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Salvare la società tutta, non solo pochi straricchi

Crollo dei salari da CgilCrollo dei salari - da Cgil

Enormi disuguaglianze sociali e di reddito


di Ermisio Mazzocchi

Salvare la società tutta, non solo pochi straricchi

SALVARE LA SOCIETÀ TUTTA, NON SOLO POCHI STRARICCHI – Da molto tempo l’Italia è afflitta da grandi difficoltà economiche, da una bassa crescita e dalle enormi disuguaglianze sociali e di reddito.

Una crisi maturata nel corso del tempo, che ha le sue radici in una politica miope, ottusa che non ha saputo guardare al futuro, che non ha creduto in quegli investimenti in grado di risollevare le sorti di quei settori produttivi essenziali per l’economia e senza i quali non può esserci crescita e garanzia di benessere.

Si è lasciata così mano libera a un mercato che si è rivelato sempre più vorace e ha finito per fagocitare quelle energie positive che garantiscono una equa distribuzione dei beni e la giustizia sociale.

Si è trattato di profonde trasformazioni innescate dai processi di globalizzazione, dalle rapide e rivoluzionarie innovazioni tecnologiche e dalla crescita di una economia finanziaria non finalizzata a migliorare le condizioni dei popoli, a garantire uno sviluppo, ma chiusa in logiche di sfruttamento e accaparramento di capitali.

Una situazione questa che richiede interventi urgenti, misure atte a fronteggiare un fenomeno nuovo, che presenta molte incognite, e che potrebbe degenerare, vista anche la rapidità con cui si sta diffondendo, coinvolgento la politica e la cultura in generale. Di fronte a tali trasformazioni, che vedono per di più sovvertiti quei valori che sono stati il fondamento di una società democratica e stravolti gli equilibri tra politica ed economia, ci si è trovati impreparati e la Sinistra non è stata in grado di dare delle adeguate risposte.

E’urgente pertanto fare un’analisi puntuale del fenomeno, comprendere quali siano stati gli errori commessi, interpretare le nuove logiche economiche proprie del nuovo capitalismo, far fronte ai nuovi mutamenti e intervenire con misure che offrano soluzioni e siano capaci di risollevare le sorti del Paese.

Se tutti i partiti della sinistra italiana hanno subito un declino elettorale, deve esserci una ragione. Se hanno avuto una perdita di consensi vuol dire che essi non hanno saputo rispondere alle attese degli italiani.

Salvare la società tutta, non solo pochi straricchi
Ricchi e Poveri

E significativo è il fatto che a disertare le urne siano stati in particolare i ceti più deboli. Questi, che costituivano il nerbo della sinistra, non hanno più fiducia in essa e hanno finito per alimentare la schiera degli astensionisti o, cosa ancor più grave, si sono rivolti a una destra populista e sovranista dalle facili promesse.

Dal 2000 al 2022 gran parte dei partiti della sinistra hanno governato quasi ininterrottamente. Dieci governi in tutto, da Prodi a Draghi (il PD, dopo la sua formazione è stato presente in sei governi), una lunga presenza che avrebbe dovuto garantire stabilità e una politica rispondente alle sue istanze e ideali, volta a migliorare le condizioni dei ceti più deboli, a garantire una rilevante crescita economica, il diritto alla istruzione e alla sanità per tutti.

Purtroppo questo non si è verificato, anzi l’economia ha fatto registrare una crisi strutturale, il potere di acquisto è diminuito, l’occupazione non è cresciuta e la sanità e l’istruzione hanno dato segni di criticità.

Si può quindi ben capire perché siano venuti meno i consensi sul piano elettorale.

Si è imputato alla sinistra in generale e più specificamente al PD di aver deragliato da quelli che erano i binari su cui aveva costruito i suoi consensi e di aver rivolto la sua attenzione verso il centro per incontrare il consenso del ceto medio produttivo in modo da compensare la perdita dell’elettorato tradizionale e, in particolare, di quello operaio.

Da qui la mancata presenza degli esponenti della sinistra sui cancelli delle fabbriche durante le manifestazioni, gli scioperi per le rivendicazioni sindacali, nei cortei di protesta. Da qui quel sentimento di amarezza e di abbandono che ha prodotto sfiducia nel mondo operaio.

Salvare la società tutta, non solo pochi straricchi
Diseguaglianza

Né d’altra parte si è sentito protetto dalla sinistra quel ceto medio, che ha conosciuto un declassamento sociale a causa del carovita, della perdita del potere di acquisto e dei salari fermi.

Né il ceto medio-alto, che, nel timore di essere colpito nei suoi privilegi, si rivolge alla destra nella quale vede un baluardo contro la politica della sinistra, comunque espressione di certi valori.

Il risultato è quello di una diffusa insoddisfazione se non di sfiducia verso la sinistra, la quale in tale contesto   non sembra essere in grado di far fronte ai problemi e si riduce a favorire le regole del mercato e della globalizzazione abbassando le tutele socio-economiche. Una politica riflesso di quella dei partiti della destra che vantano un primato e una lunga tradizione per quanto concerne il filone del neoliberismo.

In più bisogna tener conto che la destra trova un suo sostegno nei nuovi potenti del mondo, i padroni della globalizzazione, che costruiscono il loro potere sulla insoddisfazione, sulle paure, sulle discriminazioni di quella parte della società più debole e meno privilegiata, che non si sente rappresentata dalla sinistra e che, per assurdo, vede in chi la sfrutta e la priva dei diritti, un tutore della propria sicurezza.

Recuperare credibilità da parte della sinistra sapendo riconquistare il consenso dei gruppi sociali meno privilegiati, prima di tutti quelli ricacciati in un profondo degrado economico e sociale e quindi dei settori dei ceti medi produttivi.

Sono obiettivi non di facile realizzazione, ma possibili se s’impegnano tutte le forze convinte che si tratta di salvare la società tutta e non solo poche forze privilegiate e straricche.

Occorre fare in fretta e agire senza risparmiare energie con grande generosità e solidarietà.

È impellente definire delle priorità di interesse nazionale che non possono essere rinviate sine die. Sono urgenze, come il lavoro e la sanità che impongono scelte non occasionali ma strutturali. Scelte che devono essere sostenuto da un ampio movimento sociale di cui la sinistra deve essere promotrice e protagonista.

Impegni che devono far parte di un programma per un profondo rinnovamento della società.

Contrasti e sperperi
Contrasti e sperperi

Questi potranno essere assolti se la sinistra saprà definire e “governare” una volta per tutte, e questo è vitale per il PD, il fenomeno del capitalismo e delineare il proprio ruolo in una democrazia così come è sancito nella Costituzione della Repubblica italiana.

Questa azione è oggi più che mai necessaria. E’ in pericolo la nostra democrazia, anzi la democrazia in molti paesi del mondo, anche in quelli che hanno una lunga tradizione democratica, ma nei quali la globalizzazione, lasciata libera di imporre le sue politiche di profitto e di sfruttamento, ha prodotto disuguaglianze sociali e favorito l’estendersi della deriva populista.

I dati statistici sono chiari e denunciano un fenomeno che è in crescita – la percentuale di popolazione che vive in regimi pienamente democratici è scesa dal 46 al 20% – e che produrrà ulteriori danni se la sinistra non sarà capace di definire tutto l’impianto teorico-politico nei rapporti tra capitalismo e democrazia  e ridisegnare un progetto capace di coniugare, meglio di quanto sappia fare la destra, il neoliberismo, la crescita economica, i diritti, la coesione sociale e i valori della democrazia.

Una chiarezza necessaria se si vuole evitare, da parte soprattutto del PD, di ripercorrere i precedenti errori e riprodurre una carente se non una erronea condotta politica verso l’intera società italiana.

Una condizione indispensabile e non rinviabile se si vuole recuperare, insieme agli sforzi di Schlein, vaste aree di elettorato popolare.

Questo recupero è possibile solo se gli si offre una rappresentanza capace di dare voce agli interessi di vasti segmenti della società, solo se ci sia una definitiva collocazione della sinistra e dello stesso PD nella lotta alle forme devastanti del capitalismo moderno e lo si sottoponga alle regole della democrazia.

Una strada difficile da percorrere, ma necessaria se si vuole impedire la verticalizzazione del potere di “un solo uomo al comando”, combattere la demagogia populista e impedire politiche liberiste e antidemocratiche.

Molto dipenderà dalla volontà politica della sinistra, delle forze progressiste e democratiche e da una piena convinzione del PD a scrivere un nuovo capitolo per la rinascita del paese.

16 dicembre 2025


Internazionale Progressista

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Ermisio Mazzocchi

ByErmisio Mazzocchi

Ermisio Mazzocchi - Vetralla (VT) 7 agosto 1946 - Residente a Cassino. Laureato in Filosofia alla “Sapienza” di Roma. Dirigente nella Federazione di Frosinone del PCI dal 1972 al 1985. Poi Presidente provinciale della Confederazione Italiana Coltivatori - oggi CIA - della provincia di Frosinone Ha collaborato con diversi incarichi con l’Arsial. Cultore, presso l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, della materia per l'insegnamento di Storia delle dottrine politiche. E' autore dei seguenti libri: “Lotte politiche e sociali nel Lazio Meridionale 1921-1963”, Carocci 2003, Premio letterario "Val di Comino" 2005; “Partiti e società nel Lazio meridionale 1964-1994”, Carocci 2011; Frosinone - una provincia al voto 1946-2013”, Aracne 2013; La Camera del lavoro del Lazio meridionale dal dopoguerra al terzo millennio, (coautore, Atlantide 2018), Premio "FiuggiStoria - Lazio Meridionale" - Fondazione Levi Pelloni; I miei 10 anni nel PD (una raccolta di suoi articoli pubblicati da diversi giornali tra il 2008 e il 2018) Edicoop 2019; Una vita per cambiare (romanzo), Atlantide 2021. Una vita per cambiare, Atlantide 2021 (romanzo), Premio Letterario Internazionale "Città di Sarzana";, Un monaco e un laico a confronto, (coautore), Atlantide 2024. Marzo 2025

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