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Come bombardarono S. Maria a Fiume

aerei apachedi Angelino Loffredi - Poco dopo le ore 14 del 26 gennaio 1944, secondo una testimonianza rilasciatami nel 1990 da Don Antonio Piroli, i cittadini di Ceccano, dopo un’ abbondante nevicata caduta nei giorni precedenti, usciti fuori dalle case per godersi un tiepido sole, vedono sopra Colle Antico aerei provenienti dal cielo dell'Arnara che virano verso nord, fino verso Ferentino per tornare indietro e disporsi lungo il corso del fiume Sacco.

Padre Gioacchino Passionista, in “Badia nella Memoria” nel 1948 scriveva “L’orizzonte era limpidissimo per la tramontana tagliente che spazzava le nuvole. Gli apparecchi volteggiavano un poco fra Ceccano e Bosco Faito, poi si gettarono in picchiata”.
Oggi è possibile precisare e arricchire meglio queste due notizie convergenti grazie al notevole contributo dato dagli studenti del Liceo Scientifico e Linguistico di Ceccano e dai loro professori Gianluca Coluzzi e Pietro Alviti che hanno suggerito di accedere ad alcuni siti elettronici americani per leggere direttamente veri e propri diari di guerra. Inoltre nel riportare tali avvenimenti mi sono avvalso di preziose informazioni riguardanti le armi da guerra, fornitemi dall’amico Francesco Giglietti.

Leggendo tali resoconti è stato possibile sapere che l’operazione del 26 gennaio è stata compiuta da otto aerei A36, cacciabombardieri della squadriglia 525 del gruppo n. 86. Questo reparto, in attività sin dal dicembre 1943, aveva base a Pomigliano D’Arco, in provincia di Napoli. La squadriglia che colpisce una parte del territorio di Ceccano risulta essere al comando del capitano Dolny. Ogni aereo oltre a trasportare due bombe di 225 chili poste sotto le ali, era dotato di cannoncini, mitragliatrici e altri ordigni. Gli aerei che bombardano Ceccano arrivano sull’obbiettivo( il ponte sul Sacco ) in poco meno di venti minuti. Dopo aver virato in direzione sud, vanno a disporsi lungo il corso del fiume. Salgono fino a 3.000 metri, quindi scendono in picchiata e a 600 metri dall’obiettivo sganciano le sedici bombe e poi si rialzano.

Immediatamente è impossibile quantificare i danni e le zone colpite, ma quando il fumo e la polvere si dissolvono, ci si rende conto delle devastanti distruzioni. Il bilancio della missione alleata dal punto di vista militare si rivela fallimentare perché il ponte rimane integro. Il bombardamento però ha distrutto alcuni fabbricati nella parte superiore del paese di proprietà Marini, Misserville, Santodonato, Apruzzese e Peruzzi situati uno di fianco all'altro, in un fazzoletto di terra tra il Monumento ai Caduti, via Magenta e via Solferino. Il monumentale Santuario di S. Maria a Fiume, situato nella parte inferiore della città, nelle adiacenze del ponte, è stato ridotto in un cumulo di rovine. La statua della Vergine, imballata a suo tempo per essere trasportata e conservata a Roma, viene trovata illesa con le vesti bruciate e senza l'involucro protettivo e cosi non subì che lievi danni. Dopo una sommaria restaurazione prima da parte dell’artista Pietro Viola e successivamente, scrive sempre Padre Gioacchino Passionista, ”dall’architetto tedesco Karl Wolf, poté di nuovo essere esposta in venerazione alla nostra chiesa della Badia. Infatti distrutto il trono delle sue grazie alla riva del Sacco, Maria elesse per sua dimora di sfollamento nella Chiesa della Badia. Con una manifestazione spontanea di dolore e di devozione, quel giorno stesso, il buon popolo di Ceccano la recò processionalmente alla Badia dove rimase per sei mesi a ricevere gli omaggi e le suppliche del suo popolo implorante “ .

Nella zona superiore di Ceccano probabilmente cadono due bombe. Una colpisce palazzo Marini sventrandolo. Oggi in quel sito è attiva una Casa di accoglienza. L’altra danneggia notevolmente la proprietà Apruzzese, dove oggi è presente un laboratorio fotografico, i fabbricati di proprietà Peruzzi, Santodonato, dove oggi c’è una paninoteca e Misserville. In quest’ultima casa Don Giuseppe Sperduti parroco in Giuliano di Roma nel Diario Parrocchiale scrive che “viene estratto vivo da sotto le macerie don Angelo Chiavacci, Abate di San Pietro” .

Quante furono le bombe che colpirono il Santuario? Finora nessuno ha potuto quantificarle. Ho provato a farlo per deduzione: due bombe colpiscono la parte superiore del paese, una bomba colpisce e apre un foro nella cascata del Sacco e un’altra danneggia gravemente una parte dello stabilimento Annunziata. Nel diario di guerra americano inoltre viene scritto che 3 ordigni colpiscono la strada e altri, non quantificati, che cadono nel vuoto. E’ ipotizzabile quindi che almeno sei o sette bombe colpiscano il Santuario, insomma due tonnellate di esplosivo. La misura del disastro è documentata dalle fotografie che mostrano una distruzione totale e la perdita di un eccezionale patrimonio artistico, educativo e religioso. Una curiosità: il diario di guerra americano non riporta se il ponte sia stato abbattuto. Laconicamente si limita a scrivere “ Una osservazione più precisa non è stata possibile a causa della polvere e del fumo sollevatasi nell’area del bersaglio”.

A quattordici anni dal bombardamento, la chiesa verrà completamente ricostruita, là dove originariamente sorgeva, con lo stesso stile e con lo stesso materiale, perdendo però irreparabilmente quel valore artistico che l'aveva resa famosa nei secoli. Prima di terminare ritengo necessario aggiungere che gli alleati, sbarcati ad Anzio il 22 gennaio, potrebbero arrivare in breve tempo a Roma perché la città non è difesa dai tedeschi. Si fermano dando così la possibilità ai tedeschi di organizzarsi, rafforzarsi e difendere questo nuovo fronte. Fra le prime unità militari ad intervenire dopo qualche ora dallo sbarco, sono quelle appartenenti alla Divisione Goering non solo quelle presenti a Ceccano e attorno ai monti Lepini ma anche quelle che stazionano a sud di Ceccano. Proprio in quei frenetici giorni il ponte di Ceccano, riveste una funzione fondamentale rappresentando lo snodo più funzionale al transito degli automezzi tedeschi. Nei giorni successivi si muovono anche parte di quelle impegnate sul fronte di Cassino. Il percorso più rapido per arrivare al mare è proprio quello lungo la strada Casilina, per cui la deviazione sulla strada Marano, permette di transitare sul ponte del Sacco. Il passaggio avviene durante le ore notturne. Lunghe file di automezzi, oltrepassato il ponte, risalgono fino alla Madonna della Pace dirigendosi verso il Passo della Palombara per immettersi lungo la via che porta al mare. Testimonianze raccolte, documentano che nelle settimane successive sempre durante la notte si assisteva anche a un movimento inverso di truppe che dal mare ritornavano verso Cassino.

 

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