Sono morti ingiuste che non si devono scordare
di Antonella Necci
CHI MUORE SUL LAVORO – Quando nel nostro mondo tanti esseri umani muoiono senza lasciare traccia, perché non sono ritenuti importanti, perché sono solo dei poveracci senza volto e a volte anche senza nome, è nostro dovere civico ricordarli, dare loro la dignità che meritano, dare loro la voce che accusa e che, chi è colpevole, vorrebbe non ascoltare.
In Italia, dal 1° gennaio al 5 settembre 2025, il bollettino dei caduti sul lavoro parla di 957 vittime complessive, di cui 683 morti sui luoghi di lavoro. Una media agghiacciante: un morto ogni sei ore e pochi minuti. Numeri che raccontano una guerra silenziosa, una strage che avviene lontano dai riflettori, ma che lascia famiglie distrutte, figli senza padri e madri, comunità spezzate.
Dietro queste cifre ci sono volti, storie, vite.
Chi muore sul lavoro dev’essere ricordato sempre
Qui di seguito sono solo alcuni dei nomi delle vittime. Per questione di privacy non sempre i loro nomi sono riportati dai quotidiani.
- Nicola Sicignano, 50 anni, addetto a una ditta di smaltimento rifiuti, è morto a Sant’Antonio Abate (Napoli), trascinato da un nastro trasportatore che lo ha intrappolato senza lasciargli scampo.
- Daniel Tafa, 22 anni, giovane operaio in acciaieria a Maniago (Pordenone), colpito da una scheggia incandescente durante lo stampaggio dei metalli. Una vita appena iniziata, spezzata dal ferro che non perdona.
- Umberto Rosito, 38 anni, è stato travolto da un autoarticolato lungo la strada che collega Orvieto a Fabro. Stava lavorando, ma il suo corpo è stato annientato da un mezzo pesante.
- Franco Cordioli, 70 anni, agricoltore a Roverbella (Mantova), colpito da un malore mentre accendeva il trattore. Uno dei tanti anziani costretti a lavorare oltre ogni età, perché la terra non aspetta e la pensione non basta.
- Raffaele Galano, 58 anni, residente a Vicenza, muore schiacciato da un macchinario all’Aristoncavi di Brendola.
- Un operaio edile cade da un’impalcatura a Frattamaggiore (Napoli) e muore davanti ai colleghi increduli.
- Un uomo di 47 anni, a Paliano (Frosinone), rimane folgorato mentre installa un impianto fotovoltaico: lavorava per la transizione ecologica, ma la sua vita si è spenta in un lampo.
- Moamen Khairy Selim Osman, 35 anni, gruista a Cremona, muore colpito da un mini escavatore.
- Paolo Lambruschi, 59 anni, precipita con il suo dumper in una cava di Carrara, divorato dal marmo che aveva lavorato per tutta la vita.
Chi muore sul lavoro dev’essere ricordato sempre
E non sono che alcuni nomi tra centinaia. Altri restano invisibili, perché stranieri, senza famiglia vicina, o semplicemente ignorati dai media.
Ma quali sono i numeri delle statistiche che ci fanno più paura?
- Oltre il 30% delle vittime aveva più di 60 anni, costrette a lavorare in età avanzata; il 17% aveva superato i 70.
- Gli stranieri rappresentano circa un terzo delle vittime: uomini e donne venuti qui per cercare un futuro, trovano la morte in cantieri, campi, fabbriche.
- L’agricoltura è il settore più colpito, con almeno 94 morti schiacciati da trattori o altri mezzi agricoli.
- Gli autotrasportatori, sempre sulle strade, contano 88 caduti.
- Lo stress da superlavoro e la fatica hanno ucciso altri 88 lavoratori: colpi di calore, infarti, malori sul posto di lavoro.
Ogni statistica porta con sé una storia di dolore che non può essere ridotta a una percentuale.
Chi muore sul lavoro dev’essere ricordato sempre
Non è solo il destino a decidere. C’è anche la mano della politica e delle scelte economiche. Secondo l’Osservatorio, dopo il Jobs Act, che ha cancellato l’articolo 18 e reso più ricattabili i lavoratori, le morti sono aumentate del 43%. E il nuovo Codice degli appalti del 2023, che ha liberalizzato le gare e tolto controlli, ha fatto salire gli incidenti del 15%, soprattutto in edilizia.
La verità è che chi muore così non muore per fatalità: muore perché qualcuno ha risparmiato su sicurezza, su manutenzione, sulla formazione, sui controlli.
Ricordare queste persone è un atto politico e umano. È dare dignità a chi non ha avuto un funerale di Stato, a chi non ha lasciato titoli sui giornali, ma ha lasciato un vuoto enorme in una famiglia che ora dovrà sopravvivere senza di lui.
Non dimenticare significa anche pretendere giustizia: sicurezza sul lavoro, pene certe per chi viola le regole, cultura della prevenzione.
Chi muore sul lavoro dev’essere ricordato sempre
Fonti
- Osservatorio Indipendente di Bologna Morti sul Lavoro (SMIPS, cadutisullavoro.blogspot.com)
- La Bottega del Barbieri (labottegadelbarbieri.org)
- Liberainformazione (liberainformazione.org)
- L’Indipendente (lindipendente.online)
- Il Fatto Quotidiano
- Repubblica
- RaiNews
- Quotidiano La Voce
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