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La politica seria

  • Scritto da Ignazio Mazzoli

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Enrico BerlinguerAnalizzando i due fenomeni è d'obbligo premettere che hanno ben poco in comune: entrambi piuttosto irruenti e assai poco simpatici, sono differenti: il primo mira unicamente a distruggere il sistema mentre il secondo ha pur vaghe ambizioni riformatrici. Quest'ascesa apparentemente inarrestabile e, al contrario, quasi banale. Sarebbe stata arginabile se solo quella stessa classe dirigente non avesse perso troppo tempo a guardarsi l'ombelico e a litigare sul nulla. Perché è accaduto? Nel rapportarci alla politica siamo usciti collettivamente dal piano della razionalità per entrare in quello dello sfogo, della volontà di catarsi, dell'attrazione fatale verso il cambiamento totale, radicale, che non lascia traccia di ciò che è stato prima, in una sorta di "damnatio memoriae" che è ciò di più dannoso possa esistere in un ambito delicato ed esposto a continue fluttuazioni quale quello della gestione della cosa pubblica. Gran parte della colpa di questo sfacelo, infatti, è da attribuirsi al berlusconismo che ora ha festeggiato il proprio ventesimo compleanno. Riconosciamo di essere assuefatti al suo modello politico, televisivo, sociale, comunicativo? E' una regressione su tutta la linea, ma pochi se ne sono accorti e a quei pochi, è stata prontamente messa la sordina. Occorre un nuovo senso comune. Oggi alla testa di quasi tutti i partiti c'è una generazione che in questa costante e inarrestabile regressione complessiva ci è cresciuta dentro, volente o nolente, e ne è inevitabilmente contagiata.
Occorre costruire un nuovo senso comune e servirà tempo e fatica. Siamo in una sorta di labirinto: senza speranze, senza prospettive di scampare al proprio destino per il semplice motivo che non si è mai conosciuto altro, se non nei racconti dei fratelli maggiori, gli ultimi ad essersi in qualche modo salvati, ad aver conosciuto un contratto, un posto sicuro, la possibilità di costruirsi un futuro e una famiglia. E non basta e non basterà fare analisi di comodo demonizzando il passato, magari attraverso ricostruzioni falsate e bugiarde utili forse per accreditarsi con il nuovo stato di cose perché può essere sempre vantaggioso alla propria carriera. (queste è esercizio è proprio di chi ha una carriera da percorrere)
E' iniziato il vuoto, il nulla, la dissoluzione e, lentamente, ha inghiottito anche quella classe dirigente che nel '68 sognava un mondo migliore e poi, una volta entrata nella stanza dei bottoni, si è resa conto che i sogni vanno bene a vent'anni ma poi bisogna fare i conti con la cruda realtà.
Cinismo e pragmatismo da due soldi hanno disumanizzato ogni cosa, persino i rapporti fra le persone e, naturalmente, le organizzazioni politiche e sindacali. Quando ci si stupisce amaramente, qui in Ciociaria, di essere famosi solo per aver prodotto un fenomeno come Fiorito o aver affidato i rifiuti di quasi tutti i comuni nelle mani della sola ditta Sangalli (?) bisogna avere il coraggio di guardare dentro quella classe dirigente perché li sono quelli che hanno dimenticato di fare il proprio dovere mentre erano in altre faccende affaccendati.
Hanno dimenticato di fare opposizione alla mala politica e hanno dimenticato di guidare e organizzare l'opposizione sociale contro le scelte che ne peggioravano le condizioni di vita. Qui sta la chiave anche per capire il ricco voto andato al M5S. Ma, una domanda per chiudere: quelli che si dichiarano eredi di Enrico Berlinguer con che animo si possono richiamare a lui, a quello della questione morale, a quello che esaltava la diversità di chi fa politica seriamente? Hanno verificato di seguire la sua lezione? Nessuno di quelli che nei fatti l'ha dimenticata non prova un po' d'imbarazzo o un po' di vergogna?
Quelli che hanno dimenticato, forse, non possono essere sono eredi di Enrico Berlinguer e nemmeno del Pci.

pubblicato anche sul quotidiano l'Inchiesta il 3 febbraio 2014

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