Quali affinità ideologiche con il fascismo?
di Antonella Necci

STUDENTI Dopo una discussione abbastanza articolata con studenti che, di fronte ad un loro compagno di classe, apertamente Leghista, attivo politicamente ed affascinato dalla figura di Matteo Salvini, continuavano a difenderne le scelte politiche, ho pensato che l’unica soluzione fosse una piccola ricerca sulle origini della Lega.
Nessuna velleità di emulare Marco Travaglio che è una memoria storica ed un archivio umano, ma certo che, dalla Lega Nord in giù, non si può certo definire la Lega e i suoi adepti un partito di centrodestra.
Il centro prevede una posizione di equità su argomenti di carattere umanitario che la legge Bossi-Fini non contemplava.
Come si fa a non vedere l’estremismo leghista, quindi?
Ecco qui di seguito una breve analisi. A voi la conclusione, scontata, ma oggigiorno niente è scontato se non la stupidità umana.
Studenti indagano origini e anime della Lega
INTRODUZIONE.
Negli ultimi anni, il dibattito politico italiano ha assistito a una crescente polarizzazione e a una progressiva radicalizzazione del linguaggio e delle posizioni ideologiche. In questo contesto, la Lega, guidata da Matteo Salvini, ha assunto un ruolo di primo piano. Questo articolo intende analizzare, in modo critico e formale, alcuni tratti del leghismo che presentano affinità preoccupanti con l’ideologia fascista, pur riconoscendo le differenze storiche e strutturali tra i due fenomeni.
Dalla Lega Nord alla Lega: mutamento ideologico e strategico
Fondata nel 1991 da Umberto Bossi, la Lega Nord nacque come movimento autonomista e secessionista, con una retorica fortemente anti-meridionale e un’identità radicata nella difesa della “Padania”. Il partito si presentava come antagonista dell’establishment romano e portavoce delle istanze federaliste del Nord.
Tuttavia, con l’ascesa di Matteo Salvini alla segreteria nel 2013, la Lega ha subito un radicale cambiamento: ha abbandonato la dimensione territoriale padana per trasformarsi in un partito nazionalista e sovranista su scala nazionale.
Questo passaggio ha comportato anche una revisione dell’immaginario e della comunicazione politica, che ha progressivamente assunto toni più duri, populisti e identitari (cfr. Passarelli, G. & Tuorto, D., La Lega di Salvini, Il Mulino, 2018).
Studenti indagano origini e anime della Lega
1. Nazionalismo esasperato e identitarismo
Uno dei tratti distintivi della Lega è la retorica nazionalista e identitaria. Lo slogan “Prima gli italiani” rappresenta una semplificazione che richiama, seppur in forma aggiornata, l’idea fascista della superiorità nazionale. Questo tipo di narrazione tende a escludere e marginalizzare le minoranze, promuovendo una visione omogenea e mitizzata dell’identità nazionale (cfr. Tarchi, M. Italia populista, Il Mulino, 2015).
2. Rifiuto del pluralismo e delegittimazione del dissenso
Il leghismo contemporaneo ha più volte manifestato ostilità verso il pluralismo politico e culturale. Le frequenti invettive di Matteo Salvini contro giornalisti, intellettuali e artisti critici nei suoi confronti evocano una cultura del disprezzo del dissenso che fu centrale nel regime fascista (si veda ad esempio l’intervista su “Libero”, 4 giugno 2018, in cui Salvini definisce alcuni giornalisti “sciacalli”).
La costruzione del nemico interno, tipica dei regimi autoritari, si ripropone in forma moderna attraverso i media e i social.
Studenti indagano origini e anime della Lega
3. Xenofobia e politiche discriminatorie
Le politiche migratorie promosse dalla Lega, in particolare i cosiddetti “Decreti Sicurezza” (2018-2019), hanno avuto un impatto discriminatorio verso stranieri e categorie fragili (cfr. Asgi, “Analisi dei Decreti Sicurezza”, 2020).
Pur non essendo assimilabili alle leggi razziali fasciste per intensità e forma, queste misure ne condividono la logica di esclusione e di gerarchizzazione dei diritti.
4. Simbolismo nostalgico e tolleranza verso l’estrema destra
Nonostante la leadership ufficiale della Lega dichiari di non essere fascista, all’interno del partito o tra i suoi simpatizzanti non sono rari episodi di apologia del fascismo, uso del saluto romano o citazioni del Duce. La scarsa reazione o la minimizzazione di tali eventi da parte della dirigenza è indicativa di una tolleranza che alimenta l’ambiguità ideologica (cfr. Fanpage, “I militanti della Lega con il busto del Duce”, 27 febbraio 2019).
5. Autoritarismo e culto della personalità
La figura di Salvini è centrale nella comunicazione e nell’organizzazione del partito. L’accentramento carismatico del potere, l’utilizzo sistematico dei social media per bypassare i corpi intermedi e la costruzione di una narrativa di “uomo forte” sono elementi che richiamano l’impostazione autoritaria e personalistica dei regimi fascisti (cfr. Diamanti, I. Popolocrazia, Laterza, 2018).
Studenti indagano origini e anime della Lega
6. Diffidenza verso le istituzioni sovranazionali
Il leghismo manifesta una forte ostilità verso l’Unione Europea, le Nazioni Unite e gli organismi internazionali, accusati di minacciare la sovranità nazionale.
Questa postura ricorda l’autarchia ideologica e politica del fascismo, fondata sul rifiuto delle influenze esterne e sull’autosufficienza identitaria (si veda l’intervento di Salvini al Parlamento Europeo, 16 gennaio 2019).
Pur nella consapevolezza che la Lega operi all’interno di un sistema democratico e non sia, nella sua interezza, un partito fascista, è doveroso interrogarsi sulle derive autoritarie e intolleranti che essa manifesta.
Il confronto con il fascismo storico non va inteso come un’accusa semplicistica, ma come un monito critico per riconoscere e contrastare i segni di una regressione democratica nel linguaggio e nelle pratiche politiche contemporanee.
In questo contesto, le affinità con il fascismo storico, pur nella loro diversità, sono tangibili e meritano un’analisi attenta e approfondita.
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