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Riflettere su tre o quattro cose

ANPI 25 aprile '24 a MIlanoANPI 25 aprile '24 a MIlano

Invito agli iscritti ANPI per riflettere sul voto*


di ANPI – Comitato provinciale di Frosinone

Riflettere su tre o quattro cose Bandiera e logo Anpi
Riflettere su tre o quattro cose

RIFLETTERE Cari tutti e tutte,

I risultati delle elezioni politiche nazionali di Regno Unito e Francia presentano ancora una volta alcuni caratteri della realtà che dovrebbero indurre qualche riflessione, possibilmente ragionata.

Sette spunti

1. Le destre, anche quelle più feroci, sono una realtà; ma non sono maggioritarie, contrariamente a quanto ventilano gli scoop scandalistici di giornali prezzolati e talk-show da fumetto.

Lo diventano quando manca un’alternativa, cosa che determina l’astensione proprio delle maggioranze (politiche e civili, ma soprattutto sociali). Alternativa di programma economico, non di candidati.

2. La sinistra (per brevità) italiana non può continuare a sperare che altri soggetti le tolgano le castagne dal fuoco: la magistratura, il sindacato, i Francesi, la società civile, perfino gli Americani.

Il PD comprenda che essere di sinistra non vuol dire essere à la page, tutti gli altri escano dalle riserve indiane e comincino a porre la questione del potere invece dei sofismi lessicali. 

3. L’alternativa (VDS punto 1.) non sta nel “battere quegli altri”, siano pure le esecrabilissime “destre”.

Intanto andrebbe precisato il termine, le destre non sono tutte uguali e non rappresentano tutte gli stessi interessi e gli stessi ceti. E nemmeno lo stesso livello di connessione con le malavite, ad esempio.

Comunque, “battere le destre” solo per sostituirle al potere non convince, tant’è che gli elettori che attendono un’alternativa non vanno nemmeno ai seggi.

Quando invece l’alternativa esiste, non è un balbettio confuso sui generici “diritti civili” avulso da qualsiasi analisi dei rapporti sociali ma aggredisce direttamente le patologie del liberismo che domina ed egemonizza la società, gli elettori votano e votano bene.

La qualità dell’iniziativa politica

4. L’approssimazione dilettantistica con cui le curie dirigenti, spesso autoproclamatesi attraverso meccanismi di acquisizione del consenso fondati sulla pubblicità più che sulla consapevolezza, credono di poter affrontare i problemi seri e complessi che la transizione economica pone all’ordine del giorno, può suscitare tenerezza ma comunque produce disastri.

La crescente disaffezione non riguarda “la politica” ma le forme personalistiche che essa assume, dotandosi di sistemi elettorali sempre più escludenti e centralisti.

Il risultato è una competizione elettorale che non sfiora le contraddizioni di un sistema, ma propone i soggetti in gara come semplici gestori dell’andazzo, ciascuno ovviamente più dotato e capace dell’altro, a loro dire.

5. I sondaggi sono meno credibili di un venditore di tappeti, tuttavia fino al momento degli exit-poll sono venerati più del Verbo incarnato.

Sarebbe ora di lasciarli al piacere ludico degli addetti ai lavori, forse paghi della loro sapiente propensione a spiegare il giorno dopo perché non ne hanno azzeccata una fino a qualche ora prima.

Senza teoria nessuna pratica è possibile

E magari tornare alla presenza attiva nella società per conoscere davvero come in essa si muovono idee, attese, volontà. Ma questo lo si dice solo dopo le sconfitte: “dobbiamo tornare fra la ‘ggente’, nei quartieri, ecc. ecc. ecc.”

Poi, passata la festa e gabbato lo santo, si torna alle camarille, agli accordicchi elettorali travestiti da alleanze, ai proclami su quanto sono pericolosi quelli che hanno vinto sulle nostre bellissime ceneri.

6. Senza teoria nessuna pratica è possibile. Gli intellettuali sono sospinti al chiuso nelle loro accademie, i partiti sostituiti dai comitati elettorali che tutto hanno in testa fuorché dotarsi di una lettura ampia, articolata e condivisa (perché frutto di dibattito e non di intuizioni di capi particolarmente illuminati) della realtà.

Quella che una volta si chiamava orgogliosamente ideologia (e non solo a sinistra o a destra) ma che oggi ci si vergogna di chiamare perfino programma, preferendo formule aziendalistiche tipo “progetto”, “obiettivo” (o magari anglicizzando che fa tanto moderno, “target”).

Le soluzioni ai problemi non possono essere trovate caso per caso né affidate al salviniano “buon senso”, proprio perché essi sono sempre connessi al sistema che li produce, e che con essi produce tutti gli altri, appunto come unico “sistema”.

O si ragiona in questi termini o si gioca sul terreno avversario, e normalmente si perde. Si badi: in questo viluppo, in buona parte, si perde anche quando si vincono le elezioni, perché non si ha poi l’attrezzatura necessaria per affrontare le questioni in modo, appunto, alternativo.

7. La legge elettorale non dovrebbe essere competenza del Parlamento in carica, men che mai del Governo, che in modo del tutto ovvio e naturale e indipendentemente dal colore che li riveste, tendono a cristallizzare i rapporti di forza che li tengono al potere e in maggioranza.

In parte questo è illusorio, Rosatellum optime docet, ma comunque determina sistemi per i quali contino sempre meno gli elettori e sempre più le curie di cui sopra.

Sappiamo quali siano le norme che regolano questa competenza e le relative prerogative, tuttavia forse la riforma più significativa in materia elettorale sarebbe proprio quella di affidare la redazione della legge o delle sue modifiche ad una commissione esterna eletta a suffragio proporzionale puro, poi sottoposta al vaglio della Corte costituzionale e ad un referendum obbligatorio con quorum di voti espressi.

Quanto sopra rappresenta solo un invito a discutere a tutti i livelli dello stato della nostra democrazia, sia in termini della sua architettura, sia per gli aspetti funzionali ed effettivamente partecipativi, consapevoli che la democrazia non si sustanzia affatto nella semplice delega, ma nell’organizzazione sociale degli interessi e nella partecipazione alla formazione delle decisioni.

In mancanza di tale volontà, possiamo certamente continuare a sperare che le cose si aggiustino da sole e che arrivi sempre la Grande Armée o gli Alleati a mettere ordine nella nostra cameretta.

Fraterni saluti

ANPI – Comitato provinciale di Frosinone

*Siampo stati autorizzati a pubblicare questa nota rivolta agli iscritti ANPI e pensiamo possa interessare a molti.

ANPI Frosinone

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