Voi non cedete e noi resistiamo quanto serve

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di cosambiroma5*

Voi non cedete e noi resistiamo quanto serve

VOI NON CEDETE E NOI RESISTIAMO QUANTO SERVE – “Non c’è due senza tre” dice un famoso proverbio e tre sono le volte in cui, negli ultimi tempi, abbiamo chiesto un’audizione alla Commissione Sanità del Consiglio regionale del Lazio. 

Più che un detto popolare, ormai sembra una conferma: da anni, infatti, la politica – sempre più autoreferenziale – evita sistematicamente il confronto con i comitati civici, forse perché portiamo sul tavolo questioni di merito, troppo concrete e scomode.

Con tenacia e grande senso civico continuiamo a rivolgerci a chi ha responsabilità istituzionali: il Presidente della Regione Francesco Rocca, l’Assessore al Bilancio Giancarlo Righini, la Presidente della VII Commissione permanente “Sanità, politiche sociali, integrazione sociosanitaria, welfare”, Alessia Savo, e a tutti i membri della Commissione.

E continuiamo anche a evidenziare la mancanza di volontà politica dei Sindaci nell’utilizzare tutti gli strumenti amministrativi di loro competenza e nel creare una rete territoriale per fronteggiare le complesse carenze del servizio sanitario, attraverso un “patto tra Comuni”.

Ad un soggetto unico, forte e rappresentativo, preferiscono la frammentazione dei bisogni del territorio: restando divisi indeboliscono ogni battaglia. Ciononostante, continuiamo a chiedere ascolto e non sarà l’ultima volta.

La nostra nota di accompagnamento alla richiesta di audizione – firmata da due importanti associazioni, come il Forum per il Diritto alla Salute e Medicina Democratica – ribadisce le gravi criticità che, irrisolte, si sono ormai radicate nella ASL Roma 5 (già oggetto di un esposto presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Tivoli presentato da Cittadinanzattiva Regione Lazio nel 2015) – e in particolare nel polo ospedaliero Colleferro-Palestrina. 

A dieci anni di distanza quelle problematiche si sono cronicizzate e la carenza di personale sanitario in alcuni reparti ha assunto i contorni di una vera emergenza, soprattutto nei Pronto Soccorso e nelle unità di anestesia, rianimazione, terapia intensiva e diagnostica per immagini (RMN). 

Alla luce del progressivo peggioramento della situazione, con ricadute gravi sia sui pazienti che sul personale in servizio, abbiamo richiesto una serie di interventi urgenti e prioritari: alcune azioni amministrative sono oggi indifferibili, almeno per tamponare una condizione che è ormai diventata una severa urgenza sanitaria e sociale.

Dalle interviste dei sindacalisti nazionali dei medici dell’area emergenza-urgenza emergono appelli sempre più accorati: servono risorse adeguate per tamponare la cronica carenza di organico, migliorare i trattamenti economici e rendere più attrattivi i percorsi di carriera. 

Ma tra le righe leggiamo un senso di attesa sterile, quasi rassegnata, come quella dei militari nella Fortezza Bastiani de “Il deserto dei Tartari”: si aspetta un cambiamento che non arriva mai.

I diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione alla persona, soprattutto in condizione di emergenza-urgenza, non possono essere messi in discussione dai limiti imposti dai bilanci regionali o statali. 

A fronte di un prelievo fiscale tra i più alti – l’addizionale IRPEF del Lazio è stabilmente ai vertici nazionali – i contribuenti ricevono una minore offerta qualitativa dei servizi, a cui si aggiunge il peso del ticket. Una sproporzione evidente, che mina alla radice il principio di equità del nostro sistema sanitario.

La gravissima carenza di personale, unita all’insufficienza cronica di posti letto nella ASL RM5, compromette seriamente il rispetto dei tempi delle liste d’attesa, sia per le visite ambulatoriali sia per gli interventi chirurgici ospedalieri.

Il paziente è spesso costretto a rivolgersi alla sanità privata – se ha le risorse economiche – o a sottoscrivere polizze assicurative, che non tutti possono permettersi. Chi non ha mezzi adeguati si trova di fronte a un bivio drammatico: rinunciare alle cure o affrontare attese incompatibili con la propria condizione di salute.

Poi ci sono i sempre più frequenti “viaggi della speranza” verso Roma o addirittura fuori regione, in territori con maggiore disponibilità di personale e posti letto. Ma anche queste strutture, ormai, sono al limite: sature, sotto pressione e sempre meno in grado di garantire i diritti costituzionali all’assistenza e alla cura.

Chi fosse interessato a prendere visione delle comunicazioni inviate alla Regione può contattare i comitati e le associazioni civiche firmatarie della richiesta di audizione.

Sappiamo quanto sia difficile ottenere giustizia sociale e sanitaria, soprattutto perchè la politica – ad ogni livello – non si assume fino in fondo le proprie responsabilità.

Ma non possiamo arrenderci, dobbiamo continuare a sollecitare gli enti pubblici e gli amministratori affinché si riesca, almeno, a salvare il salvabile, avendo sempre molto chiaro che non basterà aumentare le risorse – oggi destinate più alla difesa che alla sanità – se non verrà immediatamente posta all’ordine del giorno una vera riforma del Servizio Sanitario Nazionale (Legge n. 833/1978).

Un servizio ormai snaturato dalle controriforme degli anni ’90, che hanno progressivamente spalancato le porte al profitto e alla sanità privata.

*Dott. Stefano Fabroni, Presidente Comitato Salute ed Ambiente Asl Rm5 (cell. 3479177580)
Dott. Ina Camilli, Coordinatrice Comitato libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro” – Coordinamento territoriale (cell. 3357663418)

ASL Roma5

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