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Sora: estrema destra contro insegnante democratica e antifascista

manifestoantifascista mindi Nadeia De Gasperis - Una immagine di Salvini tuona dai muri della mia città “meno buonismo, più giustizia”, e “prima gli italiani, stop all’invasione”.
Dunque i buonisti, come accezione negativa di persona buona chi sono? Perché poi succede che per l’azione di un ragazzo, maggiorenne, del Liceo Classico Simoncelli di Sora, si alzano voci “buoniste” di clemenza, per una “bravata” stigmatizzata con fermezza dalla insegnante di lettere.

Il problema non è che il ragazzo abbia elaborato una vignetta nella quale, parafrasando, si dice “se qualcuno ti dice di ricordare la shoah, tu ruttagli in faccia”, il problema è che l’insegnante lo abbia ripreso davanti a centinaia di compagni.

Che sgarro! Un vero affronto! Si direbbe che la professoressa abbia urtato la sua sensibilità. Se solo si riuscissero a rintracciare tracce di sensibilità, potremmo valutarne scientificamente le ammaccature e punire in maniera esemplare la signora. Ecco che puntualmente si alza il coro della pletora di estrema destra, che già in un’altra occasione aveva minacciato pesantemente l’insegnante, sempre per un episodio di condanna di manifestazioni di intolleranza nel ricordo delle Foibe. Lo ricordano ora come una “sceneggiata comunista” della professoressa, per sottolineare che non è nuova a queste provocazioni.

Ricordate? Del caso ne aveva fatto una interrogazione parlamentare il senatore Gasparri, niente di meno! (… ) LS e Forza Nuova intimano di presidiare i cancelli del Liceo se fosse necessario e le cose non dovessero “attenuarsi”. Perché non si può condannare una istantstory rendendo un povero ragazzo oggetto di scherno degli altri compagni di scuola. Una istantstory, per chi avesse delle idiosincrasie con il mondo moderno come la sottoscritta, non è altro che una formula di comunicazione istantanea, che può essere rimossa in poco tempo, insomma, una cosa che dura il tempo che dura.

Allora mi vengono in mente le parole della signora Brywczymska Petronela (suocera di un nostro concittadino, Emiliano Abbate ndr), sopravvissuta agli orrori del lager, che ha fatto dono della sua drammatica esperienza ai ragazzi delle scuole di Sora e Arpino in occasione della giornata della Memoria. Il padre di Petronilla, così deperita dagli stenti, la lascia credere morta. Petronilla dice “ho perdonato, mi ci sono voluti 60 anni, ma ho perdonato”.

Una istantstory, 60 anni, come quella delle donne, sì soprattutto donne, racconta il dott. Bortolo di Lampedusa, che arrivate sulla terraferma, si tolgono i vestiti e con essi viene via la pelle e la carne. È la “malattia dei gommoni”, così l’hanno nominata, le donne sono vicine alle taniche di carburante durante il viaggio e il mix micidiale con l’acqua marina rende la nafta ustionante, spesso letale.
Come suggerisce Alessandra, insegnante, lanciando una provocazione, forse sarebbe il caso di iniziare dalla storia contemporanea, “ci stiamo allontanando dalla storia più recente e le nuove generazioni sono sempre più alienate”.

Liliana Segre, da poco eletta senatrice a vita, racconta che arrivata a Milano, ormai salva, non riconosce il posto dove sta, si sente già vecchia, a 16 anni soltanto, senza padre, madre, parenti, ricorda che il suo papà, in un giorno d’orrore come un altro, si è scusato di averla messa al mondo e lei gli ha risposto di essere felice, tra l’orrore della morte e della paura, di essere lì, di essere nata. Si nasce per essere stati concepiti in pochi istanti, istantstories, bastano pochi istanti per concepire la stupidità umana, non basteranno secoli per capirla ed elaborarla.

 
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