Storia. Badia di Ceccano e 2ª guerra mondiale

Badia. Ceccano ©Pietro AlvitiBadia. Ceccano ©Pietro Alviti

L’aiuto delle campane per la libertà e la salvezza


di Maurizio Cerroni

Storia. Badia di Ceccano e 2ª guerra mondiale. Disegno di Karl Wolf 1944
Storia. Badia di Ceccano e 2ª guerra mondiale. Disegno di Karl Wolf 1944

STORIA In una pubblicazione dei Padri Passionisti di S. Maria Di Corniano dal titolo “Due secoli di glorie nella Badia di Ceccano (1748-1948)”, edita in occasione dei solenni festeggiamenti per il secondo centenario della Badia di Ceccano, si legge:

“Cittadini il 14 gennaio 1948 segna una data memorabile per noi Ceccanesi. Precisamente 200 anni or sono veniva nella nostra Città il Grande Apostolo del Crocifisso San Paolo della Croce alla testa di un piccolo drappello di Religiosi che lasciava alla Vetusta Badia dopo averne preso possesso per la sua Congregazione… Ceccanesi! Accorrete tutti e non smentite la pietà dei vostri antenati che tanto amarono San Paolo e i suoi Figli! Firmato il comitato dei  festeggiamenti”.

Questa pubblicazione del 1948, curata dal P. Gioacchino, la ritengo molto interessante, sia per quanto concerne i festeggiamenti dei 200 anni della venuta a Ceccano di San Paolo della Croce che per le tante notizie storiche messe in luce della “Nostra” storia locale.

Infatti, è un testo importante per le notizie riportate in merito a quelle che allora erano ferite fresche inferte dalle violenze e dalla distruzione provocate dalla seconda guerra mondiale sul nostro territorio appena qualche anno prima, così come per le informazioni sulla resistenza verso l’invasione tedesca.

Il rapporto con la montagna, Monte Siserno, e la Città di Ceccano

Questa area è segnata da sentieri naturali, oltre che da un  antico percorso che taglia a metà la montagna che va da Giuliano di Roma a Castro dei Volsci ovvero “la pedemontana” (detta anche la strada della Regina, forse in ricordo della figura mitologica dell’eroina femminile della Regina Volsca, Camilla) con presenza di sorgenti, resti di archeologia romana, alberi di corbezzolo, lecci, querce, castagni, corniolo.

Ed è pure presente una importante cavità carsica – la grotta dell’Arcaro – sito di interesse Nazionale per la speleologia.

Qui, sotto le falde del Siserno, già le genti e i pastori nel lontano XIV secolo veneravano in una Chiesa Benedettina rurale la Madonna di Corniano che, secondo la leggenda religiosa, era apparsa a un pastore seduta su un albero di Corniolo (tipico arbusto dei Lepini con bacche rosse).

Ancora oggi è possibile vedere l’immagine di Maria S. S. di Corniano all’interno della Chiesa della Badia. Il cosiddetto monastero di S. Maria di Corniano, solito essere governato dai Monaci Benedettini Cassinesi, si ritrova citato in un antico inventario del secolo XIV relativo alla chiesa e beni di S. M. Corniano  inerente l’elenco dei beni, proprietà e delle chiese: di San Pietro entro le mura in Ceccano, di San Erasmo dove si dice in località “lu monte“ di San Martino ivi stesso di San Marcello, di San Marco detta zona “Fragella” meglio conosciuta (località le Cocce) e di San Giorgio in “Casa Marciana”.

Questo documento avvalora la presenza Benedettina sul nostro territorio. 

Chiesa di San Pietro a Ceccano distrutta dai bombardamenti alleati.

Mi voglio soffermare su alcune notizie che ritengo utili sulle vicende della seconda guerra mondiale.

Intanto può aiutare il ricordo di Angelino Loffredi che scrive:

“Negli stessi giorni i partigiani raggiungono un accordo con Padre Germano, guardiano del convento dei Padri Passionisti, il quale, anche egli convinto da una certa passione patriottica, si mette a disposizione per suonare da otto a dodici rintocchi di campane in caso di arrivo delle truppe tedesche.”

 Una banda di persone, tra cui c’erano molti giovani, capeggiata da Romolo Battista e Giuseppe Ambrosi, con loro c’erano Antonio Fratangeli, Domenico Ardovini, Carlini Giotto, Agostino Piroli. Gli altri membri del Comitato di salute pubblica erano Lorenzo Angelini, Mario Reali, Nicola Moscardelli, Renato Pennino.

Il C. L. N.

Nel racconto “Badia nella tormenta” si legge che si era costruito a Ceccano in segreto il C. L. N. In zona c’erano una cinquantina di guerriglieri, la gran parte giovani, impegnati a creare contrasto ai movimenti tattici logistici delle truppe degli invasori tedeschi.

Il pomeriggio di domenica 30 novembre 1943, perlustrando la contrada Cardegna, alcuni partigiani si erano scontrati con due soldati tedeschi – che erano stati attaccati, disarmati e rimandati al loro campo base presso “Le Cocce” con un biglietto di sfida attaccato alle spalle che recitava così: “se il comando tedesco voleva fare rappresaglia all’affronto la banda di ‘Fra’ Diavolo’ li attendeva alla Badia”.

Per i partigiani la Badia voleva intendersi la zona della Badia col monte Siserno. Questo biglietto provocatorio aveva mandato su tutte le furie il comando di occupazione tedesco che aveva inviato circa 200 soldati alla caccia dei partigiani.

Invece di dirigersi verso la montagna, però, i soldati si diressero verso il Convento dei Passionisti, dove ci fu un vero assalto con la mitragliatrice, facendo saltare porte e finestre. Nessun partigiano fu trovato all’interno del Convento, e la caccia durò altri sette giorni su per i Lepini. 

Sicuramente, la banda partigiana capeggiata da Romolo Battista, passando nella gola della Palombara a Giuliano di Roma, arriverà a  Carpineto Romano. Il gruppo oltre al Battista era formato dai seguenti partigiani: Battista Gildo, Cipriani Francesco, Di Stefano Giovanni, Masi Giulio, Piroli Mario, Domenico Tanzini.

I tedeschi distrussero le capanne sul monte Siserno,  dove dimoravono i partigiani Ceccanesi, e sequestrarono materiale di combattimento. Però, “la lunga giornata per la fortuna di molti si concluse con molto panico, ma senza vittime.” 

In quel periodo le campane del convento suonavano per solidarietà verso i partigiani, mentre le porte erano aperte a tanti sfollati, assicurando attività ospedaliera di pronto soccorso e assistenza a famiglie borghesi come i figli del popolo. I residenti del centro urbano furono messi in fuga la mattina del 3 Novembre 1943 dai bombardamenti aerei da parte degli alleati sul nostro centro storico (che colpirono la zona del Piscirello, radendo al suolo la Chiesa di San Pietro).

Ci furono numerosi morti e centinaia di feriti. Sempre in questo luogo, presso “La Badia”,  molte donne in fuga dalle violenze fisiche, nel terribile mese di maggio del 1944, qui trovano rifugio e protezione.

Le campane per la libertà e la salvezza

Le campane suonavano per la libertà ! Ancora, ricorda Gioacchino Giammaria:

“Quando i Monti Lepini, divennero un’area strategica per la vicinanza ai due fronti: la linea Gustav e Anzio/Nettuno. Un periodo funesto, con continui bombardamenti sul territorio, che costò la vita a tanti concittadini. La Resistenza sui Lepini fu essenzialmente una guerra di retroguardia, caratterizzata da violenza, contraddizioni e orrori, ma anche da azioni di grande coraggio da parte dei partigiani”.

Sono state oggetto di ricerche e pubblicazioni la resistenza presente sui monti Lepini (Ceccano, Patrica, Colli  Albano, Gorga, Sezze, Priverno, Carpineto, Maenza, Segni la banda più attiva opera nel Comune di Paliano) e quella tra i due fronti di guerra segnati dalle due strade millenarie, la Via Latina e la via Appia.

Voglio mettere ora in rilievo questo episodio, di cui  scrive Pier Giacomo Sottoriva:

“Fra Sezze e Sermoneta venne avviata un’attività volta soprattutto alla raccolta di armi (testimonianza del Sindaco Comunista di Sezze Alessandro Di Trapano) , che venivano nascoste sotto un caminetto rustico in una capanna eretta in un piccolo uliveto sul monte Semprevisa; al sabotaggio di linee telefoniche, all’aiuto a prigionieri sfuggiti ai tedeschi.

Furono anche svolte azioni ai danni di autovetture militari tedesche, con la ‘semina’ di chiodi a tre punte lungo la strada Valvisciolo -Bassiano -Sezze, ma soprattutto al bivio di Priverno, punti che offrivano la possibilità di ritirarsi verso Roccagorga, Maenza e Sezze.

Gli uomini arrivavano la sera, seminavano sulle strade i chiodi costruiti da un ferraio di Sezze, tale Perugini, sulla base delle indicazioni fornite dai gruppi romani. Erano fatti con due tondini di ferro saldati in croce, piegati e limati alle estremità, efficaci mezzi per mettere fuori uso, le vetture tedesche che transitavano nella zona”.

A volte, la tenacia di combattere l’invasore, di resistere,  si serviva di mezzi semplici ma efficaci nel sabotare il nemico tedesco. Le campane suonarono per la Pace! 

Non c’è cosa migliore che guardare le nostre montagne accompagnati da un piccolo brano di una poesia di P. L. Passionista dal titolo “Salve Badia”:


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