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Voto 2024. Un risultato inquietante

Firenze panorama ©liveinup.it

Primo dato elettorale inquietante: l’astensione


di Luigi Mannelli

Voto 2024. Un risultato inquietante votare 350 260
Voto 2024. Un risultato inquietante

VOTO 2024 Il primo dato elettorale inquietante, in democrazia, è quello dell’astensione dalle urne:  oltre il 50% dei cittadini italiani ha rinunciato al suo diritto di voto e, poi, le schede bianche e nulle quindi, nel caso italiano, un governo espresso dal 15% dei voti reali ? Cui prodest?

Sempre più astensione

Bisognerebbe capire molto di più sulla fiducia dei cittadini in questa classe dirigente italiana e sull’Europa come Istituzione che da idea di cooperazione, democrazia e giustizia è diventata sempre di più una struttura del capitalismo globalizzato; ma forse il problema è squisitamente politico?

Forse sarebbe urgente una profonda riforma democratica e sociale?

Da che parte cominciare? dalla struttura del governo e del parlamento europeo; unificando i vari sistemi fiscali eliminandone i “paradisi”?

Pensare a una coordinata politica economica e industriale, attenta ai temi ambientali, e con un processo di adeguamento di stipendi e salari?

Forse una vera politica di pace e l’uscita dalla Nato? Forse una vera politica dell’accoglienza?

Mi fermo qui.

Far cessare il frastuono elettorale

Ancora calda la giostra dei numeri e la curiosità del toto eletti, ancora qualche giorno, il tempo di esaurire la giostra; così come, sempre a caldo, la valutazione dei risultati a cui dovranno seguire i ragionamenti politici più ponderati.

Occorre quindi un tempo minimo di sedimentazione e il superamento della grancassa della campagna elettorale con le ruggini più o meno recenti; mi riferisco in particolare alle elezione amministrative e, sempre più in particolare, a Firenze.

Per quanto riguarda l’Europa la valutazione porta a considerare, sostanzialmente le solite due ipotesi politicamente opposte, della sinistra e della destra.

Spero che le forze politiche democratiche tengano conto della pericolosità di queste destre europee, tenendo conto dei risultati di Francia e Germania; rischioso il ricorso alle urne in Francia, ugualmente rischioso quello probabile in Germania: quali esiti scaturiranno per il futuro di questi Paesi ?

Certo ancora una volta si conferma la crescita delle destre in tempo di crisi economica e morale.

L’ipotesi di sinistra presuppone un accordo sul ruolo e la funzione dell’Unione Europea : prima di tutto la pace, in Ukraina e nel conflitto israelo-palestinese; non è più possibile un continente prono agli interessi imperialisti di egemonia in un mondo in rapido cambiamento che dovrà ancorarsi alle mutazioni in atto e a nuovi equilibri.

C’è un caposaldo necessario di autonomia e indipendenza, un ruolo politico e una diplomazia che sappiano essere arbitri autorevoli dei conflitti in corso, una funzione coerente con i principi costitutivi, fondanti lo stare insieme.

Per la sinistra s’impone il recupero del concetto basilare di unità politica nelle diversità, a tutti i livelli, non solo sul piano europeo, pure nelle differenze anche profonde: un atto di responsabilità, diverso da quello del secolo scorso; in alternativa alla deriva dei fascismi dei nipotini dei regimi fascisti, di ogni genere, più o meno imbellettati; un calmiere per tutte le tensioni.

Spero che la ragionevolezza prevalga a differenza del “secolo breve” e che tutto questo non sia soltanto un auspicio.

E veniamo alla Toscana al ballottaggio di Firenze.

Repubblica di oggi titola che “la Toscana si riaccende di rosso”, ma di quale tonalità possa essere questo rosso è tutto da vedere; per la Toscana e per Firenze.

Per la sinistra, anche a livello nazionale e locale, s’impone il ruolo di catalizzatore delle migliori intelligenze saldamente connesse in dialogo e confronto con le masse popolari.

Intanto prendiamo questo risultato come viatico, positivo ma provvisorio, per le regionali dell’anno prossimo e per il ballottaggio.

La soluzione è tutta interna al PD per il processo avviato di recupero di una identità chiara e riconoscibile, autorevolezza e credibilità del suo gruppo dirigente.

I temi sociali e ideali sono quelli contemporanei e di sempre : lavoro e un piano industriale, sostegno dei più deboli, salute, cultura e istruzione, ambiente, accoglienza, pubblicizzazione dei servizi … e con quali alleanze sociali e politiche in una società mutata profondamente.

Paradossalmente penso che un “aiuto” possa avvenire proprio dalle schiforme in corso di attuazione di questo governo: premierato, autonomia differenziata, giustizia … a condizione di essere il riferimento dei referendum, a partire da quello della CGIL.

Chiudo con richiamo, non retorico, alla nostra storia nell’anno del centenario di Giacomo Matteotti, l’antifascismo, e del quarantennale della scomparsa di Enrico Berlinguer, i “pensieri lunghi”; ovviamente intesi come patrimonio vivente.

Una domanda di sinistra che attende risposte da troppo tempo.


Il voto in Toscana

Il voto di Firenze

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