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E pure Salvini venne a Veroli

gliombrellidisalvini minVeroli è la città prescelta; mentre tutti gli altri appuntamenti in Ciociaria vengono annullati, Matteo Salvini, approda nella città ernica sul carroccio messo in piedi da Gianfranco Rufa, fiero cocchiere dell'incontro.

Palco da feste di paese, e impianto fonico corroborante, tutto ad hoc per accogliere il volto politico più fotografato d'Italia. A sostegno di Bussagli sindaco ci saranno anche liste civiche, Forza Italia e Fratelli D'Italia, ma la cavalcata delle valchirie è tutta leghista. Non c'era Wagner ad accompagnare il superbo ingresso del Capitano in Piazza Mazzoli, ma un più rigoglioso "Nessun dorma" pucciniano e al grido "Vincerò" Matteo Salvini spunta sul palco.

Un auspicio trionfale, condito da ovazioni e applausi del pubblico. Non certo l’orda di folle e urla a cui è abituato, ma si sa Veroli è sempre stata politicamente timida, al massimo curiosa. In fondo ai tanti accorsi da tutto il basso Lazio (meno del previsto ma la pioggia ha giocato il suo tiro mancino), poco interessavano i preamboli di Senatori, Candidati alle Europee e compagnia cantante, l'attenzione e gli occhi erano tutti per lui, il frontman della politica e dei selfie. Si, perché il Ministro dell'Interno, non ha assistito agli interventi dei suoi, tanto meno del candidato Sindaco, sale sul pulpito a propaganda già iniziata. Forse perché la dialettica di partito marca ad uomo e viaggia su binari definiti e dettati dall'alto, non serve una supervisione diretta. I candidati alle Europee poi, possono dormire sonni tranquilli, Salvini è capolista in ogni circoscrizione, possono risparmiare discorsi e programmi, a far campagna ci pensa lui. E dire che la squadra della Lega ci ha provato a prendersi qualche momento di gloria nella storica giornata di Mercoledì 15 Maggio. Ottaviani, lascia presagire il predominio assoluto di Salvini sulla coalizione di Destra, salutando gli ormai leader, surclassati dal capitano per lungimiranza e acclamazione. Il patron della kermesse Gianfranco Rufa, cerca di ricordare anche il candidato Sindaco, dimesso e mesto all’angolo del palco, e conferma il bisogno di cambiamento per Veroli. Ritorna sull'assetto nazionale, riferendosi "alla rigidità necessaria per educare i nostri figli e contrastare i radical chic e gli antifascisti più fascisti dei fascisti". Se due negazioni fanno un’affermazione, la conclusione vien da sè. Rilancia anche Francesco Zicchieri, che punta sul trend del momento, la "difesa è sempre legittima" raccimolando quegli applausi necessari per tornare a casa soddisfatto. La stoccata finale la da appellandosi alla tutela della famiglia tradizionale, indiscutibile e saldo valore d'Italia.

Autarchia, famiglia, incremento delle nascite: è il 2019 ma in un attimo è ventennio nei discorsi di Rufa e Zicchieri. Mancava una foto di Salvini a torso nudo nelle campagne ciociare e la rievocazione storica sarebbe stata completa.ilselfidisalvini 350 min
Ci pensa però l’italico virgulto a riportare l’attenzione sull’attualità; Salvini inizia sciorinando un elenco infinito di successi del Governo, non per ultimo l’abolizione della Legge Fornero “Oggi a Veroli non piove, sono le lacrime della Fornero”,e giù applausi da chi la pensione già ce l’ha e da, chi inconsapevole, non la vedrà mai. “Il 26 Maggio andate a votare, dobbiamo farci valere in Europa e non sottostare più alle regole dei burocrati”. Sistemi che, in vent’anni al Parlamento europeo, non è riuscito a contrastare, forse per il basso numero di presenze, ma questa è un’altra storia.
L’affondo più interessante e forse il solo tema nuovo rispetto ai comizi a cui ci ha abituato Matteo nazionale, è il Decreto Sicurezza Bis: dal prossimo anno saranno le società sportive a provvedere al pagamento completo del personale negli stadi, non più lo Stato. Chi potrà permetterselo giocherà, gli altri a casa, perchè per legge, senza sicurezza non si scende in campo; selezione naturale a suon di capitale. Dichiarazioni che arrivano alla vigilia del fascicolo aperto su Salvini dalla Corte dei Conti del Lazio. Perché il bel Piaggio P-180, la Ferrari dei cieli, sembra aver accompagnato il Vice premier su e giù per la Penisola anche per eventi elettorali con un massiccio dispiegamento di Forze dell’Ordine. Negli Stadi no, ma per acclamazione a furor di popolo i soldi dei contribuenti sembrano essere ben spesi.

Dopo tutto la prassi formale per il Capitano è quanto mai superata; ed infatti, in barba alla buona creanza istituzionale, che chiede ad un Ministro della Repubblica italiana di avvisare il Sindaco della città che visita, Salvini entra a Veroli senza suonare il campanello di Simone Cretaro. Al di là delle posizioni ideologiche si è Stato, ma in campagna elettorale tutto è concesso, anche una svista al galateo politico.

Si conclude così il pomeriggio; con indosso la felpina blu e la gloriosa scritta “Veroli” stampata in giallo, Matteo Salvini si appresta a scattare la carrellata di selfie, che impone una fila più lunga di tutto il comizio. Tutti contenti, felici e partecipi, anche il Professor Bussagli, nonostante non sia nemmeno stato nominato dal Ministro. Eppure la corsa per diventare Sindaco dovrebbe essere la sua, per fortuna c’erano gli striscioni alle loro spalle a ricordarlo.
La folla si accalca per una foto e le mamme avvicinano i bambini alle mani del Capitano. Sembrano lontani i tempi in cui eravamo chiamati terroni usurpatori di lavoro, ora il grido è “prima gli italiani” e tanto basta al popolo per dimenticare il passato.
Anche quello verolano calamitato dal fasci(n)o leghista.

 

 

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