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Politica senza parlare di politica

cerquozzi inelegante vignetta 350 mindi Maria Giulia Cretaro - La linea della Lega verolana respira la goliardica aria nazionale e si lancia contro la neo consigliera deputata alla Cultura Francesca Cerquozzi. Forse voleva essere un lavoro alla Vauro o alla Makkox, ma quel che ne è uscito è una vile caricatura che stigmatizza la donna con allusioni alla vita personale senza tener conto del ruolo istituzionale. Sono comparse nella prima mattina del lunedì post Fasti, le tre illustrazioni che vedono la stessa in abiti succinti rispondere a dei quesiti sulla rassegna teatrale in maniera frivola e sterile. Il tutto pubblicato sulla pagina Facebook della Lega Veroli (di cui resta sconosciuta l'ufficialità) che si guarda bene dal far riferimento ai dati della manifestazione o a considerazioni concrete sulla qualità raggiunta o meno. Un attacco frontale che sprizza stereotipi da tutti i pori, a pochi giorni dalla colorita comparsa al Papeete del Capitano.

Ergo un ministro può allegramente danzare con una spogliarellista, ma un consigliere comunale, ancor più se donna, deve mantenere un basso profilo in materia di dress code e colore dei capelli. Lei, avanguardia Pd delle battaglie di genere, ha colto la palla al balzo per la risposta. La Lega trascende nei cliché, Francesca Cerquozzi li rimpasta e li usa come cerbottana. Il suo comunicato tutto social, gioca sull'autoironia per scrollarsi di dosso la maldicenza. Diretto e semplice, dribbla le vie istituzionali e si rivolge a tutti, suoi elettori e no. Il suo modo di far politica non cambierà, la sua battaglia culturale non si fermerà e se tutto ciò sarà incorniciato da qualche selfie, che se ne facciano una ragione. Soprattutto ricordando che tra quegli scranni è lei tra la maggioranza, ergo meglio che il maschilismo faccia un passo indietro sulle dichiarazioni e la Lega qualcuno in avanti sulle idee. Dopotutto puntare sul bionda, bella, stupida è uno schiaffo all'originalità oltre che alla buona educazione.

Eppure Veroli annovera due "bionde"consigliere con delega alla Cultura, la Cerquozzi e Alessandra Cretaro, stessa carica, stesso potere amministrativo, encerquozzi 1 350 mintrambe avvezze ai social e ad una visione moderna della res pubblica. Ma per il primo partito verolano, le frecciate sessiste sono tutte per Francesca Cerquozzi, indicatore non da poco. Vignetta sì satirica, ma tronfia di misogenia. Ad onor di cronaca, inutile negare che alcuni dei sentimenti espressi dalla pseudo caricatura sono vox populi di questi giorni, ma un conto sono i rumors di paese altro è il costume politico. 

A tal proposito, nessuna dichiarazione ufficiale della squadra leghista in forza all'opposizione comunale per sostenere la lady del PD. Pur restando sconosciuti i gestori della pagina, e volendo sperare che la dissociazione dall'atto sia totale, non può mancare una nota di sdegno; la virtù non sta nel mezzo in materia di pari opportunità.
Nel manifestare la totale solidarietà per l'episodio, non si sono risparmiati i concittadini, che, con una valanga di commenti sotto il post di risposta, si scagliano contro la vignetta incriminata. In molti ricalcano la strada del "troppo bella da provocare invidia", in pochi, troppo pochi delineano l'impegno politico e l'attività amministrativa. Il femminismo è una strada scivolosa: quello mossosi a sostegno della neo consigliera, parla retrò e stile anni 60. Che sia bella o meno, che metta il rossetto o no, poco importa.

Sarebbe stato più giusto sentir parlare di politica, eppure in questa triste storia se ne è letta poca, sia pro che contro. Perché è stata attaccata a suon di frasi fatte e la corazzata di sostegno si è eretta su stereotipi, delegittimando il valore istituzionale. In materia di diritti ce n'è di strada: vanno ancora difesi ma nessuno sa bene come farlo, specialmente nel magico mondo social. Chissà che prima o poi questo paese impari, magari alla stessa velocità con cui pubblica storie su Instagram.

 

 

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