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Cassino. Campagna elettorale? Si recita a soggetto ….

Cassino piazzaDiaz 350di Fausto Pellecchia - Il processo di dissoluzione dei grandi partiti di massa, e la loro inesausta frammentazione in lobby e consorterie, è certamente uno dei sintomi più evidenti della crisi della democrazia italiana. È una delle ragioni che spiegano come, in una campagna elettorale amministrativa, i partiti e gli schieramenti politici tradizionali siano per lo più sostituiti da un pullulare di liste civiche, movimenti e associazioni spesso di recentissima formazione, ma già con una cospicua riserva di “reduci” e/o riciclati provenienti dalle più disparate appartenenze. Si tratta spesso di meri contenitori elettorali, dallo statuto approssimativo, verosimilmente destinati a sciogliersi all’indomani del voto, lasciando gli eletti alla solitudine dei loro scranni consiliari: perfettamente perciò irresponsabili– al pari dei loro colleghi di partito- nel varcare ad libitum il tornello girevole di uscita/entrata di un nuovo gruppo consiliare.

Indipendenza o trasformismo

La rivendicazione di indipendenza dell’eletto si snatura, così, in disinvolto trasformismo, l’autonomia in spregiudicato arrivismo. In questo contesto, il disorientamento e lo sconcerto dei cittadini può dar luogo a due esiti egualmente deleteri per la democrazia: da un lato, la disperazione dell’astensione; dall’altro, la qualunquistica adesione in favore di un abile “manager del consenso”, cioè di un personaggio che – come già sosteneva un manualetto di campagna elettorale del 63 a.C. [il noto “Commentariolum petitionis” di Quinto Tullio Cicerone, fratello del celebre Marco] - sappia “mostrare di disporre di amicizie provenienti da ogni ceto” , “tessere una fitta rete di rapporti, accattivarsi le simpatie dei professionisti della politica, convincendoli di aver nutrito nei confronti dello Stato gli stessi loro sentimenti” – ed esentandosi così dalla fatica e dal rischio di presentare un programma di governo più o meno credibile. Nelle elezioni amministrative, perciò, i programmi elettorali svolgono per lo più un ruolo decorativo: fanno da sfondo agli slogan e alle foto di repertorio dei candidati nei dépliant pubblicitari . Del resto, si sa, quando pure siano stati redatti con qualche scrupolo di attendibilità, vengono presto accantonati (o modificati e ridotti) all’indomani del voto, nella concreta gestione del potere appena conquistato. Ed infatti, se a Cassino davvero si volesse giudicare l’Amministrazione uscente alla luce del programma elettorale di cinque anni fa, i cittadini dovrebbero trincerarsi in un perentorio “non expedit”.
Eppure, mai in come in questo momento storico, segnato dal definitivo tramonto delle ideologie, dell’eclisse o dalla frantumazione delle pregiudiziali divisioni di schieramento, la differenza degli obiettivi programmatici dovrebbe risultare assolutamente dirimente. Anche e soprattutto per chi voglia decifrare in essi le nuove declinazioni dell’opposizione destra/sinistra nell’attuale contesto socio-politico. Con la perdita dell’appartenenza ideologica, infatti, il consenso dovrebbe essere chiesto e ottenuto non certo in funzione delle simpatie personali riscosse dal candidato o delle sue doti “comunicative” e, neppure del suo prestigio professionale; ma proprio in base alla coerenza, credibilità e perseguibilità degli obiettivi che orientano il programma del futuro governo cittadino . Centrale dovrebbe diventare l’idea complessiva di città sottesa all’ambizione politica dei contendenti, nonché l’effettiva determinazione dei mezzi per avviarne la realizzazione a partire dalle condizioni date.

Proposte programmatiche oscurate da generici slogan emozionali

Al contrario, in questo inizio di campagna elettorale, le proposte programmatiche sono per lo più oscurate da generici slogan emozionali - con stucchevoli asseverazioni di ecumenico “amore” per la città, di sedicenti predilezioni per il “bene comune” ecc.
In alcuni casi, ci si abbandona a stupefacenti promesse di trasformazioni miracolistiche, che farebbero di Cassino un’avveniristica smart city di tipo nipponico o nordamericano - senza alcuna indicazione delle risorse da cui muovere e dei processi necessari per avviare questi “magnifici e progressivi” ammodernamenti. All’estremo opposto, spicca la predilezione per i programmi fai-da-te, redatti in base a sommarie “interviste a campione”, distribuite dallo staff di supporto dei candidati tra i passanti in una via della città scelta a caso per “schedare” la loro percezione delle priorità e delle urgenze nelle contrade, nei quartieri (o anche nei singoli condomini) di volta in volta visitati . “Sarò come tu mi vuoi”: è questa l’ammiccante promessa, veicolata nella forma anodina dell’indagine conoscitiva e destinata a carpire l’attenzione e la benevolenza degli intervistati.

La tattica del coinvolgimento

Questa tattica di coinvolgimento -con pretese di scientificità demoscopica- mira ad ottenere lo stesso grado di persuasione di quelle pubblicità televisive nelle quali un personaggio in camice bianco raccomanda una marca di dentifricio. Essa, tuttavia, sembra urtare contro qualche obiezione di metodo: 1) La città è un organismo di parti e di funzioni interagenti, e non una sommatoria di zone e di quartieri, che vivano separati l’uno dall’altro: un programma politico, pertanto, sottende un’idea unitaria di città, centrata sulle questioni strutturali che ne definiscono l’assetto; ovvero, una riorganizzazione complessiva delle sue funzioni che non può essere lasciata all’intuizione estemporanea o all’effimera sensazione di alcuni abitanti del luogo presi a caso. A meno che non si vogliano solleticare i particolarismi e le velleitarie competitività che oppongono l’uno all’altro i campanili e i quartieri della medesima città. 2) La tecnica d’importazione pseudo-giornalistica (o pseudo-sociologica) del questionario può risultare, oltre che ingannevole, persino autoriduttiva: presuppone e trasmette un atteggiamento di asettica estraneità da parte dell’intervistatore, che (come un turista straniero) si finge ignaro dei bisogni degli intervistati, nel momento stesso in cui intende proporne un competente e ottimale soddisfacimento. Dietro l’illusoria offerta di un radicale autogoverno dei cittadini a partire dalle loro esigenze vissute (“farò esattamente ciò faresti anche tu”), trasparirebbe dunque un disarmante vuoto di idee-progetto in grado di corrispondere a quelle medesime esigenze.
Forse si tratta di obiezioni troppo severe: in fondo, potrebbe trattarsi soltanto di un abile stratagemma per prender tempo, prima di formulare un programma definitivo che non deluda le attese dei potenziali elettori. La campagna elettorale è ancora lunga: strada facendo, c’è da augurarsi che un’idea compiuta si profilerà all’orizzonte, offrendo finalmente ai cittadini uno spazio di riflessione per una concreta e consapevole scelta di campo.

 
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