A partire dalla legge di bilancio
di Angelino Loffredi

PORRE L’ATTENZIONE A QUESTIONI DI CASA NOSTRA – Certamente è stato ed è importante seguire e sostenere l’opposizione mondiale al genocidio di Gaza*, l’isolamento internazionale di Netanyahu e tener conto della tregua aperta con lo scambio di ostaggi (20 israeliani per 2000 palestinesi), l’ingresso degli aiuti umanitari ecc. ecc. ma credo sia ugualmente necessario porre l’attenzione anche a questioni di casa nostra e prima fra tutte la legge di bilancio su cui si è aperta la discussione in parlamento.
L’osservazione che intendo sollevare parte dal fatto che se il governo si è impegnato nei prossimi dieci anni a destinare 900 miliardi di euro in armi e difesa, è possibile sperare in una politica a favore della sanità pubblica, la scuola, la ricerca scientifica? Credo proprio di no!
Mi limito pertanto a chiedere che si apra un confronto riguardante una riforma fiscale che si ponga l’obiettivo di redistribuire le ricchezze prodotte dal mondo del lavoro e di non scaricare i costi di crisi sulle spalle di lavoratori dipendenti e pensionati.
Porre l’attenzione a questioni di casa nostra
Mi auguro quindi possa essere introdotto allora un contributo sulle grandi ricchezze. Per essere più concreto: quando coloro che hanno un reddito annuo superiore a 2 milioni pagheranno un contributo per questa ricchezza ?
Secondo uno studio della CGIL, se le 500 mila persone che si trovano in questa situazione pagassero un’aliquota pari all’1,3% entrerebbero nelle casse statali 26 miliardi.
Una bella cifra certamente utile e necessaria per affrontare e risolvere tante necessità.
Porre l’attenzione a questioni di casa nostra
*NOTA di REDAZIONE: Nel corso della puntata di Otto e mezzo, su La7, il direttore di Limes Lucio Caracciolo analizza il significato politico e geopolitico dell’accordo raggiunto nella notte tra Israele e Hamas sulla prima fase del piano di pace proposto dagli Stati Uniti.
In primo luogo,
il giornalista ridimensiona ironicamente il ruolo che il governo Meloni si è accreditato in questo piano: “Ieri Trump ha telefonato a Bibi e gli ha detto: ‘Israele non può combattere contro il mondo’.
E Bibi ha risposto: ‘Sì, lo capisco’. Già questo scambio di battute tra il presidente degli Stati Uniti e il premier israeliano registra una realtà, cioè il fatto che l’opinione pubblica mondiale, o quasi, ha reagito in maniera inusuale a quello che è effettivamente qualcosa di molto inusuale, cioè il tentativo di genocidio di uno Stato contro un popolo. Questo è un dato di fatto“.
Secondo il direttore di Limes, “senza questa pressione internazionale le cose non sarebbero andate così”, anche se “ci saranno state misteriose manovre diplomatiche anche del nostro governo”. (da ilfattoquotidiano.it)
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