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Concetto astratto di produttività di chi mai ha faticato

ByAntonella Necci

12 Ottobre 2025
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La parola chiave è solo competitività


di Antonella Necci

Concetto astratto di produttività di chi mai ha faticato

CONCETTO ASTRATTO DI PRODUTTIVITÀ DI CHI MAI HA FATICATO – Roberto Vavassori, presidente di ANFIA, ha fatto notizia recentemente dichiarando che per aumentare la produttività bisognerebbe lavorare come i cinesi e criticando le festività come ostacolo alla competitività.

Questa affermazione riassume bene un certo modo di vedere l’industria italiana, dove la parola chiave è competitività, spesso slegata da qualsiasi considerazione per il benessere dei lavoratori.

Questi dirigenti, da Vavassori a Pasini di Confindustria Lombardia, fino a Giuseppe Biazzo di Unindustria Lazio, parlano di salari, produttività, innovazione e green economy, ma quasi mai di fatica, sacrificio o dignità di chi lavora.

La formazione dei dipendenti, la preparazione tecnica e il rafforzamento delle competenze vengono presentati come strumenti per far emergere i migliori, trasformandoli in squali del mercato, ma raramente come un mezzo per migliorare la vita delle persone.

La retorica della competitività diventa quindi una giustificazione per spremere più performance senza rischiare nulla personalmente: questi presidenti siedono al vertice, guadagnano stipendi elevati, dettano linee strategiche e relazioni industriali, ma non conoscono davvero il peso della fatica quotidiana, la pressione di un turno lungo o la responsabilità di un lavoro fisico e tecnico.

Se davvero si vuole qualcuno performante, il primo a mettersi in gioco dovrebbe essere chi detta le regole, perché la credibilità non si compra né si eredita, si dimostra sul campo.

Gli industriali italiani possono parlare di innovazione, digitalizzazione, green economy, smart working e relazioni industriali costruttive quanto vogliono, ma fino a quando il modello di riferimento resta la produttività fine a se stessa e la parola d’ordine è competitività, la qualità del lavoro, la dignità dei lavoratori e la vera responsabilità rimangono concetti marginali, sacrificati sull’altare del profitto e della performance, e chi occupa i vertici continuerà a rischiare solo l’immagine, non la fatica.

L’unico modo per cambiare davvero questa dinamica sarebbe partire da se stessi, dimostrando con l’esempio, condividendo le ore, la fatica, la pressione e le responsabilità, ma nella realtà chi comanda raramente scende al livello del lavoratore, e così la retorica dei grandi industriali resta solo parole, mentre chi lavora continua a essere preparato a diventare performante senza ricevere alcuna reale attenzione per la propria vita, la propria qualità, la propria dignità.


ANFIA

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ByAntonella Necci

Sono Antonella Necci nata a Roma vivo a Roma e insegno lingua e civiltà inglese in un liceo ad indirizzi classico e linguistico. Sono appassionata di storia e filosofia ma voglio provare ad iscrivermi nuovamente all'università. Ho intenzione di ricominciare a studiare per diventare medico, se mi riesce. È sempre stato il mio sogno ma per pigrizia non mi sono voluta misurare con il lavoro da affrontare con la facoltà di medicina.Cos'altro aggiungere? Non mi piace parlare di me!Ah una cosa però la voglio dire: il mio regista preferito è Ken Loach e spero tanto che vinca la Palma d'oro a Cannes visto che presenta un film di connotazione prometeutica!

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