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Riforma della Magistratura non della Giustizia

Scioperi dei magistrati ©ansa.itScioperi dei magistrati ©ansa.it

L’intenzione di mettere la mordacchia ai giudici


di Aldo Pirone

Riforma della Magistratura non della Giustizia

RIFORMA DELLA MAGISTRATURA NON DELLA GIUSTIZIA – Giorgia Meloni, premier, dice subito: “La mancata registrazione da parte della Corte dei Conti della delibera CIPESS riguardante il Ponte sullo Stretto è l’ennesimo atto di invasione della giurisdizione sulle scelte del Governo e del Parlamento”.

Non ha aspettato la motivazione della sentenza dei Giudici contabili, Giorgia Meloni, per dare il suo “vade retro Satana”. Li ha poi sbeffeggiati dicendo che ignorano come funzionano i computer.

Quindi prorompendole inarrestabile dal suo animus antidemocratico di vecchia missina mai pentita, ha aggiunto un avvertimento di tipo mafioso: “La riforma costituzionale della giustizia e la riforma della Corte dei Conti, entrambe in discussione al Senato, prossime all’approvazione, rappresentano la risposta più adeguata a un’intollerabile invadenza, che non fermerà l’azione di Governo, sostenuta dal Parlamento”.

Che rivela, a suo modo, l’animo postfascista della premier.

Che c’entra infatti la riforma della Corte dei Conti e quella della Magistratura, approvata in Senato giovedì con la Giustizia?

Solo se si ha l’intenzione di mettere in riga gli uni e gli altri perché ostacolano l’invasione, quella vera ed effettiva, del governo sugli organi di controllo da sempre mal sopportati, giustifica la dichiarazione di Giorgia Meloni.

E l’intenzione di mettere la mordacchia ai giudici, sebbene celata in cento modi, è la vera posta in gioco. Per poi passare a successive limitazioni dei controlli della Magistratura sul governo.

Alla nostra premier i giudici non piacciono come non piacciono i giornalisti e chiunque che, nel rispetto della legge di cui l’equilibrio dei poteri è un cardine costituzionale, l’assicurano. Compresa quella della Magistratura, non importa se sia essa contabile o giudicante.

Sulla Riforma costituzionale della Magistratura ci sarà un referendum confermativo senza quorum.

La Destra lo chiama Riforma della Giustizia, ma non è così. Se lo fosse dovrebbe essere dedicata ad accorciare i processi soprattutto civili fornendo i tribunali tante cose che mancano: dai magistrati, ai cancellieri, fino alle macchine fotocopiatrici, come i cittadini si aspettano. Ma di questo neanche l’ombra.

Il punto di partenza è molto arretrato, lo dicono più che i sondaggi, girare per i mercati rurali, nelle Asl, in farmacia, nei supermercati nelle file del medico di famiglia.

La Destra userà ogni arma

Affastellerà tutto e il contrario di tutto, comprese molte bugie: quelle su Dell’Utri e Berlusconi, cavalli di battaglia di FI.

Metterà assieme dalle inchieste dei Magistrati su Garlasco a Enzo Tortora, da Palamara alle indagini aperte e poi archiviate sui politici, approfittando del fatto che non siamo più ai tempi di “Mani pulite” oltre 33 anni fa, quando la Destra sventolava il cappio in Parlamento e l’opinione pubblica sosteneva i Magistrati senza se e senza ma.

Secondo la mia opinione i tasti su cui battere per parlare al popolo profondo sono essenzialmente due:

a) il passaggio irrisorio dal ruolo di Giudice a quello di PM e viceversa (circa una trentina nel 2024 su 9.310 Magistrati in servizio, pari al circa lo 0,31%) dopo la Riforma Cartabia per dare il senso della quisquilia su cui si è impegnato il parlamento per tre anni mentre c’erano cose ben più importanti da affrontare: dai salari, alla sanità, alla crescita economica;

b) la Riforma della Magistratura della Destra non inciderà per nulla sulla vita dei cittadini che si aspettano processi più veloci soprattutto in ambito civile.

Il resto del tentativo autoritario della Meloni – che si guarda bene dal legare il suo nome, come fece Renzi in un delirio di onnipotenza, all’esito del voto confermativo – va citato come compendio finale e reale legandolo ai tasti precedenti.

Oggi Nordio dice che loro non avevano mai promesso l’accelerazione dei processi con questa Riforma, ma allora perché chiamarla “Riforma Giustizia” come fa Giorgia Meloni?


Riforma Nordio

Aldo Pirone

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Aldo Pirone. Giornalista. Vive a Roma. Redattore di Malacoda



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