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«Dall’inquinamento alle malattie 'Attacco alla Salute. 12 milioni di italiani senza cura'»

  • Scritto da  Maurizio Proietto

serrone proietti mindi Maurizio Proietto per Liberi e Uguali coordinamento di Serrone - A Serrone sabato 14 aprile al Ccentro Sociale Anziani di La Forma si e’ tenuto un incontro sul tema:
«Dall’inquinamento alle malattie “Attacco alla Salute. 12 milioni di italiani senza cura”»

La presentazione e l’incontro con l’autore, Angelino Loffredi, del libro inchiesta “Attacco alla Salute”, e’ stato lo spunto per mettere in relazione il contenuto del libro, cioè le problematiche delle strutture sanitarie provinciali, le buone pratiche; il caos sui 4 pronto soccorso provinciali: Cassino, Sora, Alatri e Frosinone; la ridondanza tra Ambufest, Pat, Case della salute e Guardie mediche e la relativa spesso incosistente attivita’ di prevenzione svolta nella nostra provincia. Tali questioni, analizzando i comunicati dei sindacati del settore (Cgil, Cisl, Uil e Ugl) e articoli denuncia riportati sui quotidiani, sono state discusse in un vivace confronto riguardo a come si sta muovendo la problematica sanitaria a livello regionale, nazionale ed europeo. tale confronto e’ partito dai dati, che l’autore riporta, la cui fonte è il ii rapporto sulla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale presentato al Senato della Repubblica a metà del 2017 alla presenza del Ministro Lorenzin: 112,5 miliardi destinati alla sanita’ dallo Stato e 30 dai cittadini con dispendio accertato di circa 23 miliardi tra: costi eccessivi, sovrautilizzo farmaci esami e ricoveri, complessità amministrativa, inadeguato coordinamento, frodi e abusi. Una cifra enorme alla luce delle esigenze attuali.
Interessante notare i dati OCSE, dettagliatamente riportati dall’autore, riguardo l’impiego pro-capite per spesa sanitaria in Italia di 2469 dollari contro i 2820 dollari medi dell’Unione Europea, nella quale 14 paesi investono più dell’Italia.
Altra fonte citata dall’autore e’ il rapporto CENSIS-RBM assicurazione salute, dove risalta il dato che 12,2 milioni di italiani hanno rinviato o annullato prestazioni sanitarie nel 2016 a fronte di 11 milioni del 2015 (1,2 milioni in piu’ in un anno!!!). che dire dei tempi medi di attesa riportati nello stesso, in barba ai LEA (livelli essenziali di assistenza): mammografia 122 giorni (60 in piu’ rispetto al 2014); risonanza magnetica 80 giorni (6 in piu’ rispetto al 2014); visita cardiologica 67 giorni (8 in piu’ rispetto al 2014); visita ortopedica 66 giorni (18 in piu’ rispetto al 2014).
Che dire poi: dei fondi destinati ai privati nella gestione Ares 118 per circa 15,5 milioni di euro/anno, con inidoneita’ di alcuni mezzi ed equipaggi, denunciate dal sindacato; dei 236 milioni all’anno spesi per turismo sanitario (persone del Lazio che vanno a curarsi in altre regioni); delle spese per gestire con sanità’ privata le 3 case di reclusione provinciali: Cassino, Frosinone e Paliano. Parliamo di 1.200.000 euro anno, contro i 200.000 finora spesi con la gestione pubblica del servizio; del tesserino sanitario strumento straordinario, ma non utilizzato per come dovrebbe, perche’ li c’è la storia sanitaria di ognuno di noi, basta raccogliere i dati complessivi per paese, per territorio, per regione, per come si vuole (aspetto messo in evidenza dal dr. Giuliano Fabi).

Una nota a parte poi l’autore la dedica al registro tumori: istituito con L.R. a luglio 2015, regolamento fatto a meta’ 2016 e ad oggi ancora non si hanno notizie.
Diritto alla salute dunque come cardine della nostra costituzione attraverso l’art. 32: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti…“. Tale diritto ad accedere all’assistenza sanitaria, alla prevenzione e alle cure è stato inserito anche nella carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.

Nel libro viene citato anche il rapporto epidemiologico della Regione Lazio 2017: tolti i dati della provincia romana, la nostra supera tutte le altre per sclerosi multiple accertate (844), l’ictus (921), l’infarto delle donne (178).

Esiste una correlazione tra malattie e territorio?
Qui e’ scaturito il dibattito, mettendo in corrispondenza lo stato della sanità provinciale all’ambiente in cui viviamo:
il nostro e’ un territorio salubre? qual’e’ il livello di inquinamento della Valle del Sacco e dei paesi confinanti o a ridosso di essa?
Ricordando che il diritto alla salute (art. 32 della costituzione), comporta anche il diritto alla salubrita’ dell’ambiente, perché la prevenzione di varie patologie, impone di eliminare le cause dell’inquinamento ambientale.
Al dibattito hanno partecipato in modo molto attento circa 85 persone di vari paesi, tra cui sindaci, assessori e consiglieri comunali di maggioranza e opposizione sia in carica che di consiliature precedenti.

Vogliamo ringraziarli tutti, a partire dal presidente del centro sociale anziani. La discussione si e’ sviluppata con interventi qualificati ed approfonditi di:
Angelo Galanti del Comitato Osteria della Fontana (ASnagni), Alessandro Coltrè giornalista di Casilina news, Alberto Valleriani di Re.Tu.Va.Sa, Margherita Eufemi docente di biochimica all’Università “La Sapienza”, Deborah Cuneo del neocostituito Comitato di Piglio, Giulio Tirinelli, membro della associazione “Laboratorio comune Alta Valle del Sacco”, il Sindaco di Serrone Natale Nucheli, il Ssindaco di Piglio Mario Felli e Piero Pera, dipendente regionale già collaboratore dell’Assessore regionale all’ambiente nella Presidenza Marrazzo.

Si e’ spaziato dalle esperienze locali e territoriali dei comitati, delle associazioni e delle istituzioni, da Colleferro fino a Ceprano, su tutta la Valle del Sacco: dal Comitato di Piglio, che si sta battendo per impedire la possibilita’ di aumentare la lavorazione dei rifiuti nel centro di trasferenza, da circa 36000 a 51000 tonnellate annue; alla lodevole iniziativa “dell’Associazione comune Alta Valle del Sacco” di mettere una centralina per la rilevazione delle polveri sottili nel Parco di San Rocco a Serrone, dove pensiamo l’aria sia pura, ma purtroppo non è sempre così; delle lotte in corso e delle situazioni di criticità ambientale e sanitaria: dai termocombustori, alle discariche, alle iniziative imprenditoriali che orbitano con spregiudicatezza nel campo dei rifiuti, aumentando il carico inquinante dell’intera valle. E' stato riportato anche l’esempio dell’Ilva di Taranto, che presenta analogie con la realta’ della Valle del Sacco e dei tanti studi epidemiologici che correlano l’esposizione ad agenti inquinanti allo sviluppo di svariate patologie, tra cui varie forme tumorali. Molto interesse ha ricevuto la battaglia che si sta portando avanti da 150 giorni a Colleferro, con l’esperienza di “rifiutiamoli”. Battaglia nata con la volontà di opporsi a far ripartire i termocombustori per bruciare i rifiuti e che non è solo di Colleferro, ma di tutti i paesi che orbitano nel territorio della valle (ricordiamo che polveri sottili e diossina vengono trasportati dalle correnti d’aria). Una nota di sicuro interesse scientifico ha riguardato la collaborazione tra l’Universita’ La Sapienza e le associazioni ambientaliste UGI e Re.Tu.Va.Sa, diretto allo studio degli effetti sulla carcinogenesi di alcuni inquinanti organoclorurati tipici della Valle del Sacco, come diossina e lindano. L’attenzione si e’ incentrata poi anche sullo stato di avanzamento sia del sito di interesse nazionale (SIN), che dei finanziamenti messi in bilancio dallo Stato e dalla Regione, per iniziare l’opera di risanamento dello stesso. Parlando dell’esempio del bacino della Ruhr in Germania, che da sito tra i piu’ inquinati del mondo e’ stato completamente risanato. Cambiare si puo’, cambiare si deve, si può fare con la partecipazione e la presa di coscienza collettiva, risanando l’ambiente in cui viviamo e stimolare investimenti che diano lavoro senza comprometterne l’integrità. Si debbono allargare le indagini analitiche sui suoli produttivi e dove viviamo, sull’aria che vi respiriamo, al fine di avere una mappatura completa dei nostri territori.

La conoscenza della situazione reale, la dobbiamo cercare celermente e senza paura, perche ci permetterebbe di usare le giuste precauzioni e se necessario, apportare i dovuti correttivi e stimolare gli investimenti necessari al risanamento eventuale, anche in considerazione del fatto che tra misure europee, nazionali e regionali le risorse economiche sono cospicue. Siamo convinti che questo non verrà da se, ci vorrà un grande impegno da parte di tutti, ma ne va della cosa più importante che abbiamo: la salute. Ricordiamoci che lo dobbiamo ai nostri figli e alle generazioni future.

I cittadini devono prendere coscienza, partecipare e sollecitare i rappresentanti istituzionali ai vari livelli, al fine di raggiungere questo importante obiettivo.
Ci piacerebbe un giorno vedere questo territorio risanato, in cui nei nostri paesi la tabella “Strada del Vino Cesanese”, stesse all’interno di una piu’ grande, magari di un parco, esteso senza soluzione di continuità, dal parco giochi di Valmontone, alle citta’ fortificate, alla Selva di Paliano, senza piu’ i termocombustori e le discariche affiancati, fino ai monti simbruini e agli ernici.

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