza che l’antifascismo fu un momento storicamente essenziale per il ritorno dei valori democratici che il fascismo aveva conculcato”.

È inutile sperare che lo dica e ancor più inutile, per non dire di peggio, accreditarla di averlo detto facendo i funamboli sulle sue parole.


Mattarella a Brscia per il 50° della strage di Piazza della Loggia – Video

Aldo Pirone

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Aldo Pirone. Giornalista. Vive a Roma. Redattore di Malacoda


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