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Landini e il valore politico della sua proposta

Aldo Pirone

ByAldo Pirone

14 Novembre 2025
Landini all'UE: PACE ©Collettiva.itLandini all'UE: PACE ©Collettiva.it

di Aldo Pirone

Landini e il valore politico della sua proposta

LANDINI E IL VALORE POLITICO DELLA SUA PROPOSTA – Il “contributo di solidarietà” di Landini a 500.000 italiani ricchi viene in qualche modo snobbato chiamandolo “patrimoniale”.

Che lo faccia la Destra della Meloni è ovvio. Meno ovvio che le distanze siano prese da Conte che ha dichiarato sulla questione: “Noi siamo contro la patrimoniale, non è con questa manovra che si abbatte il governo di Giorgia Meloni. Sono altre le armi con cui si deve combattere la destra”, dando così una mano alla Meloni nel confondere “patrimoniale” con “contributo di solidarietà” e sollevando un certo scompiglio fra gli stessi pentastellati.

Poi ci sono i “riformisti” del Pd – categoria la cui storia dal Lingotto in poi è piena di controriforme in campo del lavoro – che ne sono inorriditi, con qualche lodevole eccezione.

Prodi, contro corrente, elogia Mamdani: “è corretto l’indirizzo preso dal nuovo sindaco di New York Zohran Mamdani, serve proporre una tassazione che redistribuisca ed elimini le disuguaglianze”, anche se esprime grandi dubbi che gli “strumenti che propone siano realistici”.

L’altro ieri Landini in un incontro di due ore e mezzo ha illustrato le sue richieste e motivazioni per lo sciopero generale del 12 dicembre alla Schlein.

Dopo che la leader del Pd era rimasta titubante sulla proposta di Landini dicendo: “Nessuna paura, ma i capitali viaggiano più velocemente delle persone. Non ci sottraiamo, ma servono gli strumenti giusti”. Che per lei sono a livello europeo non cogliendo a pieno il valore dirompente qui in Italia della proposta di Landini.

I dubbi sono legittimi e riguardano la fuga dei ricconi colpiti negli Stati vicini a New York come in Italia. Solo che gli Usa sono un unico Stato sia pur federale mentre l’Italia è uno Stato sovrano sia pure a “sovranità limitata”, che grazie alla Meloni (vedi il rifiuto di tassare le Big Tech ecc.) è diventato a “sovranità limitatissima” grazie al rapporto di sudditanza particolare con gli amici Trump e Musk.

Ma se questo avvenisse, come avverrà, aprirà un altro capitolo nel nostro paese che è quello dei paradisi fiscali in Europa e fuori di essa e della irresponsabilità nazionale di gran parte di lorsignori e di come combatterla anche a livello europeo.

Solo Avs di Fratoianni e Bonelli hanno espresso pieno gradimento al “contributo di solidarietà” dimenticando l’uso del termine “patrimoniale” spesso utilizzato a sproposito in passato. Mentre Renzi lo ha definito un autogol.

Il pregio della proposta di Landini è che mette il dito nella piaga della redistribuzione della ricchezza e dove essa è; aprendo un contrasto di classe fra i ceti popolari e operai e lorsignori, inchiodando quest’ultimi alla responsabilità nazionale, avendo così anche un valore identitario per una sinistra in cerca di un legame stabile con i lavoratori e i ceti popolari.

La questione fiscale in Italia ha molti risvolti, dalla tassazione dei redditi delle rendite inferiore a quelli sul lavoro, l’evasione fiscale e contributiva che viaggia, secondo il Mef, intorno ai 100 mld di euro ecc..

Prendiamo quello dell’Irpef e il suo andamento in 51 anni anni a questa parte a suo modo esplicativo del ribaltamento dei rapporti di forza fra lavoratori e lorsignori.

L’Irpef fu istituita nel 1974. All’origine, per assicurare la progressività, aveva 32 aliquote; la massima era del 72%.

Allora la sinistra comunista e socialista era fortissima ed egualmente il potere sindacale di Cgil-Cisl-Uil.

Poi arrivò pentapartito negli anni ’80 (governi del repubblicano Spadolini e del democristiano Fanfani) che, nel 1983, pensarono bene dare un colpo demolitorio alla progressività in favore di lorsignori riducendo le aliquote a 9 e la massima di sette punti: 65%.

Il governo Craxi dette un’ulteriore aiutino con una limatina all’aliquota massima portandola nel 1986 al 62%.

Altro “colpo grosso” alla progressività lo portarono i governi pentapartito guidati dai dc Goria e De Mita che ridussero le aliquote a 7 e la massima di ben 12 punti portandola al 50%. Con il cambio dalla Prima alla seconda Repubblica anche il governo dell’Ulivo di Prodi portò il suo contributo a lorsignori riducendo gli scagioni a 5 e l’aliquota massima dal 51 (Amato l’aveva ritoccata di un punto nell’annus horribilis 1992) al 45,5 più lo 0,5% regionale.

Il governo del post comunista D’Alema si guardò bene dal rovesciare la tendenza.

Poi arrivò Berlusconi che si limitò a portare l’aliquota massima al 43% mentre gridava al fisco esoso perché in Italia, come dice l’aforisma, “il pianto frutta” soprattutto ai super ricchi. L’unica cosa che non gli riuscì fu la sostituzione dell’Irpef, per altro diventata una gruviera, con l’Ire a tre scaglioni. Subito abolita dal secondo governo Prodi.

A ridurre a 4 aliquote l’Irpef ci ha pensato il governo Draghi nel 2021 anno fiscale 2022.

Ma non è finita. Il governo post fascista della Meloni ora le porta a tre in attesa della flat tax.


Costituzione e Fisco

Aldo Pirone

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Aldo Pirone. Giornalista. Vive a Roma. Redattore di Malacoda



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