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La classe non si impone con prepotenza o scorciatoie

Beatrice Venezi e orchestra ©ispirazionerosaBeatrice Venezi e orchestra ©ispirazionerosa

C’è un confine sottile, ma invalicabile


di Antonella Necci

La classe non si impone con prepotenza o scorciatoie

LA CLASSE NON SI IMPONE CON PREPOTENZA O SCORCIATOIE – C’è un confine sottile, ma invalicabile, tra la promozione del merito e l’imposizione del favore politico.

La vicenda di Beatrice Venezi, protagonista di un caso che ha oltrepassato i confini italiani fino ad approdare sulle pagine del quotidiano argentino La Nación, ne è oggi l’emblema più evidente.

Il giornale di Buenos Aires ha dedicato un ampio servizio al clamore suscitato dalla nomina della direttrice d’orchestra al Teatro La Fenice di Venezia, evidenziando le reazioni sconcertate del mondo musicale e le perplessità dei membri dell’orchestra.

“Escándalo en Italia por el nombramiento de Beatrice Venezi como nueva directora musical de un histórico teatro de ópera”, titola l’articolo, sottolineando che “la decisión fue apresurada, repentina e inconsulta”, un passo compiuto in modo sbrigativo e poco trasparente.

Ma il caso ha assunto un’eco internazionale anche per un altro motivo. Secondo La Nación, una “presunta carta de la embajada italiana en Buenos Aires” avrebbe promosso la figura della Venezi presso il Teatro Colón, in Argentina, a testimonianza di un’influenza politica che – se confermata – travalicherebbe ogni confine.

Il quotidiano riporta le parole di un deputato italiano che ha chiesto spiegazioni al governo, accusando la premier Meloni di “esportare l’amichettismo politico sotto forma di cultura”.

L’articolo argentino si chiude con un riferimento eloquente pubblicato dal Corriere del Veneto: “La estocada de Uto Ughi”.

È proprio il celebre violinista, icona della musica classica italiana, a riportare il discorso al suo giusto livello: quello dell’arte.

“En la música clásica no hay hombre, mujer, joven o viejo. Hay talento y trayectoria. Y si a los músicos de la orquesta le asignan un director que actualmente no tiene la estatura artística, es normal que se hagan oír.”

Tradotto: nella musica non esistono uomini o donne, giovani o vecchi. Esistono solo talento e percorso artistico. È un principio semplice, quasi elementare, che però sembra essersi smarrito. Quando l’arte si piega alla logica della fedeltà politica, smette di essere arte e diventa propaganda.

Nel colloquio con il Corriere del Veneto, Ughi ha rincarato la dose con la schiettezza di chi può permettersi la verità: «Beatrice Venezi non ha il curriculum né la statura per dirigere un teatro come La Fenice. È giovane, ha talento, ma non basta. Queste nomine dovrebbero basarsi su un confronto trasparente, non su rapporti di vicinanza politica.»

Parole che dovrebbero far riflettere non solo chi decide, ma anche chi accetta. Perché la vera forza di un artista è nel sapere quando dire no, quando comprendere che la credibilità vale più di un titolo, e che la musica non perdona le scorciatoie.

Ogni gesto imposto, ogni forzatura istituzionale, finisce per offuscare proprio ciò che si pretende di esaltare.

L’Italia ha una lunga tradizione di direttori e musicisti che hanno conquistato il mondo senza padrini, spinti solo dal loro talento e dal sacrificio.

Pensiamo a Riccardo Muti, a Claudio Abbado, a Carlo Maria Giulini: nessuno di loro ha avuto bisogno di “benedizioni” politiche per ottenere il rispetto delle orchestre e del pubblico.

Ecco perché tutta questa ostinazione nel voler imporre Beatrice Venezi alla Fenice, contro il parere di chi vi lavora, appare come il più grande dei paradossi: si vorrebbe celebrare la classe, ma la si tradisce nel momento stesso in cui la si impone con la forza del potere.

La classe, come il talento, non si costruisce nei consigli di amministrazione, né nei salotti ministeriali. Si guadagna sul podio, prova dopo prova, applauso dopo applauso. Ed è sempre riconoscibile, perché non ha bisogno di essere annunciata.

Forse vale la pena ricordarlo con una metafora che non lascia spazio a interpretazioni.

Se al proprietario di Varenne, il più grande trottatore della storia, qualcuno avesse cercato di imporre un brocco ben agghindato, spacciandolo per un fuoriclasse, quale sarebbe stata la risposta? Un sorriso ironico e un semplice: “Facciamolo correre, poi ne riparliamo.”

Ecco, anche la musica è così: alla fine, conta chi sa davvero correre.


Beatrice Venezi

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ByAntonella Necci

Sono Antonella Necci nata a Roma vivo a Roma e insegno lingua e civiltà inglese in un liceo ad indirizzi classico e linguistico. Sono appassionata di storia e filosofia ma voglio provare ad iscrivermi nuovamente all'università. Ho intenzione di ricominciare a studiare per diventare medico, se mi riesce. È sempre stato il mio sogno ma per pigrizia non mi sono voluta misurare con il lavoro da affrontare con la facoltà di medicina.Cos'altro aggiungere? Non mi piace parlare di me!Ah una cosa però la voglio dire: il mio regista preferito è Ken Loach e spero tanto che vinca la Palma d'oro a Cannes visto che presenta un film di connotazione prometeutica!

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