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Stelio De Carolis e la Festa della Repubblica

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Il senatore che ripropose la festa del 2 giugno


di Lucia De Carolis

Stelio De Carolis e la Festa della Repubblica
Stelio De Carolis e la Festa della Repubblica

STELIO DE CAROLIS Roma — Ogni anno, il 2 giugno, l’Italia si ferma per celebrare la nascita della Repubblica. Una festa solenne, che unisce il Paese attorno ai suoi valori fondanti: la democrazia, la sovranità popolare, il patto costituzionale.

Eppure, per oltre vent’anni, questa data non fu festeggiata. Cadde nel silenzio, cancellata dal calendario delle festività. Era il 1977, in piena crisi economica, quando il governo decise di trasformare il 2 giugno in una giornata lavorativa, per evitare un ponte che avrebbe penalizzato la produttività.

Da allora, la Repubblica fu ricordata, ma senza festa.

A riportarla alla luce fu mio padre, Stelio De Carolis, allora senatore della Repubblica. Fu lui a proporre il reinserimento del 2 giugno come festività nazionale. Dopo la sua iniziativa parlamentare, sostenuta anche dal senatore Duva, il Presidente Ciampi ne fece legge dello Stato.

Una storia che merita di essere ricordata. Uomo del Partito Repubblicano Italiano, mio padre era profondamente radicato in una visione della politica come servizio alla cosa pubblica, fondata sui valori della laicità dello Stato, della cultura storica risorgimentale, della responsabilità individuale e dell’etica repubblicana.

L’eredità di Giuseppe Mazzini — per cui la libertà politica doveva sempre accompagnarsi al dovere morale e alla partecipazione civile — era per lui tutt’altro che retorica: era un riferimento vivo, presente nelle scelte, nel linguaggio, nello stile.

Credeva nel primato delle istituzioni democratiche, e nella memoria come strumento politico. Per lui, la Repubblica non era un’astrazione: era una conquista storica e morale, da celebrare con orgoglio.

Fu lui il primo a proporre, con un’iniziativa parlamentare concreta, il ritorno del 2 giugno nel novero delle festività civili. Siamo nella seconda metà degli anni Novanta, e la sua proposta – tanto semplice quanto simbolicamente potente – condivisa anche dal senatore Antonio Duva, raccolse presto sostegno tra i colleghi.

Mio padre non si limitò a firmare un disegno di legge: si impegnò personalmente nella raccolta delle firme, parlò con parlamentari di ogni schieramento, portò l’argomento in Commissione. Credeva fino in fondo nella necessità di restituire agli italiani un giorno che parlasse della loro identità.

Quel giorno arrivò. L’iniziativa parlamentare fu accolta con favore anche al Quirinale.

Il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, da sempre sensibile alla pedagogia civile e alla valorizzazione dei simboli nazionali, ne riconobbe l’importanza storica.

Con un decreto presidenziale, Ciampi sancì il ritorno ufficiale del 2 giugno come giorno festivo. Era il 20 novembre 2000. Da allora, la Festa della Repubblica è tornata a essere una festa di tutti.

Ripensando oggi a quel momento, vedo in quell’atto un esempio raro di politica alta, di senso istituzionale, di passione civile.

Mio padre apparteneva a una generazione in cui l’appartenenza politica non impediva il dialogo, e in cui il Parlamento era il luogo dove le idee potevano ancora diventare realtà. Portava con sé il rigore del pensiero repubblicano, ma anche la concretezza di chi sa che i simboli contano, perché formano le coscienze.

Il 2 giugno non è solo una data sul calendario. È il giorno in cui un popolo scelse la libertà e la democrazia. È la festa della scelta, della partecipazione, della speranza. E per me, è anche il giorno in cui ricordo un gesto semplice, ma carico di senso: restituire agli italiani una festa che racconta chi siamo. Un gesto che porta la firma di mio padre.

In tempi in cui la memoria pubblica appare fragile e spesso strumentalizzata, credo sia giusto ricordare anche questi passaggi. Le leggi che migliorano la vita civile non nascono per caso: dietro ognuna di esse c’è sempre qualcuno che ha saputo ascoltare, agire, credere.

Oggi, nel giorno della Repubblica, penso a lui. E spero che questa memoria serva anche a chi verrà dopo, per capire che ogni gesto civile ha un valore. E che dietro una festa, c’è sempre una storia da raccontare.

*La fonte, per le tempistiche, è l’archivio del Senato (https://www.senato.it/leg/13/BGT/Schede/Statistiche/Iniziativa//ElencoDDLPerIniziativa_1_1_S.html?utm_source=chatgpt.com).

Sen. Stelio De Carolis

Storia contemporanea


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Lucia De Carolis

ByLucia De Carolis

Lucia De Carolis Nata a Forlì (FC) Laureata in Filosofia, presso la Pontificia Università Gregoriana - Roma Specializzazione: Filosofia delle religioni. Votazione: Magna cum laude. Dottorato in Filosofia (in corso) presso la Pontificia Università Gregoriana. Assistente parlamentare per il Senato della Repubblica - Legislature XIII e XIV. Ha collaborato con testate giornalistiche con articoli e approfondimenti culturali, storici e religiosi. Presidente - Associazione Culturale La Melusina. Curatrice di mostre espositive e progetti culturali. Autrice di numerose pubblicazioni

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