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Quello sconosciuto cimitero napoleonico di Ceccano

ByArch. Vincenzo Angeletti

20 Settembre 2025
Ingresso del Cimitero di CeccanoIngresso del Cimitero di Ceccano

di Vincenzo Angeletti*

Quello sconosciuto cimitero napoleonico di Ceccano

QUELLO SCONOSCIUTO CIMITERO NAPOLEONICO DI CECCANO – Se il detto latino “Verba volant, scripta manent” ovvero “Le parole volano, gli scritti restano” possiamo sicuramente completare con  “, si in marmore ad aeternum” cioè “, se su marmo all’eternità”. Ma così, come vedremo, non si è verificato.

Nella chiesetta del cimitero antico troviamo due iscrizioni che ci ricordano due fasi che non riguardano assolutamente la costruzione del cimitero, ed una erronea datazione dello stesso al 1868. La prima iscrizione ci dice, risparmiamo il testo originale in latino, che “ I ceccanesi, alle ceneri dei cittadini da seppellire, innalzarono il cenotafio nell’anno cristiano 1867. Cav. Filippo Berardi
Prefetto del Municipio e i sei Viri: Raffaele Sindici, Pietro Mancini, Luigi Bucciarelli, Serafino Stirpe, Arcangelo Gizzi e Filippo Lauretti.

Ricordiamo che il cenotafio è un monumento sepolcrale, nel nostro caso la chiesetta, nel quale, tuttavia, non vi sono sepolture.  Ma ci indica anche che è dedicato “[…] alle ceneri dei cittadini da seppellire”, un ulteriore indizio è “[…] nell’anno cristiano 1867”. Se la vicenda non fosse ancora chiara ci viene in soccorso la seconda iscrizione, stavolta datata 1868, con” Questa terra sepolcrale, per portare religione e santità nel luogo, purificata dalle ceneri e dalle ossa, che stanno per essere riscattate, il vescovo di Ferentino solennemente consacrò. Presenti alla cerimonia Luigi Giordani ed Erasmo Pietrosanti presuli romani”.

Il Cimitero diviene quindi Camposanto e si annuncia la sepoltura cristiana che si darà alle ossa e alle ceneri dei defunti ivi già presenti.

Quindi il cimitero già esisteva e ora va fatto un breve inquadramento storico.

Innanzitutto riportiamo un quadro dell’andamento demografico di Ceccano:

Quello sconosciuto cimitero napoleonico di Ceccano

La popolazione in 10 anni triplica con una flessione nel 1860.

La situazione delle sepolture dei defunti, nelle chiese, con l’aumento crescente della popolazione iniziava a porre gravi problemi di affollamento oltre che di igiene.

A Ceccano la situazione è esasperata da particolari situazioni.

Nel 1747 viene demolita, per realizzare il progetto dell’arch. Giovan Battista Nolli, la chiesa di S. Giovanni Battista, con il cimitero in essa contenuto, nel quale venivano sepolte anche le salme delle altre due chiese: S. Nicola e S. Pietro. Per far fronte a tale carenza nel 1773 viene incaricato il capo mastro, milanese, Carlo Guarnieri di realizzare un cimitero a fianco della chiesa di S. Nicola, dove ora c’è la sagrestia e al di sotto l’ex oratorio, di lunghezza 81 e larghezza 25 palmi, ovvero 18 x 5,6 m.

Napoleone emana, il 12 giugno 1804 (23 pratile anno XII), la cosiddetta Legge di Saint Cloud (Décret Impérial sur les Sépultures). Il decreto è composto da ventisette articoli e raccolti sotto cinque titoli e risponde a due scopi: uno igienico-sanitario e l’altro ideologico-politico.

Contiene molte innovazioni: si impone che le tombe vengano poste al di fuori delle mura cittadine, in cimiteri distanziati tra i trentacinque e i quaranta metri dall’abitato. Rispetto al passato tutti i defunti saranno sepolti in fosse individuali, da svuotare dopo cinque anni per lasciare spazio a nuove sepolture.

Ogni tomba reca indicazioni per riconoscere il defunto. Posti a pagamento assicurano, invece, una sepoltura permanente sulla quale poter collocare monumenti funebri con epitaffi. L’editto assegna la gestione dei cimiteri alla pubblica amministrazione, e non più alla Chiesa. Sono vietate, salvo eccezioni, le sepolture in luoghi cittadini o all’interno delle chiese.

L’editto di Saint-Cloud non viene immediatamente recepito dalla normativa della Repubblica e del Regno d’Italia. È infatti Il 5 settembre 1806 che viene esteso anche in Italia, allora sotto il dominio napoleonico, con il nome di “Editto della Polizia Medica”. In questo tre importanti articoli riguardano i cimiteri.

L’articolo 75, proibiva di seppellire i morti in luoghi che non fossero i cimiteri extraurbani. il 76, imponeva la realizzazione di questi cimiteri entro due anni. Ancora il 77, rinviava a un particolare regolamento per le precauzioni e le specifiche che questi cimiteri dovevano avere, lasciando di fatto in mano al Magistrato centrale di sanità il compito di fornire le indicazioni necessarie in attesa del nuovo regolamento.

Questo sarà disposto da Eugenio Napoleone, il 3 gennaio 1811, con il “Decreto diretto a regolare con norme uniformi tutto ciò che concerne la tumulazione dei cadaveri” composto da 24 punti. Ne riportiamo i principali: –il trasporto dei cadaveri, a bara o cassa coperta, si fa, con carrettone dopo la mezzanotte, direttamente dalla casa al cimitero o dalla casa alla chiesa e da questa al cimitero;per le tumulazioni si preparano fosse, individuali, successivamente in fila una dietro l’altra, parallelamente a uno dei lati del cimitero;sono vietati monumenti sepolcrali, essendo permessa l’inserzione sulla terra di croci o lapide, non più alte di 1metro e larghe meno di 0,67;monumenti sepolcrali anche familiari potranno erigersi, a pagamento, in celle collocate lungo il muro del cimitero;sono vietate, nel cimitero, piantumazioni di alberi o coltivazioni nonché il pascolo di animali, divieto che sarà sorvegliato da un sotterratore, anche custode;

i cimiteri sono cinti di muri, di altezza non inferiore a m 2 e sono chiusi con porte a rastrello, di ferro o di legno.

A tali prescrizioni si atterrà l’arch. Vincenzo Cerroni incaricato dal maire (sindaco) Francesco Gizzi di verificare l’idoneità del terreno in contrada l’Olivella o Peschieta, di proprietà di Michel’Angelo Bovieri.

La relazione del tecnico (purtroppo priva degli elaborati grafici) è redatta l’8 agosto 1811, con sopralluogo in pari data.

La dettagliata descrizione ci fa sapere che detto terreno, indicatagli dal maire, dista 605 m dall’abitato, ed è esposto a nord ed in luogo elevato. Sono queste le caratteristiche che lo rendono idoneo alla collocazione del cimitero. Questa premessa consente, in conformità alla Legge (il riferimento è al precitato decreto del 1811) e alle prescrizioni in esso contenute, di destinarlo a tale uso.

In sintesi il progetto prevede:

un quadrato di 150 palmi di lato, pari a 37,5 m, recintato da un muro alto 15 palmi, compresa la fondazione, ovvero 3,35 m. In detto muro, intonacato e spesso 2,5 palmi, pari a 0,56 m, si aprirà una porta con stipiti in pietra viva, larga 6 e alta 12 palmi rispettivamente 1,34 e 2,68 m., coperta con coppi. La chiusura sarà assicurata da un cancello in legno foderato per metà, con catenaccio di ferro e serratura con chiave;

nel terreno saranno scavate n. 15 fosse, compreso scavo e muri con mattoni di testa (si può ipotizzare trattarsi di locali a fossa destinati a più sepolture);

realizzazione di un locale (sicuramente per il custode).

Il costo per la realizzazione è di 3.833 franchi e 29,5 centesimi.  

Quello sconosciuto cimitero napoleonico di Ceccano

La relazione tecnica è sottoscritta dall’arch. Vincenzo Cerroni, e controfirmata, dal maire Francesco Gizzi e altra autorità, non comprensibile, del circondario di Frosinone, tal Jamelli.  

Quello sconosciuto cimitero napoleonico di Ceccano

Il camposanto troverà nelle varie, successive, balze fino all’esedra sommitale, con al centro la cappella dei Padri Passionisti, l’adeguamento ottocentesco al crescente andamento demografico.

Quello sconosciuto cimitero napoleonico di Ceccano

Ci fermiamo, a tale secolo, sottolineando che chi ha interesse alla genesi del camposanto può scorrere, on line, l’inventario dei fondi dell’archivio storico di Ceccano dove, con semplicità, soffermandosi alla voce cimitero, troverà tutti i progetti degli ampliamenti succedutisi, con date e progettisti.

Concludo con la strada che conduceva all’ingresso del cimitero napoleonico e conclusa dalla monumentale tomba in granito. Sappiamo essere chiamata, nel 1922, anno della realizzazione fuori del recinto, della superba cappella votiva voluta dall’avv. Cesare Bragaglia per il figlio, il “Viale dei cipressi”.  Si auspica il ripristino di tali filari con detta essenza arborea; simbolica per eccellenza dei cimiteri in Italia e in Europa, scelto per la sua geometrica verticalità che ricorda una fiamma, e il suo collegamento con l’immortalità.

Con l’occasione ricordo che per la ricorrenza dei defunti anche quest’anno, con i Cultores Artium, si terrà la decima visita guidata al Camposanto, con il sottoscritto. Si ricorderanno le vicende di alcuni personaggi in esso ospitati, con storie e aneddoti. Si tratta del quartiere più popoloso della città, dove il tempo scorre lentamente e in silenzio, occasione per profonde meditazioni sulla vita.

Sarà ovviamente gradita la partecipazione, della quale si darà comunicazione sui social.

Concludo con: Qui nescit, non intellegit

*Vincenzo Angeletti Latini architetto, studioso e divulgatore di storia locale

Comune di Ceccano – il cimitero

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Architetto, studioso e divulgatore di storia locale del Frusinate

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