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La fiera Più Libri Più Liberi ci insegna qualcosa

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7 Dicembre 2025
Fiera del Libro, Più Libri Più LiberiFiera del Libro, Più Libri Più Liberi

La fiera Più Libri Più Liberi ci insegna qualcosa

di Becchis e Ammendola*

LA FIERA PIÙ LIBRI PIÙ LIBERI CI INSEGNA QUALCOSA – La fiera Più Libri Più Liberi è organizzata dall’Associazione Italiana Editori.

Il presidente è il dottor Innocenzo Cipolletta che, come recita la voce di wikipedia è, tra il molto altro, “Presidente di Confindustria dal 1990 al 2000, Presidente FeBAF (Federazione Banche, Assicurazione e Finanza), presidente AIFI (Associazione Italiana del Private Equity e Venture Capital), Presidente del Fondo Italiano d’Investimento, Membro del consiglio di amministrazione del GEI (Associazione Italiana Economisti d’Impresa)” e siede nei consigli di amministrazione di una decina di gruppi industriali.

Insomma un “editore puro”, come si diceva un tempo! Un’organizzazione quindi guidata dai principi più ferrei del capitale, dove, nonostante la leggenda e la narrazione rosea, chi non ce la fa muore.

Un’associazione di editori guidata da un uomo d’affari, esponente del capitalismo più convinto e irremovibile. Ci stupiamo della sua risposta?

“Hanno pagato, si attengono al regolamento che si richiama anche (addirittura) ai principi della Costituzione, va tutto bene”. Cosa dovrebbe rispondere il dottor Cipolletta?

Allora dov’è lo scandalo che non possiamo accettare? È tutto nel fatto che questa economia in affanno, incapace di generare risorse per chi ha meno (compresi i piccolissimi editori), lanciata nel compito immane e quotidiano di salvare se stessa stritolando tutto il resto (compresi gli esseri umani), genera mostri, utili a sé e violenti come sempre, nel laissez faire laissez passer dei democratici liberal.

Genera il fascismo, che non affitta uno stand in una fiera, è al governo oggi, come nel secolo breve c’è stato quando il capitale ce lo ha messo. Gli scandalizzati non se ne sono accorti?

Tra le mille astrusità che spaccia come cultura, non si ricordano il discorso di apertura di PiùLibriPiùLiberi dello scorso anno del ministro Giuli? Un insieme raccapricciante di “identità nazionali, schiene dritte, italianità” e intolleranze sciorinate senza che nessuno fuori dalla fiera gli tirasse le uova.

Siamo certi nell’assoluta buona fede e solidità di principio di chi da questa fiera si è tirato indietro e siamo al fianco di Zerocalcare, coerente, credibile e trasparente da anni nelle sue scelte, ma non tolleriamo che tanti “clerici” e amministratori si dichiarino oggi e solo oggi scandalizzati, negando la loro presenza, da quel disgustoso ingombro alla Fiera che ha tanti fari puntati su di sé e poi tacciono, distratti dal fluire dei giorni, quando a professori universitari viene tolta la parola se vogliono ragionare di svuotamento della democrazia, quando al corpo docente viene impedito con circolare ministeriale di “parlare di Gaza”, quando si negano aule universitarie o aule consiliari (luoghi deputati alla difesa della democrazia) a chi vorrebbe ragionare del baratro della guerra che si spalanca sotto i nostri piedi giorno dopo giorno, quando le costanti spallate alla Costituzione ha visto tutto l’arco parlamentare all’opera, quando nei consigli di amministrazione della Leonardo e della sua fondazione siedono esponenti di spicco del maggior-partito-di-opposizione.

E ancora, dove erano quando la terza carica dello Stato diceva che partigiani e ragazzi di Salò erano uguali? Quando ai fascisti di Colle Oppio a Roma un deputato dem voleva restituire la loro sede “secondo un principio di democrazia”? Dove sono il sindaco, che non ha tempo di venire a Porta San Paolo il 25 aprile,  e l’assessore alla cultura quando si chiede di chiudere Casa Pound? Quando Forza Nuova scorrazza per Torpignattara alla caccia di migranti? Quando la città viene divisa in “zone rosse”?

Certo, questi sono fatti eclatanti, ma poco “mondani” a cui si dovrebbe ribattere con la presenza, con i corpi, con la fatica, alzando la voce ogni giorno, ogni momento come fecero i comunisti e le comuniste che non salirono sdegnati sull’Aventino, difendendo fino all’ultimo la dignità di un parlamento oltraggiato dalla presenza dei fascisti.

Perché il fascismo non è un opinione ma un reato, come diceva Pertini, non solo dentro la Nuvola, ma in ogni passo dell’esistenza e nella quotidianità.

E l’antifascismo è lucidità che sa individuare nel riconoscimento dell’uguaglianza, della difesa dei più deboli e della lotta di classe lo strumento più efficace per non dare le chiavi dello stato ai fascisti, come purtroppo è stato fatto.

Allora le intellettuali e gli intellettuali democratici, se proprio non se la sentono di invischiarsi nella fatica della militanza antifascista di strada, si schierino anche contro un’associazione diretta da un capitano d’industria, si schierino contro la distribuzione che si porta via, come gli antichi rentiers, la metà del costo di un libro non svolgendo nessun vero lavoro e favorendo invece lavoro precario, pretendano limpidità costituzionale dai grandi gruppi editoriali.

E agli editori piccoli e medi un consiglio: organizzare in modo collettivo e libero un’altra fiera che non chieda costi esorbitanti per 4 giorni, liberarsi da pericolose gerarchie che non possono che stare al fianco “di chi paga” senza stare a guardare la merce lurida che mettono sul banco, volgere l’attenzione a spazi autogestiti per creare un fronte democratico che faccia del libro lo strumento di libertà che deve essere.

E all’immondizia poter dire “Sparisci”, mai più “Bene, hai pagato”.

*Michela Becchis, Giovanni Ammendola Responsabili Cultura, Antifascismo e Memoria
Partito della Rifondazione Comunista – SE Lazio

PRC-SE Lazio

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