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Aldo Pirone: La mia opinione sul fascismo di oggi

Aldo Pirone

ByAldo Pirone

14 Dicembre 2025
Da Millenium. Mensile diretto da Peter GomezDa Millenium. Mensile diretto da Peter Gomez

Aldo Pirone: La mia opinione sul fascismo di oggi

ALDO PIRONE: LA MIA OPINIONE SUL FASCISMO DI OGGI – Per risalire sommariamente alle forme odierne del “virus” del fascismo sembra a me che non si possa prescindere dalla subalternità al “pensiero unico” assunta dalla sinistra nell’era del neoliberismo globalizzatore.

Le fasi della globalizzazione furono diverse e segnate dalla storia dei singoli paesi, ognuna di esse ebbe i suoi protagonisti politici nazionali ed internazionali, ma la lunga “rottura della connessione sentimentale” coi lavoratori e i ceti popolari da parte della sinistra cominciò lì ed ebbe i suoi effetti strutturali e sovrastrutturali per decenni in Occidente.

Diverse furono le ricadute sociali e politiche nell’Oriente asiatico.

Quel processo fu favorito anche dal rivoluzionamento delle nuove tecnologie della produzione, della comunicazione, dalla finanziarizzazione dell’economia che ha prodotto, da ultimo, uno strapotere del capitale sotto forma di big tech e di grandi multinazionali condotte da grandi magnati tipo Elon Musk che propugnano l’abbandono di lacci e lacciuoli della democrazia liberale ritenuta non più funzionale ai propri interessi.

Il mondo di Trump non nasce dal nulla e all’improvviso, è stato a lungo covato in Occidente dagli effetti, alla lunga negativi, della globalizzazione neoliberista.

Il fatto che sia stato il nazionalismo e il sovranismo, con le sue varianti post fasciste, a incanalare la rivolta dei ceti popolari e anche dei lavoratori, è precisamente l’effetto di quel lungo abbandono dei lavoratori e dei ceti popolari della sinistra europea e mondiale subalterna al “pensiero unico”.

Tutte le varianti del nazionalismo, oggi, – per esempio in Usa con Trump – basano il loro successo in un mix basato sul consenso per andare al governo in nome della “libertà di opprimere sfruttare e invadere chi si oppone” per poi applicare le loro ricette fascistiche ai giornalisti e ai giudici scomodi e a tutte le Istituzioni ne limitano il potere tendendo, più o meno sapientemente, a divellere le Costituzioni basate sulla distinzione liberale dei poteri e sull’eguaglianza sociale di tutti i cittadini.

Il mix di consenso e violenza usato negli anni trenta del novecento è cambiato.

Allora fu la violenza di classe e illiberale a fare da padrone nel fascismo non escludendo il consenso, oggi si punta più sul consenso grazie alle porte aperte lasciate dalla sinistra e dal mondo liberale che ancora non hanno capito il “virus” fascistico, le sue cause e mutazioni.

Ovviamente ognuna di queste affermazioni generali volte a vedere le novità del fascismo oggi, avrebbe bisogno di trattazioni specifiche in una sorta di robusta e gramsciana “ricognizione nazionale” per analizzare caso per caso le tattiche del nazionalismo sovranista e del post fascismo.

Gli effetti del “virus” mutante ci sono stati anche sul piano internazionale con il dispiegamento brutale della politica della forza e con il dominio senza alcuna remora di una politica basata sulla propria potenza di grandi e medie entità statali, in primis gli Usa di Trump con i suoi dazi nazionalistici e con le sue minacce annessionistiche verso il vicino Canada, la Groenlandia e le interferenze aperte nei processi elettorali in sud America, considerato più che mai il “cortile di casa”.

L’ultimo documento di Trump redatto dal United States National Security Council (Consiglio per la Sicurezza Nazionale degli USA, NSC) che redige la strategia, su incarico del Presidente – intitolato “2025 U.S. National Security Strategy” (Strategia per la sicurezza nazionale 2025) che mette appunto le priorità strategiche degli Usa e fra queste la demolizione di quel che resta della Ue, sono chiarissime.

Solo i membri maggioritari dell’Unione, sia in versione liberal moderata che socialista, ancora non l’hanno capito, mentre lo hanno capito benissimo l’ungherese Orban, lo slovacco Fico, il ceko Babis e l’italiana Meloni con il suo barcamenarsi tra l’amico Trump e l’Ue. Tutti personaggi sovranisti e nazionalisti nonché trumpiani di ferro.

Non dissimile, nonostante tutte le diversità di luogo, situazione e conflitto, è la politica imperiale di Putin, di Erdogan in Turchia, di Netanyahu in Palestina e Medio Oriente ecc..

Più o meno, tutti, guardano al proprio interesse nazionale con gli occhi del nazionalismo e del sovranismo.

Con il risultato della corsa al riarmo e la rapida applicazione delle scoperte scientifiche – dai droni all’intelligenza artificiale alla guerra ibrida – ai conflitti in corso e la crescente minaccia nucleare che da deterrenza è diventata un’arma di ricatto e di minaccia per i propri vicini messa al servizio della politica di forza.

La conseguenza è che questo stato di minaccia dei forti neo imperialisti verso i più deboli ha riaperto la corsa a dotarsi di armi nucleari in vari paesi con un’ulteriore sollecitazione alla proliferazione nucleare.

La pace e la cooperazione rimangono totalmente escluse dal nazionalismo sovranista e post fascista il quale ha sostituito ad esse il principio della pura forza nei rapporti tra gli Stati con la conseguenza, tra le altre cose deleterie, del diffondersi del nazionalismo sovranista un po’ dappertutto.

Intendiamoci, la politica di potenza c’era anche prima, fin dalla seconda guerra mondiale vinta dall’America della segregazione razziale, dalla Gran Bretagna grande potenza coloniale e dall’Urss della dittatura personale di Stalin ma fu contenuta anche nei tempi più bui della “guerra fredda” grazie agli ideali di libertà e di avanzamento sociale scaturiti da quel conflitto antifascista e antinazista contro il male assoluto rappresentato da Hitler e Mussolini.

Da quegli ideali contemporaneamente alla “guerra fredda” scaturì il grande processo di decolonizzazione e di liberazione nazionale dal colonialismo che trovò nell’Urss e paesi socialisti un punto di appoggio oggettivo e per certi versi anche nel Movimento dei non allineati nato a Bandung, presente la Cina, e fondato a Belgrado nel 1961 da Tito (Jugoslavia), Nehru (India), Nasser (Egitto) Sukarno (Indonesia) Nkrumah (Ghana).

Non a caso all’epoca si parlò addirittura, con qualche innegabile ottimismo, di socialismo indiano, arabo e africano.

Uno degli effetti più deleteri del mondo dominato dai Trump, dai Putin, dagli Erdogan, dai Netanyahu ecc. ricade sulle lotte interne agli Stati dei movimenti di liberazione nazionale da oppressioni ed aggressioni esterne nonché da tirannie interne di qualunque colore o ispirazione: dalle donne iraniane a quelle curde e yazide, dai palestinesi agli ucraini, agli oppositori di Erdogan ecc.. Tutti movimenti costretti a muoversi su un terreno da dove è stata divelta qualsiasi prospettiva di solidarietà internazionalista.

Credo che non sia separabile la politica interna da quella internazionale perseguita da Trump e Netanyahu, per rimanere in ambito occidentale.

Essa ha un chiaro profilo fascistico in tutti e due i campi per cui rimane più che mai attuale l’ammonimento di Marx al nascente movimento operaio e socialista europeo: “Un popolo che opprime un altro popolo non può essere libero”.

La differenza fondamentale con gli anni seguenti alla prima guerra mondiale è che allora la sinistra e il movimento operaio ebbero due punti di riferimento, uno, abbastanza screditato per la sua adesione all’ “inutile strage” della prima guerra mondiale ma forte nell’Europa occidentale che fu l’Internazionale operaia socialista, l’altro, vincente sul piano internazionale, scaturito dalla Rivoluzione d’ottobre russa che ebbe un impatto mondiale producendo il movimento comunista internazionale in un primo tempo organizzato dal Komintern.

Alla fine dopo molte vergogne contrassegnate da Monaco del ’38 e dal “Patto di amicizia” fatto da Germania nazista e Urss dopo poche settimane dal “Patto Ribbentrop-Molotov”, si stabilì la felice alleanza fra Stalin, Churchill e Roosevelt contro gli aggressori Hitler, Mussolini e il Giappone militarista.

I princìpi di libertà scaturiti dal secondo conflitto mondiale alla fine ebbero la meglio, pur svolgendosi nel mondo diviso in blocchi contrapposti dalla “guerra fredda”, consentendo la lunga decolonizzazione e in America un deciso avanzamento contro la discriminazione razziale.

Nulla c’è, oggi, di tutto questo sul piano mondiale. In Europa nessuna Ios c’è e sul piano mondiale nessun movimento comunista, le degenerazioni tribali e le guerre civili indotte dalle grandi potenze europee e non europee hanno incistato i paesi che conquistarono l’indipendenza.

L’Internazionale socialista di Pedro Sanchez rimane simulacro del tempo che fu.

Il “virus” del fascismo attuale, con tutte le sue conseguenze negative nazionali e internazionali, è passato anche da qui.


Aldo Pirone

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Aldo Pirone. Giornalista. Vive a Roma. Redattore di Malacoda



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