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Camminare, incontrarsi, comunicare

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15 Luglio 2024
Mapa mural Camino de Santiago ©Amazon.itMapa mural Camino de Santiago ©Amazon.it

Il Cammino di Santiago


di Gianpiero Di Fiore

Camminare, incontrarsi, comunicare Camino de diversidade, murales alle porte di Santiago
Camminare, incontrarsi, comunicare. Camino de diversidade, murales alle porte di Santiago

CAMMINARE «Non so quale sia il destino, camminando ero quello che ero…”, questi i versi di Silvio Rodriguez, famoso cantautore cubano.

Non so se anche lui abbia mai fatto il Cammino, ma queste parole rendono bene lo spirito che pervade chi affronta questo percorso, metafora del cammino più grande che è la nostra vita.

In migliaia partono con le motivazioni più varie

Ogni anno migliaia di persone da tutto il mondo si riversano in Portogallo e Spagna, moltissime partono dalla Francia, con le motivazioni più varie, da quelle più strettamente religiose e quindi ripercorrere i sentieri dell’evangelizzazione di Giacomo apostolo, a quelle  spirituali e motivazionali per una ricerca del proprio sé stesso, a quelle forse più “leggere” di staccare la spina dallo stress quotidiano per un periodo più o meno lungo della propria vita, per altri, più semplicemente ed impegnativamente è ricordare la scomparsa di un amico o di un proprio caro.

Impressiona comunque la diversità sociale, di età, con una straordinaria partecipazione di giovani, e di origine dei pellegrini, una moltitudine di popolo che partecipa ad un rito collettivo mondiale, un ritrovare le proprie radici umane che appassiona e commuove.

Quando ci si incontra per i sentieri, nelle occasioni di sosta, negli ostelli, o la sera a cena,  frugale o abbondante che sia dopo una lunga giornata di cammino, la comunicazione è immediata, con gli sguardi, con le parole di un lingua straniera imparata a fatica a scuola, con i gesti; l’aiuto non manca mai e il saluto “buen camino”“bom caminho”  non è di circostanza, ma vuole condividere con l’altro un augurio, una speranza, una volontà di unione verso un obiettivo comune, quasi una riappacificazione tra diversi.

La comunicazione e l’ambiente

Questa cosa appartiene a tutti , dai più ombrosi e silenziosi a quelli più estroversi, con il passare dei giorni impari a distinguere ed accettare le  molte sfaccettature della nostra umanità, a confrontarti e rispettare i nostri e gli altrui cambiamenti.

Ma non c’è solo l’aspetto motivazionale, individuale o collettivo che sia, benché sia chiaramente fondamentale, poi c’è l’ambiente in cui il Cammino avviene, il paesaggio in cui è immerso.

Può essere urbano con l’attraversamento di città e cittadine, rurale con piccoli villaggi silenziosi in una campagna meravigliosamente coltivata, impervi sentieri che valicano alte colline attraversando foreste di querce ed eucalipti, dune costiere in parchi naturali lungo l’oceano; l’ambiente completamente naturale o modificato dall’uomo nel corso di secoli ti tiene compagnia, lo osservi mentre cammini,  come non lo hai mai fatto durante la tua vita frenetica, ascolti il suono del vento tra le foglie o il cadere della pioggia, assorbi il calore del sole sulle spalle e assapori la gioia di quei momenti.

Abbiamo attraversato due paesi, Portogallo e Spagna, ci hanno sorpreso per la civiltà e la cultura che esprimono, per l’amicizia che rivolgono ai pellegrini, certo nessuno nega l’importanza economica del Cammino nelle zone che attraversa, migliaia di persone che si muovono ogni anno hanno un impatto non indifferente, ma a parte la breve via che porta alla cattedrale in Santiago, non si vede lo sfruttamento commerciale così comune delle nostre parti, forse perché le popolazioni sono abituate a questo pellegrinaggio e tutto mi è sembrato più naturale ed a misura d’uomo.

L’arrivo

I giorni si sono succeduti uno dopo l’altro, i chilometri anche, alla fine arriva la meta, la meravigliosa piazza assolata, dominata dalla cattedrale di San Giacomo, risplende davanti ai tuoi occhi, piena delle voci, delle grida, delle emozioni di centinaia di persone, rivedi  chi hai incontrato durante il Cammino, ti saluti affettuosamente, ti abbracci, ma ti assale come una nostalgia, una “saudade” direbbero i brasiliani.

Ti rendi conto che il più bello è passato, il Cammino stesso è la vera meta, rivedi come in un film le città e i paesaggi che ti hanno emozionato,  ricordi le persone conosciute, sorridi pensando alla fatica fatta nei giorni appena passati.

Improvvisamente ti tornano in mente gli altari, monumenti quasi pagani, eretti dai pellegrini in posti isolati, a testimonianza del loro passaggio, pieni di tutte le cose che riempiono la nostra vita, ma infine così inutili… perché, è la lezione, per andare avanti ti bastano soltanto un paio di buone scarpe e un piccolo zaino dove mettere il poco necessario che veramente ci serve.

Buon cammino

PS: un saluto a  Roberto Traba Velay e alla sua Taberna, posto unico che ha riscaldato il cuore, “tapas e conversazioni”, come la definisce lui, luogo dell’anima per tutti quelli che vi passano…


Santiago de Compostela

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