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Cassino. All'alba di un nuovo stile di governo?

  • Scritto da  Peppino Gentile

Cassinomunicipio 350 260di Peppino Gentile* - Pur non essendo stato un elettore di Salera , al quale colgo l’occasione per esprimere le mie condoglianze per la morte della cara mamma, ciò non mi impedisce di riconoscere che la sua vittoria è stata più netta di quella che forse era nelle sue stesse aspettative e in quelle del suo partito che alla vigilia delle elezioni si è spaccato con Petrarcone che si è candidato a capo di un movimento civico senza il quale, visto come sono andate le cose, il candidato del Pd avrebbe vinto al primo turno.

Contrariamente a quello che scrive l’amico Lello Valente, più che un referendum popolare contro Abbruzzese, al quale va comunque dato atto di aver ricompattato un centrodestra frantumato nel quale dopo il defenestramento di D’Alessandro sono volati addirittura gli stracci per cui non è da escludere che oltre ai dissidenti nella Lega non sono molti quelli che lo hanno votato, visto l’enorme divario fra i voti riportati da Salvini alle europee (7069) e quelli alle comunali (2157).
Se a ciò si aggiunge il mancato effetto Salvini e il fatto che il ballottaggio rispetto al primo turno è tutta un’altra partita, a tal proposito i casi di rovesciamenti clamorosi di voti non si contano, per cui la vittoria di Salera è stata ancor più netta di quella prevista.

Ciò che invece non era previsto è l’iniziativa del neosindaco di convocare come suo primo atto i candidati sconfitti dai quali farsi spiegare, come ha dichiarato alla stampa, i progetti più interessanti dei loro programmi per vedere se ci sono le condizioni per svilupparli insieme al suo programma.
Un’iniziativa che per quanto inusuale è apprezzabile sia sul piano amministrativo che politico in quanto nel primo caso serve a coinvolgere l’opposizione su problematiche cittadine di interesse generale, mentre nel secondo caso serve a superare gli steccati ideologici che a livello di governo locale, a mio parere, non si giustificano.

Ho detto inusuale perché l’apertura programmatica all’opposizione che non è un segnale di debolezza bensì di responsabilità, normalmente non avviene ad inizio di legislatura bensì in corso d’opera ossia quando si apre una crisi amministrativa all’interno della maggioranza, sicché per arrivare a fine mandato si tenta di coinvolgere l’opposizione.
Cosa che D’Alessandro non ha fatto nonostante che attraverso questo giornale l’ho sollecitato ad aprire un tavolo dei responsabili di tutti i gruppi consiliari per verificare se c’erano le condizioni per poter andare avanti con il coinvolgimento dell’opposizione la quale, visto anche il risultato del ballottaggio, per dirla con l’amico Costa ha fatto bene il suo mestiere.

L’ iniziativa presa da Salera, se la memoria non mi inganna, in qualche Paese europeo è normale perché serve ad evitare che i governi delle città entrino in crisi prima ancora di iniziare il proprio cammino amministrativo, creando disagi ai cittadini i quali non è giusto che ne paghino le conseguenze.
Crisi che nella maggioranza dei casi nascono non per motivi politici ma per aspirazioni personali che, per quanto legittime, con la caduta delle ideologie è venuto meno il senso di appartenenza ai partiti considerati alla stregua di bus dai quali si sale e si scende a proprio piacimento, ostacolando l’azione amministrativa.
Ciò non significa che ci debbono essere delle ammucchiate indistinte, venendo meno ad un principio fondamentale della democrazia che è quello del rispetto della volontà popolare che Salera, dopo la vittoria ottenuta, ha il diritto- dovere di esercitare nell’interesse della città, arrestandone il declino in atto da oltre vent’anni di cui nessuno dei partiti che l’hanno governata in quest’arco di tempo può chiamarsi fuori da responsabilità.

Motivo per cui fa bene Salera a portare avanti una iniziativa come quella annunciata con una proposta aperta al confronto con l’opposizione che per quanto possa far discutere resta l’unica strada possibile per uscire dalla crisi in cui ci troviamo, ridando slancio ad una città che ha perso il proprio ruolo guida del sud della provincia.
Ruolo che si può riprendere qualora, ai sensi della legge Delrio del 2014, si dovessero istituire le cosiddette “aree vaste” di cui Cassino è il naturale capoluogo di quella che va dalle Mainarde al Mare che per omogeneità è un vero e proprio “unicum”, da qui il sogno, non realizzato, dei nostri padri ricostruttori di farne una provincia.

 

*pubblicato su L'Inchiesta quotidiano

 

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