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Sanità migliora se si investe sul pubblico

Salviamo la sanità pubblicaSalviamo la sanità pubblica

 Il servizio sanitario pubblico nel Lazio


di Antonella Necci

Sanità migliora se si investe sul pubblico

SANITÀ MIGLIORA SE SI INVESTE SUL PUBBLICO – Il servizio sanitario pubblico nel Lazio, tra il 2024 e il 2025, continua a vivere una situazione di forte contraddizione.

Da un lato rappresenta il presidio più sicuro, democratico ed equo di tutela della salute, capace di garantire cure universali e di alto livello, dall’altro soffre per carenze strutturali, carico di lavoro e sottofinanziamento cronico.

Le criticità emerse negli ultimi due anni sono evidenti: i pronto soccorso sovraffollati, con pazienti costretti ad attese medie di 12-18 ore prima di un ricovero; i reparti di emergenza come quelli dell’Umberto I di Roma che, secondo i dati Agenas 2024, hanno gestito oltre 160.000 accessi annui, con un personale ridotto di circa il 25% rispetto agli standard previsti; le liste d’attesa che, secondo il rapporto Cittadinanzattiva 2024, hanno visto pazienti attendere fino a 14 mesi per un intervento di ortopedia o 9 mesi per una visita cardiologica; la cronica mancanza di infermieri, con una media regionale di 5,2 infermieri ogni 1.000 abitanti contro i 9,6 della Germania e gli 8,4 della Francia (dati OCSE 2024).

Nonostante ciò, la qualità delle cure negli ospedali pubblici del Lazio resta tra le più alte d’Italia, come dimostrano i dati del Programma Nazionale Esiti (PNE) 2024 che certificano eccellenze in cardiochirurgia, trapianti e oncologia al Policlinico Gemelli, al San Camillo e allo stesso Umberto I.

È proprio questo il paradosso: strutture pubbliche oberate, con personale ridotto e carichi insostenibili, che però garantiscono standard clinici altissimi, mentre si assiste a un progressivo favore politico ed economico nei confronti della sanità privata.

Nel biennio 2024-2025 la Regione Lazio ha destinato circa 1,7 miliardi di euro ai rimborsi per prestazioni convenzionate con le cliniche private, pari a oltre il 18% della spesa sanitaria totale (dati Ministero della Salute, Rapporto 2025), mentre il finanziamento diretto agli ospedali pubblici è rimasto stagnante.

La conseguenza è che il cittadino, spinto dalla frustrazione delle liste d’attesa, finisce per rivolgersi al privato, pagando di tasca propria o confidando nel sistema convenzionato. Ma qui emerge l’inganno: la sanità privata non possiede né la capacità di presa in carico universale né le stesse eccellenze cliniche diffuse nel pubblico.

Le cliniche private tendono a specializzarsi in interventi ad alta remuneratività, lasciando al pubblico le emergenze, i casi complessi, la cronicità e la medicina territoriale.

Nel Lazio, oltre il 70% degli interventi chirurgici complessi in cardiochirurgia, neurochirurgia e trapianti viene eseguito nel pubblico, mentre il privato concentra la propria attività in ginecologia, ortopedia programmata e diagnostica a basso rischio.

Inoltre, secondo il Rapporto OASI 2025 della Bocconi, la spesa “out of pocket” delle famiglie laziali è cresciuta del 9% nell’ultimo anno, segno che il privato non solo non risolve i problemi del sistema, ma li aggrava scaricandone il peso direttamente sui cittadini.

In questo quadro, l’unica via di miglioramento è un investimento strutturale sul pubblico: assunzioni stabili di medici e infermieri, modernizzazione delle infrastrutture, informatizzazione dei percorsi di cura, riduzione delle esternalizzazioni e un piano straordinario per abbattere le liste d’attesa.

L’ospedale pubblico è sempre la scelta migliore non solo perché garantisce universalità e pari diritti, ma perché è l’unico presidio in grado di affrontare emergenze collettive come epidemie, disastri e grandi traumi, mentre il privato non ha né mezzi né interesse a sostenere simili costi.

Favorire la sanità privata significa accettare una visione distorta: la mediocrità che si maschera da eccellenza, una patina di fuffa che cerca di apparire migliore screditando il pubblico, ma che alla prova dei fatti non possiede la stessa solidità, la stessa capacità di ricerca, né la stessa funzione sociale.

Difendere e potenziare la sanità pubblica nel Lazio non è solo una questione di efficienza, ma di democrazia e giustizia sociale, perché la salute non può essere trasformata in merce.

Fonti: Agenas, Monitoraggio Pronto Soccorso 2024; Cittadinanzattiva, Rapporto Pit Salute 2024; OCSE Health Data 2024; Ministero della Salute, Rapporto sulla spesa sanitaria 2025; Programma Nazionale Esiti (PNE) 2024; Rapporto OASI 2025, CERGAS Bocconi.

Rosy Bindi video

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ByAntonella Necci

Sono Antonella Necci nata a Roma vivo a Roma e insegno lingua e civiltà inglese in un liceo ad indirizzi classico e linguistico. Sono appassionata di storia e filosofia ma voglio provare ad iscrivermi nuovamente all'università. Ho intenzione di ricominciare a studiare per diventare medico, se mi riesce. È sempre stato il mio sogno ma per pigrizia non mi sono voluta misurare con il lavoro da affrontare con la facoltà di medicina.Cos'altro aggiungere? Non mi piace parlare di me!Ah una cosa però la voglio dire: il mio regista preferito è Ken Loach e spero tanto che vinca la Palma d'oro a Cannes visto che presenta un film di connotazione prometeutica!

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