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La Ciociaria, territorio e presenze minerali

Miniera di Ripi

L’artigianato è la più antica attività lavorativa


di Maurizio Cerroni

La Ciociaria, territorio e presenze minerali Bitume naturale
La Ciociaria, territorio e presenze minerali Bitume naturale

LA CIOCIARIA L’artigianato è la più antica tra le attività lavorative e consiste nella creazione manuale, o tramite attrezzi elementari, di utensili e beni di consumo. 

Officine, botteghe, laboratorio. Ferriere e fonderie. Gualchiere, forge maglio, incudine per la fucinatura dei metalli. Esempio di tale attività è il simbolo della Ciociaria: la Conca o il concone in rame. 

Poi, entrano in campo le prime macchine mosse dalla forza cinetica dell’acqua lungo i corsi del fiume Cosa, del Sacco e del Liri.

Le macchine idrauliche trasformano in energia meccanica il movimento dell’acqua.

Le prime nascono tra la metà del 1700 e il 1800. I primi a cogliere l’importanza di questi nuovi meccanismi furono gli ordini monastici (cistercensi in particolare). 

Le ricchezze minerali della nostra terra, con bitume, asfalti naturali presenti nella dorsale Appenninica e Preappenninica (Simbruini, Ernici, Ausoni, Aurunci ).

Anche se nel linguaggio comune termini come “bitume”, “catrame” o “asfalto” sono spesso usati indifferentemente, essi hanno significato e tipologia di lavorazione diversificate.

Io mi voglio soffermare sulla presenza di “bitume naturale”, che si presenta sotto forma di vene o sacche nel sottosuolo o come affioramenti superficiali di estensione variabile, veri e propri laghi alimentati da vene sotterranee.

Gli antichi romani scavavano il bitume attraverso canali e cunicoli sotterranei e lo impiegavano anche e soprattutto come legante per aggregare ghiaia e sabbia (un po’ come cemento e calcestruzzo) nella costruzione di strade solide e durature.

Anche in Ciociaria, tra le montagne e le contrade c’è un sottosuolo ricco di minerali

L’asfalto in Colle San Magno e Terelle, Collepardo, Castro dei Volsci. “Il petrolio a Ripi, San Giovanni Incarico, Pico e Castro dei Volsci. L’alluminio a Pescosolido; il rame a Morino, il ferro a Settefrati e Picinisco la ferriera di Atina e altrove”.

Ancora, metallo aurifero con una miniera d’oro e argento a Collepardo. Secondo una relazione dell’abate Pietro Armellini, datata 23 agosto 1856, a Mons. Milesi (Stato Pontificio Ministro dei lavori pubblici), i primi scavi fatti a Collepardo per le ricerche dell’oro e dell’argento risalgono al 1839.

Fornaci, ferriere, fonderie. La presenza di opifici per lavorazioni che caratterizzano l’attività di molti fabbri, sono fattori importanti che determinano un nuovo sviluppo tecnologico – economico nel nostro territorio.

Tutto questo nasce nel cuore del mondo rurale, agricolo e pastorale, della Ciociaria. Sono interessanti le notizie trovate sugli annali di statistica del Ministero dell’Industria nel 1883. La concessione di Castro de’ Volsci: 

“Con Istrumento notarile del 13 ottobre 1855, il Governo pontificio accordava al signor Loreto Ambrosi la concessione perpetua  dell’asfalto e di altri minerali, eccettuati quelli preziosi, nel comune di Castro dei Volsci”.

Il sito si trova a poco più di un chilometro dalla stazione di Pofi- Castro, sulla destra del Sacco, nei colli detti dell’Acqua Puzza e della Pece. Lo Spadoni¹ ci narra che in quegli stessi luoghi l’escavazione si faceva anche ai suoi tempi (1796).

Esso descrive due piccole grotte, la più grande delle quali aveva circa 6 metri di diametro, e accenna pure ad aperture socchiuse rimaste a testimonianza di lavorazioni passate. “Qui, si raccoglieva, specialmente nei mesi caldi (luglio e agosto), una pece densa e tenace, sia da spontanee trasudazioni dovute al calore esterno, dentro la cavità naturali delle rocce”. “Questa lavorazione si faceva col permesso del principe Colonna².

Una fonderia
Una fonderia

La miniera di Collepardo, concessa con decreto reale del 19 marzo 1874. Lo Spadoni nel 1802 parla già di lavori anteriori ai suoi tempi. “Anche qui, come a Castro de’Volsci, i cavatori di un tempo usavano conservare il bitume in vasi di terra, giacché verso il 1763, al dire di due vecchi certosini, nel riparare un tratto di strada vicino al Ponte de’Santi, si ritrovarono 12 orciuoli che ne erano ripieni”.

Si tornò a parlare di questi asfalti nel 1856. In quell’anno, infatti, con rescritto del 14 maggio, Pio IX accordava a certi signori De Angelis e Giovanni Battista Fabiani Schiavi la licenza temporanea di escavare a Collepardo, per modo di esperimento, l’asfalto e il ferro.

Ci furono diverse richieste d’imprenditori. A tutti questi concorrenti venne ad aggiungersi il signor Gioacchino Porilli, colla domanda di un permesso di ricerca in data dell’8 settembre 1872, domanda alla quale si associò anche il Ceccanese Onorevole Marchese Filippo Berardi³.

La miniera di Filettino. “Con istromento notarile del 5 ottobre 1848, per gli atti di Pietro Argenti, il Governo pontificio accordava la Concessione dell’asfalto nel territorio di Filettino ai signori Domenico Rinaldi Pasquali e Giuseppe Carraresi”.

Questa concessione era perpetua e abbracciava una parte del territorio di Filettino già concessa il 25 giugno 1847 per il carbone fossile, ed eventualmente per il minerale di ferro il 6 luglio dello stesso anno. 

Concessione di Veroli e Bauco (Boville Enrica). Nel 1856 un certo Vincenzo Fanna chiedeva al Ministro delle finanze, nell’interesse proprio del Conte Cagiano De Azevedo⁴, il permesso d’intraprendere l’attività di indagine per escavazione di d’asfalto nei comuni di Veroli e Bauco.

Sempre a Veroli c’era un’importante presenza della fabbrica dei fiammiferi. 

Nel 1866 venne data in concessione la facoltà di estrarre il carbone fossile nei comuni di Monte San Giovanni, Alatri e Filettino. 

Miniera di S. Giovanni Incarico
Miniera di S. Giovanni Incarico

Il petrolio.

“Concessione di Ripi. Con istromento 11 marzo 1868 del notaio camerale Paolo Gentili, il Governo pontificio concedeva al signor Annibale Gualdi la facoltà di estrarre il petrolio, il catrame e la pece nel territorio di Ripi”.

Si trova nella regione nella zona contrada detta Petroglie. 25 luglio e 7 agosto 1874, con intervento del notaio Bezanson di Parigi, si costituì in quella città una società anonima col titolo di Société minière Franco-Romana.

Questa società doveva durare fino alla scadenza della concessione di Ripi, cioè fino al 10 marzo 1918, come scritto nel suo atto di costituzione. Il sito venne valorizzato nel periodo autarchico per scopo di propaganda dal fascismo, fino ad arrivare a scavare 40/60 pozzi.

Il sito ha continuato la sua attività con Agip petroli, vivendo fasi di produzione alterne con ridotte quantità di estrazione del petrolio grezzo fino agli anni 80/90 del secolo scorso. A Ripi nel 2000 è nato il museo dell’energia.

Altre ricerche a Strangolagalli

Con due separati decreti del 18 luglio e del 6 ottobre 1875, il prefetto di Roma autorizzò i signori Gaetano Raponi e Giovanni Cocumelli a fare ricerche di lignite, asfalto e petrolio nel comune di Strangolagalli. I pozzi di petrolio sono pure nel Comune di San Giovanni Incarico (20 pozzi).

Ancora oggi questi antichi siti sono presenti sul nostro territorio, tra le montagne, le nostre colline e corsi d’acqua incorniciati dalle tante bellezze naturali. Grotte e cavità carsiche. Sono visibili presenze di antiche lavorazioni.

Oggi, si potrebbe pensare a una loro rivalutazione, visto che attraversano un lungo percorso, che va dal nord al sud della nostra provincia. Ci sono associazioni che fanno attività di trekking – turistico – didattico, che propongono da tempo diversi degli itinerari.

Penso allo stesso cammino Benedettino in terra di Ciociaria che passa da Subiaco sino a Cassino, ed è uno dei tanti cammini conosciuti in Italia. Si potrebbe pensare di andare sulle tracce di antiche miniere. 

Dunque, valorizzare e far conoscere il territorio attraverso la storia e la memoria, aprendo una porta verso il futuro. Alla scoperta di bitume, pece, catramino, zolfo, caolino, fossili, carbone petrolio, ferro, alluminio, rame, argento e oro. 

Note:

 1) Domenico Spadoni ricercatore storico. 
 2) Famiglia Colonna. Nobile casata romana. 
3) Marchese Filippo Berardi, nato a Ceccano nel 1830. Grande imprenditore. Fu senatore del regno d’Italia xv legislatura. 
4) Conte Cagiano De Azevedo. Famiglia Aquinate. Anche il cardinale Antonio Maria Azevedo nato a Santopadre, di radici familiari portoghesi

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