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Una provincia al voto: 1946-2013

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CopertinalibromazzocchiLa DC locale ha rappresentato uno straordinario anello di congiunzione, una geometrica potenza fra scelte e indirizzi romani e gestione ciociara. Discutibili ma certamente vigorosi, penetranti e dai grandi riscontri elettoralistici. E' proprio negli anni, dal 1975 al 1980, che il PCI grazie alla propria progettualit e ad un profondo rinnovamento nei metodi e nel gruppo dirigente che riesce a conquistare grandi consensi riuscendo a fronteggiare la Dc ma non a batterla. Nello scenario conservatore della provincia di Frosinone questo partito rappresenta un reale elemento di novità e cambiamento nei modi della pratica politica nelle istituzioni e nella società con la capacità effettiva di mobilitazione di massa. Non va dimenticato, inoltre, l'accordo di programma realizzato presso l'amministrazione provinciale di Frosinone nel 1975. Un laboratorio innovativo per quanto riguarda i metodi, le scelte di programmazione, il legame con il movimento sindacale e la fine di ogni pregiudiziale. Una esperienza troppo breve, purtroppo, terminata all'indomani della morte dell'onorevole Moro. I partiti hanno una validità solo se stanno dentro i grandi processi e li dirigono. La causa del loro declino, anche se su questo non intendo aprire una discussione, è legata anche alla mancata capacità di cogliere le novità provenienti, a ridosso degli anni novanta, dalla normativa europea. Non sono stati in grado di valutare le ripercussioni legate alla fine dell'intervento straordinario nel Mezzogiorno e alle disposizioni presenti nell'accordo di Mastrick e alle conseguenti restizioni finanziarie. Penso che questa sia stata la causa decisiva della loro scomparsa e non dal fenomeno di tangentopoli o da una generale ripulsa morale del popolo italiano. Nel momenti stessi in cui nel 1989 votevamo un Referendum per sostenere una scelta europeista sapevamo poco di Europa e ancor oggi se ne discute troppo poco preferendo lanciare o scopiazzare slogan che non servono a chiarire le idee.Bianchi, Grilli, MazzoliBianchi, Grilli, Mazzoli

Non posso terminare questo intervento, guardanto le continue oscillazioni dei risultati elettorali, senza dire qualcosa sugli ultimi venti anni, sul fenomeno Berlusconi. Mi guardo bene dall'utilizzare il termine molto abusato dell' uomo solo al comando perché distorce e confonde l'idee e non rappresenta bene la situazione. Ci troviamo di fronte, infatti, alla costruzione di un blocco sociale molto variegato composto da ceti che subiscono il richiamo di non pagare le tasse, di portare i capitali all'estero, dei boiardi di Stato e dei loro sodali, di ciò che rimane delle partite Iva, di un ceto imprenditoriale predatorio e truffaldino e, inoltre, di estesi pezzi di malaffare vero e proprio. Tale blocco si nutre anche di sentimenti, aspettative e sogni. Non dimentichiamo le tante casalinghe, dal basso livello culturale che seguono ammaliate i programmi di svago offerti dalla rete Mediaset e della capacità di corrompimento della persona ( Olgettine e parlamentari comprati), il tutto incastonato dentro un vero pensiero ideologico: il culto dell'individualismo, del successo, della facile ricchezza; ritenere che la disoccupazione, la precarietà e la disuguaglianza siano elementi utili alla crescita economica, il lavoro inteso come merce, il liberismo selvaggio senza regole. In tutto questo Berlusconi è il catalizzatore ma la corposità di questo fenomeno la chiamo, certamente semplificando, berlusconismo. Vedete Berlusconi è sul viale del tramonto ma il berlusconismo non lo è. Sta cercando di insediarsi nelle coscienze E quello che vedo è ancora una debolezza da parte del campo avverso a fronteggiarlo con le armi della battaglia politica e culturale. Il berlusconismo è ancora presente perché la sua idea generale non è stata mai contestata, sempre è stata ignorata o sottovalutata. Mentre la destra costruiva il suo blocco sociale e la sua ideologia rudimentale e semplificatoria mettendo in campo i suoi intellettuali l' area progressista ancora oggi arrivava a dire che le ideologie erano finite, il lavoro e il conflitto sociale non esistono. Dopo venti e più anni assitiamo a un disatro che è sotto gli occhi di tutti. Con la strutturale crisi economica che stiamo attraversando è possibile che il mondo che la destra con certosina pazienza ha provato a costruire, si sfasci prima che si sia definita un'idea, che si sia delineato un programma funzionale ad un blocco sociale alternativo.

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