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Cassino 2016. Solo sfumature di grigio

Cassinomunicipio 350 260di Fausto Pellecchia - DI ALCUNE SFUMATURE DI GRIGIO
Adottando il linguaggio dei colori, si può dire che quasi l’intero arco delle possibili opzioni nelle elezioni cassinati è stato ricoperto dalle diverse tonalità di grigio, sciorinate in una campagna elettorale troppo simile ad una nebbiosa giornata autunnale. Niente a che vedere, tuttavia, con le 50 sfumature illustrate da un popolare romanzo (e film) erotico. Non solo perché la fisiologia della percezione ottica restringe notevolmente le normali capacità di discernimento cromatico. Persino l’evoluzione dei cittadini padani, costretti per necessità di adattamento, ad orientarsi tra le molteplici tonalità di grigio delle nebbie perenni, sarebbe stata incapace di distinguere, nell’omogenea e desolante vacuità dei programmi, i necessari punti di riferimento delle diverse direzioni di marcia.
Chi scrive non intende sottrarsi alla facile obiezione di aver preteso – lui, ciociaro e senza alcuna esperienza “milanese” nel curriculum- di individuare, nel grigiore di una vigilia che annuncia tempeste, una casella bianca: una soglia acromatica (il candidato Di Zazzo), svincolata dalle lobbies dei partiti e dei poteri forti, dalla quale si potesse liberamente progettare, se non un’immediata inversione di tendenza, almeno un tentativo di arresto dalla brutta china di decadenza e di degrado delle istituzioni cittadine. Dobbiamo riconoscere di aver fallito. Innanzitutto perché abbiamo peccato di immodestia, presumendo che gli elettori potessero agevolmente distinguerci dalle varietà di grigio, in offerta sul banco dei farmaci “placebo”e reclamizzati, con dovizia di mezzi, come cura dei mali della città. Per di più, con ogni probabilità, a questa sopravvalutazione delle normali facoltà percettive del «popolo sovrano», si sono aggiunti errori di comunicazione politica, che hanno indotto una strana forma di daltonismo, consistente nel confondere il bianco con una delle possibili tonalità di grigio.

Due sfumature di grigio al ballottaggio

Per il ballottaggio, si fronteggiano, perciò, le due sfumature di grigio che sembrano, a occhio, le più distinte: il grigio-fumo del sindaco uscente, avv. Petrarcone, e il grigio-antracite dello sfidante, ing. D’Alessandro. Il primo è uscito trionfante dal derby con il suo diretto concorrente, Francesco Mosillo. Entrambi emuli del “renzismo” di provincia, si sono combattuti sotto le grigie insegne del “partito della nazione” (area Pd, con sostanziosi apporti del Nuovo Centro-Destra). Ma la diffidenza del «popolo sovrano» ha preferito attenersi all’icona grigia del sindaco uscente piuttosto che lasciarsi sedurre dalla patinata riproduzione della medesima sfumatura di grigio, abbellita in photoshop, del suo giovane sfidante. Perciò, l’avv. Petrarcone dovrà ora vedersela con l’ing. D’Alessandro, che indossa con disinvoltura l’elegante grigio-antracite dell’antagonista della destra storica. Dietro il rassicurante sorriso di D’Alessandro, “un uomo per bene”, marcia una coalizione organica dove compaiono le truppe superstiti (post-verdiniane o post-palloniane) di Forza Italia, dei leghisti di Noi con Salvini, i neo-fascisti del MSI e altre liste civiche di analogo orientamento. Meno visibile del solito, ma pur sempre percepibile, si scorge l’abile regia del consigliere regionale Mario Abbruzzese: tanto più efficace quanto più riesce a dissimulare la sua direzione, come nella migliore filmografia del neorealismo italiano. La scelta dunque si restringe alla seguente alternativa: il grigio-fumo che circonda l’indolente “oblomovismo” del sindaco uscente, oppure il grigio-antracite delle cerimonie ufficiali, indossato da D’Alessandro, con l’aria di un affidabile, energico gentiluomo che ha fatto dell’“intolleranza” (a tutti i guai della città, s’intende....) la sua parola d’ordine.
Di altre sfumature di grigio, rifiutate nonostante le storie di “tutti i colori” raccontate in campagna elettorale, è ormai opportuno riporre le divise nella soffitta degli abiti dismessi, in attesa - non si sa mai, diceva mia nonna - che tornino di moda.

 
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