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Giuseppe Cicciarelli detto Peppe Mao

ByIgnazio Mazzoli

27 Dicembre 2024
Ceccano ©Frosinonenews.euCeccano ©Frosinonenews.eu

di Maurizio Cerroni

Giuseppe Cicciarelli detto Peppe Mao
Giuseppe Cicciarelli detto Peppe Mao

GIUSEPPE CICCIARELLI Il profumo di legno tra ricci e segatura, scalpelli, pialla e passione politica. L’architetto Luigi Compagnoni ha recentemente fatto una ricostruzione esaustiva dell’attività dei falegnami a Ceccano. Io mi voglio soffermare in particolare sul falegname dei falegnami, il “Nostro” indimenticabile Peppe Mao. 

Subito mi vengono in ricordo le parole di F. De André :

Dunque, il legno. La cura per la stagionatura, il taglio, la trasformazione delle tavole in oggetti. Quello del falegname è un lavoro complesso e completo.

Giuseppe Cicciarelli detto Peppe Mao
Giuseppe Cicciarelli detto Peppe Mao (Al centro della foto)

Il falegname, insieme ai mille mestieri che caratterizzano e hanno caratterizzato in passato la nostra comunità, tanto che i nome antico della nostra Città “Fabrateria Vetus” vuol dire la città dei “fabri”.

Non dimentichiamo che l’imbarcazione che salvò l’umanità, l’arca di Noè  era di legno. San Giuseppe era un falegname. Quindi, con il legno si costruiscono imbarcazioni – la cui importanza si perde nella notte dei tempi, basti pensare ai racconti Omerici e alla nave di Ulisse, a Virgilio con l’Eneide e le navi di Enea – che attraversano oggi come ieri l’oceano e hanno portato nella nostra storia alle grandi scoperte, così come alle vie del commercio che hanno significato scambi di merci, di culture, e hanno portato al fiorire di civiltà.

Poi, la favola di Pinocchio di Collodi (1881), il burattino di legno nato dalle mani abile del falegname più conosciuto al mondo Mastro Geppetto. 

Torniamo alla nostra comunità, e alla figura del “Nostro” Peppe Mao. Ogni Ceccanese ha un ricordo della bottega di falegnameria in via Magenta, e non dimenticano il saluto di Peppe che riservava a molti.

Era un rito per tanti quello di fermarsi un attimo da lui, scambiando parole che avevano come lascito verbale quello di “addosso”, ovvero una sorta di incitazione a non mollare e a combattere e a non arrendersi difronte alle tante ingiustizie.

La sua falegnameria era una sorta di testimonianza, un presepe laico che tutte le mattine apriva la porta su via Magenta. Si poteva vedere chiaramente, in fondo alla bottega, la bandiera rossa del PCI. Due cartonati a grandezza naturale di Ho Chi Minh e di Lenin facevano da guardia all’entrata della falegnameria.

Sempre dentro il laboratorio, ai lati le foto di Stalin, Che Guevara e Mao Tse Tung. In una cornice c’era lo Sputnik, il primo satellite artificiale lanciato dalla Russia in atmosfera il 4 ottobre 1957. Nella sua bottega ho scoperto l’etimologia della parola Sputnik: “Compagno di viaggio”.

Ancora, la foto di Yuri Gagarin il primo uomo nello spazio lanciato dalla Russia nell’orbita terrestre, dentro la navicella Vostok (“Oriente”), il 12 maggio 1961. In una cornice rossa ricordo la foto di Lev Jašin, il più grande portiere di calcio del mondo della nazionale Sovietica. 

Un manifesto della bottega di Peppe Mao
Un manifesto della bottega di Peppe Mao

La foto di una donna, la rivoluzionaria Comunista Spagnola Dolores Ibbaruri. E le foto di Togliatti e Berlinguer. 

Nel pomeriggio la bottega diventava luogo d’incontro, come una sorta di rito. Sulla pialla veniva messa una tavola, sopra venivano affettati pane, formaggi, salsicce, e degustato vino che con lunghe discussioni accompagnavano i tanti amici di Peppe verso la sera. Peppe era comunista, cresciuto con il mito della rivoluzione Russa.

Visto anche il soprannome che aveva cucito addosso “Mao”, proprio per la simpatia verso la Cina di MaoTse-Tung. Forse Peppe era ateo, ma sicuramente non ateista.

Peppe sapeva interagire con tutti. Pure le suore del Convento di via Magenta, per lavori di manutenzione di porte e finestre, andavano alla falagnameria di Peppe Mao.

Dunque, Peppe era una figura che aveva scelto di vivere anarchicamente, con la passione artigianale per la falegnameria, la politica e il gusto di stare sempre con molti amici. 

Tantissimi erano i giovani che salutavano e volevano bene a Peppe Mao. Peppe è stato un grande frequentatore delle tante feste dell’Unità che si tenevano nella nostra provincia di Frosinone, e amava andare alla festa Nazionale dell’Unità. Infatti, nel periodo di settembre la sua bottega restava semichiusa con un cartello “torno subito” ma tutti noi sapevamo che era partito per andare per una settimana alla festa nazionale del PCI.

Candidato più volte nelle liste del PCI per il consiglio comunale, negli anni ’70 per qualche mese venne eletto in consiglio comunale. La soddisfazione di essere stato candidato nella lista del PCI e aver avuto la la possibilità di entrare in Consiglio comunale era sicuramente una delle cose che amava più raccontare e sapientemente colorare.

Comunisti di Ceccano con Achille Occhetto
Comunisti di Ceccano con Achille Occhetto

L’altra cosa che ricordo nitidamente è di come Peppe e i suoi compagni vivevano la festa del lavoro, la festa del 1° Maggio. Il punto di ritrovo era nella bottega di Peppe Mao, mangiando scafette e pecorino per il brindisi. Poi si andava al cimitero per salutare i compagni e per depositare sulla loro tomba un garofano rosso. Un brusio. Usciva qualche parola, quasi sussurrata, e si salutava il compagno defunto con un brindisi che bagnava le labbra.

I ricordi di quel periodo sono tanti. La svolta della Bolognina di Achille Occhetto. Il cambiamento del nome del PCI. La nascita dei D.S. La scissione. La nascita di R. Comunista. Peppe visse questo passaggio, insieme a molti, in maniera dolorosa.

Diciamo che la sua bottega svolgeva un ruolo unificante in quel momento, tanto che i dirigenti locali dei rispettivi partiti della sinistra spesso si incontravano dentro la bottega di Peppe Mao a discutere, e tra la segatura ogni tanto usciva qualche bottiglia di vino. Insomma, la soddisfazione di vederci lì per Peppe era tanta.

Ma ogni volta si raccomandava di lavorare per l’unità della sinistra perché questo era essenziale per vincere.

Un ricordo personale. Quando sono stato eletto sindaco, nel giugno del 1994, Peppe mi disse che dovevo passare nella sua falagnameria. A tarda notte lo raggiunsi, trovando altri compagni attorno a una tavola piena di formaggio e salumi e vino.

Peppe si allontanò, aprì l’armadio, prese una foto che mi venne scattata assieme a lui dentro la bottega nel lontano 1974, avvicinandosi mi disse: questa è tua.

Per me fu una sorpresa, quella di un ricordo che avevo cancellato e che ancora oggi custodisco orgogliosamente. 

Caro Peppe ti voglio salutare come piaceva a te: “addosso”.


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ByIgnazio Mazzoli

Nato nel 1943. Fondatore e direttore di UNOeTRE.it. Risiede a Veroli in provincia di Frosinone. Lazio. Italia.

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