Un’invocazione alla neutralità per difendere l’Italia

Cappella Sistina

di Michele Santulli

Un'invocazione alla neutralità per difendere l'Italia
Il Campanile di Giotto

UN’INVOCAZIONE ALLA NEUTRALITÀ PER DIFENDERE L’ITALIA – Prima del 1870 l’Italia, per ricordare un celebre motto, era “una espressione geografica”,  cioè non esisteva come nazione: esistevano una serie di stati e staterelli indipendenti, lontani e soprattutto assenti alle continue e secolari rivalità europee che insanguinavano e appezzentivano* le genti.

Il risultato di siffatta situazione di permanente belligeranza transalpina fu che l’unico e immenso patrimonio architettonico e artistico dell’Italia, realizzato anche da gran parte di questi stati indipendenti, si conservò sostanzialmente intatto fino ad oggi, laddove quello dei paesi europei  guerrafondai andò quasi totalmente cancellato e distrutto: le bombe americane del secondo conflitto mondiale completarono il feroce annientamento.

Eppure l’Italia non ha capito dovutamente tale sua immeritata fortuna ancora in gran parte in piedi, a dispetto di quei cementieri che oggi con  complicità politiche deturpano o demoliscono!

Il colmo, dopo la prima guerra mondiale, sono state le conseguenze delle ridicole e criminali velleità mussoliniane di grande paese: abbiamo già messo da parte le enormi devastazioni e rovine delle città italiane provocate dalle bombe americane principalmente:  alcuni tesori artistici ridotti in polvere come l’antico centro storico di Napoli e il Monastero di S.Chiara, addirittura gli scavi di Pompei, addirittura Roma S.Lorenzo, Firenze, Padova con il parziale annientamento della trecentesca chiesa degli Eremitani ricchissima di affreschi dell’epoca tra i quali quelli del Mantegna, a un soffio dalla Cappella di Giotto e Bologna con la ricca Basilica di San Domenico, Milano bombardata, dai Tedeschi, addirittura il Museo di Brera, perfino La Scala: ci arrestiamo con la disperazione nel cuore ricordando anche Montecassino e Cassino.

Voglio richiamare alla memoria quelle famigerate parole del generale in capo delle truppe americane riferendosi all’Italia:

«Stiamo per invadere un Paese ricco di storia, di cultura e d’arte come pochissimi altri. Ma se la distruzione di un bellissimo monumento può significare la salvezza di un solo soldato, ebbene, si distrugga quel bellissimo monumento.»  

E’ lo stesso generale che aveva già approntato cinquecento aerei per bombardare Roma se Badoglio non si affrettava a firmare il famoso armistizio con la Germania.

Giustamente, ci si può aspettare qualcosa d’altro da quelli che hanno eliminato milioni e milioni di indiani pellerossa per depredarne le terre, che per cancellare l’onta dello sfruttamento più selvaggio, lo schiavismo capitalistico, dovettero subire le distruzioni e il dissanguamento di una guerra civile durata cinque anni: possono mai nutrire  un sentimento per l’architettura antica,  omettendo quanto architettato nel mondo dal 1945 ad oggi?

Come può la maggioranza degli Italiani accettare indifferente il turbinio continuo del nostro presidente sui palcoscenici politici internazionali, quasi sempre non solo per amore o altro del caro Zelensky quanto  sicuramente per patologico, acceso odio verso la Russia, scaturito veramente da che cosa? 

La distruzione incredibile della intera città di Gaza o quella in essere della Ucraina, non suscita terrore, e panico, al nostro presidente?

Non pensa o non conosce il Campanile di Giotto, la Torre di Pisa, la Cappella degli Scrovegni, la Cappella Sistina…?

Basterebbe un soffio per la fine! Con quale spirito, se consapevole, sta esponendo il nostro Paese alle minacce di rappresaglia e vendetta?

Forse che l’inerzia o l’ignavia del popolo italiano sono l’approvazione di tali velleità? Siamo tornati al motto ”se avanzo, seguitemi”?

Come si permette il nostro beneamato elegantissimo Presidente di mettere in pericolo la nostra unica e sola ricchezza, in connivenza con un piccolo gruppo di altri e di altre,  ”scellerati e pazzi”, come disse Papa Francesco?

Le sue idee presidenziali non le consentono forse di dichiarare la neutralità e la non partecipazione a quelle contingenze politiche architettate da certi personaggi e personagge la cui sola molla e sprone sono l’odio gratuito verso Putin e l’adorazione ipocrita e grottesca per Zelensky, con  la deferente servitù a Trump, col risultato di contribuire grazie agli armamenti  e ai soldi pubblici regalatigli, di ottenere l’ulteriore maggiore annientamento dello sfortunato paese.  

Richiami alla memoria invece quelle esortazioni di quel Grande del quale dopo duemila anni ancora non se ne sono comprese la grandezza e saggezza: “Beati i pacifici e gli operatori di pace perché saranno chiamati figli di Dio,”  solo i pacifici sono chiamati figli di Dio, nemmeno gli apostoli nel Vangelo di Matteo.

E Davide Sassoli che ha lasciato scritto:”…. bisogno di Europa, di un’Europa che sia e diventi uno strumento di pace”:  non era più proficuo per lui andare a pascolare le pecore, visti i frutti e gli esiti diametralmente opposti delle sue raccomandazioni? Anche da parte delle numerose bellicose donne del Parlamento europeo? 

‘La pace si prepara con la pace’, scrisse un  politico sinistrorso e Benedetto Croce scrisse  “…la guerra che continua il costume barbarico del sangue, delle stragi, delle crudeltà e dei  tormenti” .E infine si ricordino le angosce del Prof. Chomsky, la coscienza critica dell’America: “ci stiamo avvicinando al momento più funesto della storia dell’uomo….siamo di fronte alla eventualità  della distruzione della  esistenza umana organizzata”.

E le Ursule e Ursuli europei parlano solo di guerra e di armamenti, di abbracci  e bacetti a Zelensky e di odio  forsennato e patologico per Putin.   

*appezzentivano = rendere pezzenti 

L’Europa e la guerra

Michele Santulli
Michele Santulli su UNOeTRE.it

Cerca e acquista i tuoi libri da qui su Amazon

Affiliate Disclosure




Privacy Policy Cookie Policy Termini e Condizioni
Logo di UNOeTRE.it

https://www.unoetre.it/2024/09/09/come-sostenere-unoetre-it


ByMichele Santulli

Michele Santulli è ciociaro di Atina in Valcomino. Già insegnante nelle scuole superiori e temato in Germanistica alla Università di Pisa, poi, lasciata la scuola, antiquario per molti anni in Cassino. Ha raccolto neim suoi libri le proprie deduzioni ed osservazioni su aspetti e realtà eccezionali eppur sconosciuti della Terra di Ciociaria che marcano e contrassegnano la storia artistica e sociale dell’Europa Occidentale.

Privacy Policy Cookie Policy



Verificato da MonsterInsights