A cui riportare la politica estera e di difesa USA
di Stefano Rizzo

IL MALE MINORE ACCETTARE UN PIĆ MODESTO REALISMO – Se non fosse che in prima pagina porta il sigillo del presidente degli Stati Uniti si stenterebbe a credere che la nuova National Security Strategy non sia un fake di qualche potenza straniera, tanto ĆØ sciatta la scrittura e disordinata lāesposizione rispetto ai precedenti testi, persino a quello emanato dallo stesso Trump durante la prima presidenza, quando ancora nei corridoi della Casa bianca circolavano esperti diplomatici e militari alfabetizzati.
Il documento, che tradizionalmente ogni presidente pubblica allāinizio del suo mandato, identifica le minacce e gli obbiettivi dellāazione diplomatica e militare degli Stati Uniti nel mondo. Ogni stagione ha i suoi. Negli anni della guerra fredda la minaccia era rappresentata dallāUnione Sovietica e dal pericolo di una guerra atomica, mentre lāobbiettivo era di difendere la democrazia e la libertĆ dallāautoritarismo comunista.
Finita la guerra fredda, arrivarono gli anni del terrorismo e della āguerra globale contro il terroreā, e lāobbiettivo principale divenne come difendersi dal jihadismoislamico che minacciava āil nostro stile di vitaā. Negli anni successivi terrorismo e Russia passarono in secondo piano rispetto alla āminacciaā della Cina, che da concorrente venne promossa ad avversario globale e membro permanente di un nuovo āasse del disordineā comprendente Russia, Iran e Corea del Nord.
Il male minore accettare un più modesto realismo
LāAmerica latina non aveva mai occupato un grande rilievo sulle pagine della National Security Strategy. Certo, Fin dagli anni Venti dellāOttocento gli Stati Uniti avevano rivendicato la loro sfera di influenza esclusiva sul sub-continente (dottrina Monroe) affermando anche, con il ācorollario Rooseveltā del 1904 il diritto ad intervenire militarmente per difendere i propri interessi economici e strategici.
E cosƬ hanno fatto nel corso di tutto il Novecento organizzando colpi di stato e spedizioni militari in quasi tutti i paesi dellāAmerica latina, non perchĆ© costituissero una minaccia alla loro sicurezza (non ne avevano nĆ© la forza militare nĆ© quella economica), ma per impedire che divenissero un trampolino di lancio per lāespansione del comunismo mondiale. Passata quella fase, Centro e Sud America caddero nellāoblio degli strateghi nordamericani.
Fino ad oggi. La grande novitĆ del nuovo documento trumpiano ĆØ la centralitĆ , sempre per la sicurezza e gli interessi degli Stati Uniti, di tutto lāemisfero occidentale. La sicurezza non da impossibili attacchi militari, bensƬ dallāimmigrazione e dalla piaga della droga. Sembrerebbero due questioni di politica interna, ma sono qui elevate alla dimensione internazionale.
La prima, lāimmigrazione, ĆØ giĆ stata affrontata da Trump fin dallāinizio della sua presidenza con la brutalitĆ delle deportazioni e la chiusura del confine meridionale, ignorando completamente lāobbligo giuridico di accoglienza dei richiedenti asilo. Ora evidentemente si tratta di ottenere la collaborazione dei paesi di transito perchĆ© agiscano da poliziotti e carcerieri per conto degli Stati Uniti.
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La seconda questione, la droga, assume nel documento un carattere surreale. à certamente vero che la maggior parte della droga arriva negli Stati Uniti dal sud, ma il problema non è dove si produce o dove transita, bensì dove viene consumata. Gli americani sono i maggiori consumatori al mondo di droghe naturali e sintetiche e sono loro che alimentano il vasto mercato criminale che le produce, così come sono loro che esportano illegalmente le armi con cui i cartel esercitano il loro dominio criminale.
I 100.000 morti di overdose negli Stati Uniti ogni anno costituiscono effettivamente una gravissima epidemia, che dovrebbe però essere affrontata innanzitutto in patria. Colpire i trafficanti, uccidendo in alto mare presunti corrieri di droga (come Trump sta facendo da settimane nel mar dei Caraibi) non solo viola il diritto internazionale, ma è inefficace: porterà soltanto ad un aumento del prezzo delle dosi di cocaina o fentanil e non ridurrà né i consumi né le morti.
Ma il vero scopo dellāattenzione sul Centro e Sud America ĆØ un altro, peraltro chiaramente indicato: uno scopo affaristico. Gli ambasciatori americani sono invitati a cercare āopportunitĆ commercialiā nei paesi dove si trovano e ad ottenere contratti esclusivi, senza gara, per le aziende americane. Per Trump questi paesi sono ārepubbliche delle bananeā, a sovranitĆ limitata, ovviamente sotto il controllo del grande fratello del Nord, che si arroga il diritto di far fare loro ciò che vuole, sia per ottenerne vantaggi economici sia per scaricarvi immigrati indesiderati.
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La parte del documento che ha più colpito gli europei riguarda i rapporti con i paesi del vecchio continente e con lāUnione europea. Qui ci troviamo di fronte ad una linea di continuitĆ seguita da una cesura netta. La continuitĆ ĆØ quella ormai ventennale dei rimproveri agli europei perchĆ© non contribuirebbero a sufficienza alla propria difesa, una costante di tutti i presidenti a partire da Bush junior fino allāattuale.
Negli anni si ĆØ assistito soltanto ad un aumento del livello delle contumelie: dallo āscrocconiā di Obama a āimbroglioni che ci vogliono fregareā di Trump (che per la veritĆ metteva insieme spese militari e esportazioni).
Ma mentre per il passato i rimproveri riguardavano il ruolo allāinterno dellāAlleanza atlantica per la ādifesa dei comuni valori democraticiā, il nuovo documento sposta lāattenzione dalla sicurezza comune alla condanna unilaterale ā una vera e propria intemerata ā nei confronti degli europei e dellāUnione: sempre scrocconi, ma per di più non democratici perchĆ© con le loro āorganizzazioni transnazionaliā (si suppone che il riferimento sia allāUnione Europea) minano āla libertĆ politica e la sovranitĆ dei singoli statiā, rischiando cosƬ āla cancellazione della civiltĆ europeaā.
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Unāaccusa di mancanza di democrazia e libertĆ politica che appare tanto più surreale in quanto proviene da un presidente che sta instaurando nel suo paese una sorta di ādemocraturaā, attaccando le garanzie e le istituzioni di una democrazia liberale, la magistratura, la stampa, le universitĆ , le stesse prerogative del Congresso.
Per quanto inverosimile, lāaccusa agli europei di mancanza di democrazia, trova una perfetta spiegazione allāinterno dellāideologia sovranista e illiberale della nuova destra internazionale, di cui il presidente americano e il suo movimento MAGA sono da anni un punto di riferimento.
Quanto alla sostanza delle critiche, essa non corrisponde al vero almeno su due questioni. Su quella militare, ĆØ certamente vero che la spesa militare americana (mille miliardi dollari allāanno) ĆØ enormemente superiore a quella europea, ma non bisogna dimenticare che serve a coprire il costo di 1.200.000 soldati, sette flotte oceaniche e centinaia di basi miliari allāestero, di cui quelle in Europa sono una piccola parte (circa 80.000 soldati e una quindicina di basi).
La spesa diretta degli Stati Uniti per la Nato ammonta a solo il 16 per cento del totale e corrisponde a quanto fissato dal trattato istitutivo in relazione alla popolazione e PIL degli stati membri.

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Quanto alla spesa militare, gli europei non dovrebbero avere complessi di inferioritĆ . I principali paesi dellāUnione più il Regno Unito spendono oltre un terzo degli americani (350 miliardi) senza però avere la loro proiezione mondiale, cifra che in ogni caso ĆØ più del doppio di quanto spende oggi la principale minaccia, la Russia, dopo oltre tre anni di guerra.
Anche per quel che riguarda i soldati in servizio il loro numero ĆØ di circa 1.400.000 suddivisi in 28 eserciti nazionali. Il problema quindi non ĆØ di spendere di più ma di spendere meglio, coordinando le risorse e riempiendo le lacune che presumibilmente si apriranno con lāabbandono da parte degli Stati Uniti (chiaramente adombrato nel documento di sicurezza nazionale) del teatro europeo.
Anche sulla questione del ādegradoā economico-sociale dellāEuropa, si tratta di affermazioni assurde con le quali il documento sembra volere trasporre sullāEuropa lāaccusa che Trump era solito rivolgere, durante la campagna elettorale, al suo predecessore, di avere cioĆØ portato il paese alla rovina totale (American Carnage, carneficina dellāAmerica, era lāaccusa).
Al contrario, tutti gli indicatori socio-economici dicono che lāEuropa ĆØ un posto molto migliore in cui vivere degli Stati Uniti. Qui si consuma meno droga, ci sono molti meno morti da overdose e da abuso di alcool, gli omicidi e i suicidi sono circa un decimo, lāaspettativa di vita ĆØ superiore di circa cinque anni, cāĆØ maggiore sicurezza del lavoro, migliore sanitĆ e welfare.
Lāunico indicatore in cui gli Stati Uniti superano gli europei ĆØ il reddito procapite, che ĆØ quasi il doppio di quello medio europeo; ma ĆØ un dato largamente vanificato dallāaltissimo livello di diseguaglianza di quel paese (su sessanta paesi ad alto sviluppo gli Stati Uniti sono al 50° posto per diseguaglianza), molto maggiore che in Europa.
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Quanto alla spesso asserita perdita di potere economico dellāEuropa, essa ĆØ vera solo in parte e relativamente. Gli europei hanno sicuramente seri problemi di crescita economica e di investimenti, particolarmente nellāhigh tech.
Lāeconomia europea ha perso posizioni come percentuale del prodotto mondiale lordo passando da circa il trenta per cento del 1970 al 18 per cento di oggi, ma il dato ĆØ evidentemente legato allāascesa della Cina, che ĆØ passata dal tre-quattro per cento di cinquantāanni fa a quasi il venti per cento del 2025.
Ma in cifra assolta la realtĆ non ĆØ affatto sconfortante: i paesi dellāUnione europea nel loro insieme hanno un PIL, a paritĆ di potere di acquisto, uguale a quello degli Stati Uniti (29.200 miliardi di dollari).
Sono tutte considerazioni che non intendono assolvere lāUnione europea, nĆ© i singoli paesi, dalle loro manchevolezze nella gestione dellāeconomia o per i molti problemi sociali irrisolti, tra cui quello dellāimmigrazione.
Dimostrano tuttavia come le volgari accuse rivolte dalla National Security Strategy americana nei confronti dellāEuropa avrebbero richiesto da parte dei leader europei, e soprattutto da parte dei vertici dellāUnione, risposte meno paludate, forse anche uno scatto di orgoglio.
Tra le tante assurditĆ cāĆØ tuttavia nel documento americano un elemento potenzialmente positivo che, tra i molti commenti giustamente negativi, non ĆØ stato sufficientemente evidenziato. Lāabbandono della usuale ripetizione di formule stantie come āpromozione della democraziaā contro lāautoritarismo e ādifesa dellāordine liberale internazionaleā contro coloro che vogliono sovvertirlo, rappresenta certamente un arretramento nei confronti dei valori di rispetto dei diritti umani e della legalitĆ internazionale di cui gli Stati Uniti sono stati a lungo portatori, e apre la strada ad una visione affaristica (non solo in America latina, ma in Medio Oriente e altrove) della politica estera americana.
Il male minore accettare un più modesto realismo
Allo stesso tempo non si può ignorare il fatto che, dal secondo dopoguerra in poi, i valori di democrazia, libertà e diritti umani sono spesso stati usati per mascherare forme brutali di ingerenza e di aggressione nei confronti di altri stati, oltre che di dominio commerciale.
Troppo spesso gli Stati Uniti sono venuti meno ai loro buoni propositi scatenando colpi di stato contro paesi considerati nemici (dallāIran di Mossadeq nel 1953 al tentativo oggi di cacciare Maduro dal Venezuela) o, ancora peggio, guerre devastanti e crudelissime come in Vietnam, Afghanistan, Iraq, Libia e tante altre operazioni militari āminoriā.
Non cāĆØ stato solo questo, naturalmente, ma anche questo. Riportare la politica estera e di difesa americana sulla base di un più modesto realismo, anche se vuol dire accettare il mondo cosƬ comāĆØ invece di pretendere di cambiarlo esportando con le armi la democrazia, e anche se il presidente che si propone di farlo si chiama Donald Trump, può dopotutto essere il male minore.
Il male minore accettare un più modesto realismo
12 Dicembre 2025
Foto da Ytali.com
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fonte Ytali.com
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