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«Dimissioni? Si, ma non è una cosa seria»

Anagni Palazzo della Ragione 350 260di Antonella Necci - In Italia chi rassegna le dimissioni, soprattutto se ricopre una di quelle posizioni di cosiddetta responsabilità, non ha poi l'obbligo di attenersi alla decisione presa. La legge permette così tante scappatoie, ripensamenti, vie d'uscita che giustificano lo stato d'animo che può aver causato tale decisione, che praticamente quasi mai nessuno fa quanto deciso. Uno dei motivi che ci rendono ridicoli agli occhi degli altri paesi stranieri. E che ci fanno avere la meritata fama di paese dove le dimissioni non sono una cosa seria. In politica devono esserci crisi di governo gravissime per indurre chi le ha causate a tirarsi indietro. Altrimenti il politico nostrano riemerge dalle proprie ceneri come l'araba fenice. Trasmigra nelle sembianze più disparate pur di non mollare. Animato da alti ideali, che si sa, molte volte non si possono mettere in pratica.
Il più delle volte.
Ma la buona volontà c'è sempre e viene dimostrata proprio dal riemergere dopo la sconfitta elettorale, dal ricrearsi una facciata di rispettabilità dopo qualche fatto di corruzione, addirittura dal farsi cambiare i connotati pur di sembrare diversi, nuovi, accettabili. Politicamente giusti e corretti.

La baruffe anagnine

Tale preambolo per spiegare, in parte, le baruffe anagnine dei giorni passati, che nascondono dietro ad atteggiamenti e proclami drastici, una verità semplice semplice. Mi correggo. Per tentare di spiegare, in attesa che l'ufficio stampa del Comune di Anagni fornisca delucidazioni in merito, visto che le sibilline parole del sindaco Fausto Bassetta che si dichiara incorruttibile e si divincola da ogni possibile riconducibilita ai tentacoli della corruzione, hanno gettato una luce diversa sullo scenario, già ingarbugliato, della politica della città dei Papi.
Che ha voluto intendere il sindaco Bassetta? A quale tipo di corruzione fa riferimento, e ad opera di chi? Di Progetto Anagni? Ma allora, così facendo, da adito ad illazioni sulla non specchiata onestà di intenti di uno dei gruppi consiliari di maggioranza.
Del Pd? Le parole di critica che il sindaco ha pronunciato il 6 ottobre, durante il consiglio comunale, farebbero pensare ad una incapacità ad imporsi da parte di un partito che sta cercando un'anima e una direzione. Non certo ad elementi riconducibili alla corruzione.
Ma allora chi vuole tentare di corrompere il sindaco Bassetta? Presumo che si potrebbero accelerare i tempi se lo stesso sindaco parlasse in modo più limpido. Magari attraverso il canale d'informazione che gli è stato assegnato. Se esiste davvero un tentativo di corruzione, il sindaco Bassetta, da uomo di legge prestato alla politica, non può più tacere, soprattutto ora che ha rassegnato le dimissioni, che, come lui ha ricordato, citando la legge, avranno effetto solo tra venti giorni.
Un’eternitá, durante la quale, di sicuro le cose si sistemeranno, con buona pace di tutti i gruppi consiliari, ma che lasceranno ancora scoperto l'interrogativo legato al concetto di corruzione che, così, cadrà abilmente nel dimenticatoio.

In scena Roberto Cicconi

Per fare un'ipotesi che non si allontana molto dalla realtà, penso che con quelle parole il sindaco Fausto Bassetta stesse rispondendo, a distanza di due giorni, al’ex assessore Roberto Cicconi e all’ intervista che lo stesso Cicconi aveva rilasciato al quotidiano online anagnia.com ( http://www.anagnia.com/italia/politica/2017/10/04/anagni-l-intervista-a-roberto-cicconi-estromesso-dalla-giunta-comunale-amarezza-per-questa-decisione-il-sindaco-ha-ceduto-a-quello-che-lui-stesso-ha-definito-un-ricatto-politico), proprio il 4 ottobre, il giorno in cui sono stati resi noti i nomi dei componenti del Bassetta-tre. Ricordiamo che Roberto Cicconi, leader di Anagni Democratica, fu uno degli avversari della coalizione che portò Bassetta al governo di Anagni. L'apporto di Cicconi, in termini numerici, fu di 1900 voti. Non poco, se si pensa che Natalia, all'opposizione, ne ebbe poco più di 2000. Cicconi e il suo gruppo si ritrovarono in opposizione, inizialmente, ma dopo un anno, il sindaco decise di ricompattare le forze della sinistra e quindi il gruppo di Anagni Democratica entrò tra le forze di maggioranza con due consiglieri e un assessore. Cicconi, appunto. Nessun cambio di casacca, nessun voltagabbana. Il sindaco fu chiaro all'epoca. Cicconi entra in giunta a pieno titolo, perché fa parte della maggioranza.
Tempo due anni e la storia è cambiata.
Nell'intervista Roberto Cicconi parla di eventi realmente accaduti. Da uomo politico fuori dagli schemi di potere, dice la verità su fatti che sono sulla bocca di tutti, ma che la stampa accenna, minimizza, vela di mistero. Ma non esiste nessun mistero se non il fatto ribadito, sia da Roberto Cicconi che dal sindaco Fausto Bassetta, che il corvo della corruzione aleggia sul consiglio comunale di Anagni. E che se non si denuncia, ricordiamoci che, sempre secondo la legge, si è complici.
08/10/2017.

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