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Cosa scegliere tra il male minore e il “tanto peggio, tanto meglio”?

Cassinomunicipio 350 260di Fausto Pellecchia - A chi mi chiede come voterò al ballottaggio, rispondo che mi recherò comunque alle urne per annullare la scheda (a scanso di appropriazioni indebite). E tuttavia, almeno in questa circostanza, il primo impulso mi porta a condividere, mutatis mutandis, il paradosso “sentimentale” di Dario Fo:« Sono molto perplesso; per paradosso, la voglia è addirittura di andare a votare per la destra pur di levare di mezzo uno che ha fatto tutta la campagna senza dire come ha speso i soldi (...) e com’è il debito e quanto si è perduto».

Si potrebbe aggiungere che la campagna elettorale per la riconferma del Sindaco uscente, attorniato da una coalizione totalmente rimodellata rispetto a quella di 5 anni fa e trasformata in rozza variante del “partito della nazione” (area sponsorizzata dal Pd con apporti determinanti dei transfughi del centro-destra e dei poteri finanziari locali) è stata direttamente ispirata alle disinvolte guasconate dell’ex sindaco di Firenze. Nessun serio rendiconto sulla situazione di bilancio del Comune (i cui debiti sono stati “spalmati” per i prossimi vent’anni a carico dei contribuenti con tassazione al massimo livello); nessun progetto di riqualificazione urbanistica approdato alla fase esecutiva (ma appropriazione maldestra di opere per le quali l’amministrazione uscente si è limitata a tagliare il nastro inaugurale), sistematica rimozione e mistificazione della vertenza “acqua pubblica” – che, per ironia della sorte, proprio nel giorno del ballottaggio registra la scadenza fissata dall’ultima sentenza del Consiglio di Stato (19/05/16) per la riconsegna degli impianti idrici nelle mani del Prefetto di Frosinone, il quale, nella veste di Commissario ad acta, li cederà ad Acea s.p.a.; insistenza sul fantasmagorico progetto di funivia per l’Abbazia dalla villa comunale, con conseguente devastazione dell’ultimo lembo delle sorgenti del Gari e del Monumento naturale di Montecassino (il cui decreto istitutivo, peraltro, fa esplicito divieto di impianti a fune), nonostante che, per un analogo progetto dell’Amministrazione precedente -mai realizzato grazie al ricorso al TAR delle associazioni ambientaliste- il Comune si sia è visto imputare un carico debitorio di oltre 1,5 milioni di euro per consulenze e costi di progettazione della ditta appaltatrice. L’elenco delle inadempienze e delle compromissioni potrebbe continuare ad libitum. Su di esse, però, è calato l’illusionistico siparietto degli slogans pubblicitari che millantano conquiste immaginarie: la “storia” che oggi il Sindaco (si) racconta, assomiglia molto più, parafrasando il poeta alcionico, alla “favola bella che ieri m’illuse, che oggi t’illude, o elettore”.

Sulla sponda opposta, riaffiora prepotente la destra più ideologica, retriva e residuale (giacché quella più pragmatica e manovriera ha già attraversato il guado per seguire il cavallo che i bookmakers del “meno peggio” davano come vincente). L’Ing. D’Alessandro che la guida appare persona concreta e competente, a conferma dell’abilità tattica di Mario Abbruzzese che lo ha scelto come antagonista. Tuttavia il suo indecente corteggio e i conseguenti vincoli con le gerarchie di partito – suscettibili di trasformarsi in sistematico ricatto da parte della sua eventuale maggioranza consiliare- gettano un’ombra impenetrabile sulla sua reale autonomia e sull’effettiva eseguibilità dei propositi programmatici. Di qui, l’invincibile perplessità che mi sospinge verso il non-voto. Ma non si può sottacere la malafede di certa sedicente “sinistra”, che usa l’alibi ideologico (nel significato deteriore che Marx assegnava al concetto di “ideologia” come “falsa coscienza”) dell’antifascismo, per “turarsi il naso” e votare per il sindaco uscente. Questi falsi paladini della democrazia hanno da tempo rimosso e abbandonato l’avvertenza critica che Gramsci indirizzava agli apologeti del “male minore”: «La formula del male minore, del meno peggio, non è altro dunque che la forma che assume il processo di adattamento a un movimento storicamente regressivo, movimento di cui una forza audacemente efficiente guida lo svolgimento, mentre le forze antagonistiche (o meglio i capi di esse) sono decise a capitolare progressivamente, a piccole tappe e non di un solo colpo (ciò che avrebbe ben altro significato, per l’effetto psicologico condensato, e potrebbe far nascere una forza concorrente attiva a quella che passivamente si adatta alla “fatalità”, o rafforzarla se già esiste)» [Quaderno 16 (XXII) § 25]

 
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