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Storie di Partigiani e Patrioti Ceccanesi -1

Bacheca con i vestiti insanguinati di Francesco Bruni al museo della Liberazione in via Tasso a RomaBacheca con i vestiti insanguinati di Francesco Bruni al museo della Liberazione in via Tasso a Roma

Lotta al nazi-fascismo in Italia e in Europa


di Luigi Compagnoni

Storie di Partigiani e Patrioti Ceccanesi -1
Storie di Partigiani e Patrioti Ceccanesi -1

STORIE DI PARTIGIANI La partecipazione dei ceccanesi alla Resistenza non si sviluppò soltanto in Ciociaria, ma ne registrò la presenza attiva in altri contesti territoriali in Italia e all’estero: Albania, Isole Ionie della Grecia e nei lager per internati militari dislocati in Germania, Polonia, Austria e Cecoslovacchia.

Oggi, ad 80 anni  dalla fine della guerra, è stato possibile finalmente ricostruire un quadro esatto degli uomini e delle donne di Ceccano che scelsero di combattere e contrastare l’oppressore non solo nel proprio territorio, ma anche nel resto d’Italia e nei paesi europei che soggiacevano alla brutale dittatura nazista, grazie ad una capillare azione di ricerca, con il fondamentale supporto degli archivi storici resi accessibili on-line al pubblico.

Sul movimento partigiano che si sviluppò a Ceccano e sui Monti Lepini, soprattutto sul versante carpinetano, molto si è scritto, anche se con ritardo, se si pensa che la prima celebrazione del 25 aprile avvenne a Ceccano “solo” nel 1969, cioè 25 anni dopo la fine della guerra, con l’irrimediabile perdita di tante testimonianze dirette dei protagonisti di quelle vicende, che soltanto grazie alle ricostruzioni storiche dei ricercatori locali ha impedito di perderne totalmente le tracce nella memoria locale.

Il primo libro che descrive in maniera documentata le vicende belliche e quindi anche il movimento partigiano che riguardarono Ceccano, curato dal Prof. Angelino Loffredi, è del 1990!

Ancora più complessa si è rilevata la ricostruzione storica della partecipazione dei Ceccanesi con ruoli attivi e di fondamentale importanza nella Resistenza romana, di cui soltanto da pochissimi anni si sta rivalutando  il ruolo svolto.

Tornando ai presupposti che  hanno consentito di ricostruire storie e vicende dei Partigiani e Patrioti ceccanesi che si schierarono contro gli oppressori dopo l’8 settembre del 1943, nei primi anni del dopoguerra con decreto ministeriale  furono istituite delle commissioni regionali per il riconoscimento della qualifica di partigiano o di patriota di chi aveva partecipato alla Resistenza.

Per Ceccano furono catalogate ben 126 schede, come è stato possibile verificare nell’Archivio di Stato, portale “Ricompart”, con i dati dei richiedenti, e su questa abbiamo avuto già un primo riscontro sull’effettiva consistenza numerica della partecipazione dei ceccanesi alla guerra di Liberazione.

A Ceccano erano presenti due raggruppamenti partigiani, uno guidato dall’Avv. Giuseppe Ambrosi, l’altro da Romolo Battista, uomini dalla forte personalità in perenne contrasto per l’egemonia del movimento partigiano locale. Contrasto che proseguì anche nel dopoguerra, che non era riconducibile all’appartenenza politica ma dettata da contrasti personali.

L’Avvocato Ambrosi fu l’estensore della relazione inviata subito dopo la fine del conflitto al Ministero della Guerra, così suddivisa con i relativi nominativi: 

– elenco degli informatori e collaboratori

– elenco dei patrioti meritevoli di premi in denaro, ricompense e sovvenzioni

-aggiunta all’elenco nominativo dei patrioti meritevoli di premio in denaro,sovvenzioni e ricompense

-aggiunta all’elenco dei patrioti collaboratori

-elenco nominativo dei patrioti morti ed elenco nominativo dei patrioti feriti e mutilati

Parliamo di un totale di 187 ceccanesi attivi durante la Resistenza, secondo gli elenchi di Ambrosi.

Gli elenchi però non menzionano i ceccanesi attivi nella Resistenza a Roma e nel resto d’Italia, né tantomeno i soldati internati nei lager nazisti o resistenti a Cefalonia o in Albania.

Basandosi invece sull’analisi delle schede del portale “Ricompart” i numeri sono diversi: i partigiani ceccanesi ai quali viene riconosciuta la qualifica di Partigiano combattente sono effettivamente 22, di cui 2 caduti,cui vanno aggiunti 8 Partigiani non originari di Ceccano che aderiscono alle formazioni locali e 13 Patrioti, numeri ben lontani dagli elenchi inseriti nella relazione dell’Avv. Ambrosi.

Al di là del ridimensionamento della consistenza numerica operante a Ceccano, il valore dei ceccanesi nella Resistenza, dall’analisi delle schede, emerge ancora più forte e di valore.

Basti pensare ad esempio che a Roma sono presenti in attività partigiane 16 ceccanesi appartenenti però tutti a partiti politici: cinque risultano iscritti al Partito Comunista, tre al Partito Socialista, due al Partito d’Azione, al Fronte Militare Clandestino e a Bandiera Rossa ed infine in due formazioni operanti nel resto della regione, 1 a Poggio Mirteto e 1 partigiano nella brigata Ceprano.

La resistenza a Roma dei ceccanesi trova i suoi due martiri nelle figure di Luigi Mastrogiacomo e Francesco Bruni, massacrati dai tedeschi in due distinte azioni di rappresaglia.

Luigi Mastrogiacomo, dopo l’armistizio dell’8 settembre, diventa un membro attivo nella resistenza romana collaborando con il nucleo di intelligence guidato dal tenente Maurizio Giglio (Medaglia d’Oro al valore militare)denominato servizio informazioni “Radio Vittoria”.

La trasmittente è custodita da Luigi sul galleggiante del Ministero delle Finanze ormeggiato sul Tevere ed è utilizzata dal tenente Giglio per inviare notizie di carattere militare al comando alleato bloccato sul fronte di Anzio e Nettuno.

Francesco Bruni, appartenente al Partito d’Azione, figlio di Regina, anch’essa attiva nella  resistenza come il resto della famiglia, tutti originari di Ceccano, viene barbaramente ucciso dalle S.S. in un agguato in via Nomentana, e la sua camicia traforata dai proiettili è esposta come tragica testimonianza nel Museo della Liberazione a Roma, nello stesso edificio in via Tasso,  teatro delle sevizie e torture alle quali erano sottoposti gli uomini della Resistenza romana che cadevano  nelle mani degli aguzzini fascisti.

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