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Belle arti. La “Crocifissione di San Pietro”

Caravaggio. martirio di S. Pietro -dettagli ©ArtepiùCaravaggio. martirio di S. Pietro -dettagli ©Artepiù

Perle d’arte nelle chiese di Roma 


di Franco Di Pofi

Premessa 

Belle arti. La "Crocifissione di San Pietro" Caravaggio. Particorare della testa ©Arte svelata
Belle arti. La “Crocifissione di San Pietro” Caravaggio. Particorare della testa ©Arte svelata

BELLE ARTI Vi sono, nella chiesa di Santa Maria del Popolo, due dipinti di Caravaggio: “La Conversione di San Paolo” e “La crocifissione di San Pietro”.

Qualche giorno fa ho pubblicato un articolo nel quale parlavo della chiesa, della “piazza del Popolo ” e del primo dipinto succitato.

Alcuni lettori ( un paio) mi hanno chiesto quando e se avessi intenzione di parlare del secondo. Eccomi! Per chi non avesse letto detto articolo è d’uopo fare un brevissimo sunto. 

L’attuale chiesa, voluta da papa Sisto IV, fu inaugurata nel 1476 . Costui chiamò gli architetti più  valenti a progettarla e i più grandi pittori a decorarla. 

Nelle cappelle laterali troviamo, infatti, dipinti di varie epoche. I due dipinti di cui sopra si trovano in fondo alle cappelle di sinistra, difronte all’osservatore, nella cappella Cerasi.Questo importante  cardinale, l’aveva acquistata nel 1600.

Incaricò Caravaggio che terminò i quadri rapidamente,come era solito fare,( non faceva disegni preparatori)  prima che la cappella fosse ultimata. Come abbiamo visto, avendo le tele nel suo studio,  ebbe modo di vederle più volte e sappiamo che ( non gli erano piaciute?) ne fece altre due.

Per quanto concerne “La Conversione di San Paolo” esiste la prima versione (vista nella foto allegata all’articolo prima citato) di proprietà privata. Abbiamo potuto notare la grande differenza fra le due, mentre non potremo comparare il quadro “Crocifissione di San Pietro”, che è ora nella cappella, con la prima versione andata perduta.

Storie e leggende di San Pietro

Le storie e le leggende di San Pietro sono note, ma ritengo opportuno ricordarle.

Leggiamo nel Vangelo ” Tu sei Pietro e su questa pietra fonderò la mia chiesa…[ … a te darò le chiavi del regno dei cieli…]

Con quelle frasi Gesù consacra Pietro primo tra gli apostoli ( primus inter pares) e il santo sarà, con Paolo, il maggior artefice della diffusione del cristianesimo. 

Si chiamava Simone. Nato in Galilea, passato per pescatore ( in realtà, oggi diremmo un imprenditore ittico) fu chiamato da Gesù presso il lago Tiberiade, in Galilea. 

Chiesa S. Maria del Popolo, interno ©Ministero della cultura 
Chiesa S. Maria del Popolo, interno ©Ministero della cultura 

Dopo che gi apostoli ricevettero lo spirito santo,che diede loro la possibilità di conoscere tutte le lingue, Simon Pietro iniziò un’ instancabile predicazione che lo portò da Cafarnao ad Antiochia e…a Roma.

La città eterna era la capitale dell’impero romano; vi dimoravano genti di ogni razza e religioni provenienti da tutto il mondo.

La predicazione di Pietro durò 25 anni e, sicuramente, pose le basi per una supremazia della chiesa di Roma, affermatasi, poi, con papa Clemente. 25 anni di tolleranza verso il cristianesimo fino al famoso “incendio di Roma”.

Nerone incolpò i cristiani e iniziò una fortissima repressione con migliaia di crocifissioni. Pietro pensò bene di fuggire. La suggestiva leggenda, che i romani de Roma conoscono bene, la troviamo nei vangeli apocrifi. All’incrocio della via Appia con l’Ardeatina Gesù appare a Pietro. “Quo vadis domine” (Dove vai Signore?) E il Cristo “vado a Roma Pietro, a farmi crocifiggere di nuovo”.

L’ anziano apostolo torna a Roma per diventare San Pietro. Sarà crocifisso con la testa in giù perché riteneva di non essere degno di morire come Gesù. In quell’incrocio, nel IX secolo fu costruita una chiesetta, riattata nel XVI, chiamata  chiesa del “Quo Vadis”.

Crocifissione di San Pietro

Spesso, quando mi trovo innanzi a un quadro di Caravaggio o a una scultura di Bernini, faccio galoppare la mia sbrigliata fantasia e mi sento spettatore della scena.

È tale il realismo di questo drammatico avvenimento che m’immagino passante nel circo di Nerone (Pietro fu lì crocifisso e sepolto  dove oggi posa la Basilica di San Pietro) e mi soffermo a guardare, come faceva il popolo che andava ad assistere allo spettacolo che dava Nerone: crocifissione e bruciatura dei corpi. 

Caravaggio Martirio di San Pietro ©Wkipedia
Caravaggio Martirio di San Pietro ©Wkipedia

È ormai notte! La luce di fuoco che viene dall’alto, evidenzia i corpi dei protagonisti di uno spettacolo teatrale. Illumina completamente il corpo di Pietro e la croce che sono i protagonisti, sfiora i figuranti. 

Il santo è stato inchiodato e lo stanno issando sulla croce a testa in giù. Il suo corpo, ancora vigoroso è segnato dall’età, il suo sguardo sembra volto al cielo e la bocca aperta ci fa pensare che dica qualcosa rivolta a Cristo.

Gli esecutori, come ebbe a dire lo stimato critico dell’arte Longhi, non hanno nulla dello stereotipo dell’aguzzino; sono degli umili operai che guadagnano il pane, eseguendo un qualsiasi lavoro. Sono particolarmente concentrati ; la crocifissione di Pietro è diversa dalle solite.

Tutti e tre nello sforzo di sollevare la pesante croce. L’uomo carponi spinge con la spalla; il moro con le braccia; il terzo si aiuta con la corda. La scena appare movimentata; i gesti coordinati a facilitare il compito del sollevamento della croce.

 Il realismo di Caravaggio è impressionante.

È San Pietro, ma non ha nulla di un santo nemmeno una leggera aureola come a volte l’artista ha dipinto. È uno delle centinaia di cristiani crocifissi. È un vecchio! Pochi capelli arricciati, la barba bianca, rughe sulla fronte, sulle guance, sul naso, la pelle flaccida sul torace e sotto le braccia e le ginocchia gonfie di artrosi. Il ritratto dei tre uomini mostra la povertà dei lavoratori dell’epoca.

Abiti modesti pur nei bei colori cari a Caravaggio; quello inginocchiato non ha nemmeno le scarpe e i piedi sono sporchi. È la pittura per cui l’artista è famoso. (I piedi sporchi li troviamo nel pellegrino del dipinto “La Madonna di Loreto”)

Spesso queste tele venivano rifiutate; erano ritenute indegne di essere in una chiesa. Per fortuna, più di una volta, ci ripensavano. Il gioco di luci e ombre mette in risalto i particolari, così accurati da rasentare la pignoleria. Le rughe sulla fronte del moro, le pieghe del panneggio, la schiena scoperta dal laccio tirato dall’uomo di spalle.

Dallo scavo eseguito per la buca, il sasso grande, i piccoli, la terra smossa. La veste, gettata a terra,  è quella tolta a Pietro. Vere le venature della croce. Infine le dita strette, in parte rattrappite, forate dal chiodo.

L’ emozione che dà questo dipinto si può avere, solo, vedendolo e osservandolo nella cappella. 


Caravaggio

Franco Di Pofi
Franco di Pofi

Nato a Ceccano il 16 maggio 1943, residente a Roma dal 1968. Sposato, due figli e cinque nipoti. Diploma di geometra conseguito presso l’istituto tecnico “Leonardo da Vinci” di Frosinone. Frequenta la facoltà di sociologia negli anni ’70 e facoltà di lettere ad indirizzo storico artistico negli anni ’90. Conosce francese e inglese, cominciato a studiare quando avevo già 50 anni. Funzionario Regione Lazio in pensione. Attivista politico nel P.S.D.I. dal 1963. Membro esecutivo provinciale giovanile (Frosinone). A Roma nel dicembre 1968 continua l’attività politica. Membro esecutivo provinciale, membro comitato centrale. Incarichi di governo: consigliere VIII circoscrizione, vicepresidente ospedale S.Eugenio, consigliere casa di riposo s. Francesca Romana. Interessi: storia dell’arte, letteratura, musica classica e operistica, teatro, cinema. Sport praticati: calcio, karate, sci. Ancora attivo nel tennis. Fanco Di Pofi su UNOeTRE.it


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Franco Di Pofi

ByFranco Di Pofi

Nato a Ceccano il 16 maggio 1943, residente a Roma dal 1968. Sposato, due figli e cinque nipoti. Diploma di geometra conseguito presso l'istituto tecnico "Leonardo da Vinci" di Frosinone. Frequenta la facoltà di sociologia negli anni '70 e facoltà di lettere ad indirizzo storico artistico negli anni '90. Conosce francese e inglese, cominciato a studiare quando avevo già 50 anni. Funzionario Regione Lazio in pensione. Attivista politico nel P.S.D.I. dal 1963. Membro esecutivo provinciale giovanile (Frosinone). A Roma nel dicembre 1968 continua l'attività politica. Membro esecutivo provinciale, membro comitato centrale. Incarichi di governo: consigliere VIII circoscrizione, vicepresidente ospedale S.Eugenio, consigliere casa di riposo s. Francesca Romana. Interessi: storia dell'arte, letteratura, musica classica e operistica, teatro, cinema. Sport praticati: calcio, karate, sci. Ancora attivo nel tennis.

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