La Resistenza divenne Guerra di Liberazione nazionale
di Aldo Pirone

25 APRILE ’45-2025 Sarà la mia mia vecchia cifra culturale comunista italiana e antifascista, ma all’Ottantesimo della Liberazione e del 25 aprile non riesco a pensare se non in termini politici e storici in mezzo a un mare di falsificazioni becere, quelle della destra post fascista, ma anche raffinate, quelle di alcuni paludati maître à penser dell’establishment.
Non perché sia indifferente al sacrificio di tanti resistenti, donne e uomini, partigiane e partigiani, combattenti e non, anzi proprio perché la loro lotta e il loro sacrificio sarebbero stati quasi disconosciuti e resi inutili se quella stagione non fosse stata guidata da un’intelligenza politica: quella del Pci e, in particolare, di Togliatti.
Con tutto il rispetto per tutte le altre ispirazioni culturali e forze politiche antifasciste.
Fu grazie a quella politica, che si dipanò da Salerno in poi dopo l’arrivo di Togliatti, se la Resistenza divenne Guerra di Liberazione nazionale, insurrezione nazionale e di popolo guidata da tutto il Cln Alta Italia. Se a stento furono guadagnate la Repubblica e la Costituzione mentre già spiravano i venti della “Guerra fredda”.
25 Aprile ’45-2025. 80 anni fa: la Liberazione
In altre parole è grazie a quella politica che il moto nazionale e popolare divenne Rivoluzione democratica con un nuovo ruolo delle classi popolari, pur tra compromessi che ne segnarono i limiti oltre i quali non fu possibile andare, vista la collocazione geo politica dell’Italia nella sfera angloamericana e lo stesso spessore conservatore della società italiana.
Come si ricorderà il leader socialista Nenni, che non fu particolarmente contento della “Bomba Ercoli” e della “svolta di Salerno”, ebbe a riconoscere che Togliatti “era l’unico veggente in un regno di ciechi”. Ma non perché Togliatti aveva poteri arcani ma semplicemente perché, venendo da Mosca, ebbe sempre precisi i limiti in cui ai comunisti s’imponeva di fare politica.
L’alternativa a quell’intelligenza politica non mancò certo, e fu il disastro cui andò incontro la resistenza in Grecia. Cosa che i comunisti italiani cercarono, riuscendovi, di evitare in tutti i modi.
Se c’è una lezione da trarre da quella vicenda storica valida per la sgarrupata sinistra progressista di oggi che ha di fronte per sua insipienza i post fascisti al governo, è che quella politica dei comunisti fu popolare, unitaria e nazionale ma senza ingenuità.
25 Aprile ’45-2025. 80 anni fa: la Liberazione
In una parola tricolore nelle finalità impugnate da un partito “rosso” fino alle midolla che rappresentava masse popolari che volevano un forte riscatto sociale. Unire questa sacrosanta aspirazione a quella nazionale fu il capolavoro di quella politica unitaria.
Come è noto Togliatti si impegnò al massimo nel dibattito e nella redazione della Costituzione e a chi all’epoca faceva osservare che non era possibile assicurare subito a tutti i diritti sociali previsti, date le condizioni disastrose del paese, rispose con i versi di Dante: occorre fare “come quei che va di notte, / che porta il lume dietro e a sé non giova, / ma dopo sé fa le persone dotte”.
Lo testimoniò Calamandrei stesso nel suo intervento del 4 marzo alla Costituente dicendo che quei versi lo avevano convinto.
Nel 1955 Piero Calamandrei parlando agli studenti di Milano disse loro: “Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati, dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità; andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione”.
No, all’epoca non si era finiti come in Grecia.
25 Aprile ’45-2025. 80 anni fa: la Liberazione
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Aldo Pirone. Giornalista. Vive a Roma. Redattore di Malacoda
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