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Il virus mutante del fascismo

Giovani vecchi Vecchi vecchi ©ilfattoquotidianoGiovani vecchi Vecchi vecchi ©ilfattoquotidiano

Le linee di ieri e di oggi in Italia


di Aldo Pirone

Il virus mutante del fascismo ©Domani
Il virus mutante del fascismo ©Domani

VIRUS Il “virus” fascistico è mutante dice il prof. Luciano Canfora, non si ripresenta mai sotto le stesse vesti.

Non ho la pretesa di farne un’analisi dettagliata mettendo in rilievo le differenze delle vesti di ieri con quelle di oggi. Ci vorrebbe qualcosa di simile alle “Lezioni sul fascismo” di Togliatti per trattare a fondo le caratteristiche attuali del post fascismo meloniano.

Alcune caratteristiche

Tuttavia vediamone alcune per grandissime linee. Quelle di ieri e di oggi in Italia che fu la prima nazione europea a inventarlo, sperimentarlo e a farsi travolgere da quel “virus” malefico.

La violenza delle squadracce fasciste era il materiale messo a disposizione dalla Grande guerra o Prima guerra mondiale.

Cominciò con l’arditismo nazionalistico per poi essere assorbito in pochi mesi dal fascismo ancora Movimento. La violenza antiproletaria e anti popolare maneggiata da Mussolini, simboleggiata dall’assassinio di Giacomo Matteotti, fu una componente non secondaria del fascismo.

Ma questa non sarebbe bastata senza l’intervento finanziatore della classe proprietaria prima agraria e poi industriale in un mondo fordista non ancora giunto ai livelli attuali di digitalizzazione, globalizzazione e interdipendenza, oltre alle complicità del re e di strati sostanziosi della classe dirigente monarchica e conservatrice.

Il nazionalismo xenofobo, inteso come rifugio dei mascalzoni, allora era molto legato ai miti della “Vittoria mutilata” ed era anti sloveno e anti croato. Bisogna inoltre considerare gli errori degli oppositori al fascismo, sia quelli della sinistra allora socialista e comunista sia quelli dei popolari e dei liberali.

In fase di conquista del potere Mussolini fu politicamente superiore ai suoi oppositori.

Destabilizzazione e svuotamento della democazia costituzionale

Oggi il post fascismo si è impadronito degli effetti perversi della globalizzazione che in Occidente hanno destabilizzato il ceto medio e in Italia anche quello operaio svuotando sempre più, da Berlusconi in poi, la democrazia costituzionale.

Destabilizzazione e svuotamento di cui la sinistra istituzionale non si è accorta e qualche volta collaborato attivamente perché in preda ai fumi della subalternità a lorsignori.

Per cui il consenso è diventato oggi per i post fascisti il fondamento della loro azione politica volta con accortezza a destabilizzare la democrazia costituzionale e partecipativa sostituendola con un “nuovo inizio”, quello loro, di democratura illiberale possibile negli attuali condizioni storiche e politiche.

Il loro traguardo strategico è l’equiparazione fra fascismo e antifascismo sul piano storico favorito prima da una sinistra evanescente sul piano sociale e ora da tanti minus habens liberali à la carte e dalla comprensione di lorsignori.

Il fondaccio storico e culturale italiano cui i post fascisti si rifanno è quello di sempre: il “guicciardinismo” del proprio “particulare” avvolto nel trasformismo, quello che nei Viceré di De Roberto fa dire a Giacomo Uzeda di Francalanza, all’indomani dell’unione del sud al Regno d’Italia grazie ai “Mille” di Garibaldi, “e ora che l’Italia è finita facciamoci gli affari nostri”.

Il ruolo del capitale

Qual è in questo quadro l’intervento protettivo del grande capitale attuale?

Qui la situazione è più frastagliata e meno compatta di quella degli anni ’20 anche perché la Rivoluzione socialista di Lenin e l’occupazione delle fabbriche in Italia e le invocazioni della dittatura del proletariato del Psi dominato dai massimalisti avevano messo parecchio paura ad agrari e industriali.

L’azione eversiva dei fascisti di Mussolini fu considerata da costoro come una controrivoluzione preventiva. Inoltre c’è da considerare che tutto è cambiato sul piano economico internazionale non solo rispetto agli anni venti del novecento ma anche soltanto al fordismo ancora dominante dopo la vittoria su nazifascismo nella Seconda guerra mondiale.

Meloni urla ©openDemocracy
Meloni urla ©openDemocracy

Oggi a dominare la scena economica mondiale sono le grandi multinazionali che non hanno patria, è la finanza speculativa che spostano in un secondo, grazie alle nuove tecnologie della comunicazione, i loro investimenti speculativi da una parte all’altra del globo.

Questi soggetti sono stati i veri motori della globalizzazione che ora, dopo il Covid, sta subendo una pausa nella sua espansione anche culturale e sovrastrutturale. Sta di fatto che in Occidente hanno fatto la parte di una sorta di apprendisti stregoni risvegliando il “virus” fascistico del nazionalismo un po’ dappertutto.

Le protezioni corporative

Tuttavia in Italia l’azione del “virus” fascistico si nutre sul piano sociale della tradizionale protezione corporativa di alcune porzioni di ceto medio e non disdegna l’appoggio di settori di lorsignori campioni della comunicazione come Mediaset in Italia e Bollorè in Francia o il contraddittorio magnate internazionale, il sudafricano Elon Musk.

L’azione della Meloni si è rapidamente emancipata dalle sparate anti elitarie, anticasta e antiborghesi degli anni dell’opposizione per farsi docile strumento di lorsignori che hanno apprezzato, dimenticando rapidamente tutto il resto, il suo atteggiamento economico “responsabile” soprattutto sui conti pubblici e la postura iper atlantista.

Le giravolte della Meloni assomigliano assai, mutatis mutandis, a quelle mussoliniane passato rapidamente dal sovversivismo anticlericale e antiborghese del programma sansepolcrista del marzo del 1919 al nazionalismo monarchico e al confessionalismo cattolico.

Al re fellone disse, in occasione dell’incarico a formare il governo dopo la resistibile “marcia su Roma”, che gli portava l’Italia di “Vittorio Veneto”

E la violenza?

La violenza aperta e sistematica è messa da parte dai post fascisti, per ora non ne hanno bisogno e sarebbe antistorica, ma cova sotto la cenere.

Come dimostrano singoli e innumerevoli episodi in giro per l’Italia. La loro azione politica è dedita più a smantellare dall’interno certi diritti come quello all’interruzione di gravidanza, a fare dei migranti una cartina al tornasole di decreti basati sulla xenofobia, a limitare l’informazione scomoda, ad attaccare l’indipendenza della Magistratura a creare un clima di odio e di repulsione verso chiunque, soprattutto madri single, omosessuali, coppie arcobaleno, giornalisti, magistrati ecc., non sia ligio alle loro idee xenofobe, sanfediste, nazionaliste.

Le leve di governo le usano per questo, limitare i diritti sociali e civili, cominciando ad interpretarli in modo sempre più restrittivo in attesa di creare le condizioni per abolirli del tutto.

In generale perseguono l’obiettivo, con un certo successo finora, di indicare al popolo profondo che le cause delle sue sofferenze e insoddisfazioni sono gli immigrati, le élite, il multiculturalismo in genere non le diseguaglianze sociali e civili provocate dalle politiche economiche neoliberiste cui Giorgia Meloni soggiace volentieri.

L’altro ingrediente è il vittimismo spacciato da underdog mescolato alla violenza verbale – una mistura tipica della vigliaccheria fascista – di chi si sente finalmente arrivato là (il potere di governo), dove non avrebbe mai immaginato di essere.

I manganelli per ora li hanno messi da parte, ma sempre pronti a brandirli o a farli brandire dalla polizia come a Firenze contro i giovanissimi studenti medi e liceali minorenni.

Nel frattempo si limitano a insegnare ai loro giovani i riti del fascismo intrisi di cultura razzistica e violenta come ha dimostrato l’inchiesta di Fanpage su Gioventù nazionale su cui Giorgia Meloni continua a tacere come usa fare quando il tema è per lei imbarazzante e non vuole prendere, perché non può, le distanze dal mondo dal quale lei stessa proviene.


Luciano Canfora

Aldo Pirone

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Aldo Pirone. Giornalista. Vive a Roma. Redattore di Malacoda


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