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La Festa della Liberazione a Cassino

  • Scritto da  Romeo Fionda

Cassino 29apr18 mindi Romeo Fionda - A Cassino, il 29 aprile 2018, in piazza De Gasperi davanti al Monumento dei Caduti, ci siamo ritrovati in tanti, compresa l’On. Ilaria Fontana, per ricordare e commemorare non solo il 25 aprile ovvero la Festa della Liberazione, ma anche Cassino città della Pace, con la deposizione di una corona di fiori al cippo "Cassino ai suoi caduti da parte del Presidente provinciale dell’ANPI e del Sindaco della nostra città Carlo Maria D’Alessandro.
Con la partecipazione di tanta gente ci siamo incamminati verso l’ex Campo Boario, l’odierno parco B. Powell. La scelta non è stata casuale, ma fortemente ragionata perché luogo forte e simbolico del cassinate che, in un’economia essenzialmente agricola, aveva un ruolo centrale di scambio e compravendita, ma anche di aggregazione.

Qui si è svolta la Festa, perché di una festa si trattava, una Festa resa possibile dalla fine del nazifascismo e dai 70 anni dell’entrata in vigore della sua nostra Costituzione.
Il programma della giornata si è articolato su tre aspetti fondamentali della nostra Carta costituzionale: integrazione,  solidarietà, cultura e la libertà. Temi ripresi senza retorica da tutti gli intervenuti: studenti, Comunità Africane, rappresentanti dell’ANPI a cui si è aggiunto il prezioso contributo di Alberto Simone e di Paola Caramadre. Non è mancata la musica dal vivo, organizzata e coordinata da Emiliano Lanni.
Questa giornata è stata l’occasione anche per la presentazione del libro di Angelino Loffredi e di Lucia Fabi “L’infanzia salvata” dedicato alle donne e agli uomini conosciuti o rimasti anonimi che in difficili ed avverse condizioni realizzarono una solidarietà fra famiglie e popolazioni del Nord e Sud Italia.

Ricordare questa bella pagina di solidarietà e di fratellanza ci è sembrato il modo migliore per dare una sostanza alle parole che molte volte suonano vuote. Cito, affinché restino impresse anche nella memoria di chi non c’era, solo una piccola parte del libro quando parla del V Congresso del PCI, il primo dopo la fine della guerra…
”Già durante la discussione pomeridiana del 31 gennaio i delegati delle federazioni di Pavia, Imperia e Mantova annunciano la disponibilità ad ospitare i bimbi del cassinate. Il clima è tanto appassionato e interessato che il segretario della sezione di Cassino, il ferroviere Giovanni Gallozzi, sente il dovere di salire sulla tribuna del congresso per ringraziare tutti i delegati per questa grande generosità.Anpi_Comune-Cassino
In seguito a questo clima solidale, ”l’Unità” del 2 gennaio del 1946 scriverà che questo è stato il regalo per il nuovo anno. L’attenzione attorno alla città più distrutta d’Italia rimane costante, pertanto il 5 gennaio il congresso nomina una delegazione per andare il giorno successivo a Cassino per portare aiuti, discutere e prendere impegni.

Ne fanno parte Teresa Noce ( Estella), Secondo Pessi del CLN della Liguria, Renzo Silvestri della federazione di Frosinone. Il giorno dopo a Cassino la delegazione arriva con una autocolonna di soccorsi della Rai per consegnare pacchi viveri, medicinali, chinino, 100.000 lire, e davanti al sindaco della città, Gaetano Di Biasio, e a tante mamme, in un’atmosfera di commosso e incredulo silenzio, la delegazione prende l’impegno di far ospitare i bambini della zona da famiglie del Nord e di inviare ogni mese 150 pacchi. … In serata la delegazione ritorna a Roma e quando i lavori congressuali stanno per terminare Teresa Noce sale sulla tribuna e descrive la desolazione incontrata. Parla emozionata e commuove tutti i presenti: «Bisognava vedere le madri ringraziarci con le lacrime agli occhi per l’offerta di condurre i loro bambini fuori dall’inferno in cui vivono. Bisognava vedere i loro volti emaciati dalla febbre e dalla malaria che ha colpito tutti: uomini e donne, vecchi, bambini, giovani e ragazzi.”
L’aiuto ai bambini di Cassino, così come a quello delle popolazioni meridionali, non è stato solo un umano gesto di fraterna solidarietà, ma un ciclone emotivo, un atto di forza e di coraggio e forse quello che più disturbava i chierici era il coraggio.
Se la storia non è solo una memoria. Ma è bensì una ricerca, anche di consapevolezza e di pace. Non possiamo dimenticare. Vogliamo accendere un lume, come Picasso in Guernica.

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