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Poldino viene ammesso a partecipare al Torneo

poldino soldatidi Antonella Necci - Non ci aveva mai saputo fare con le donne. Nonostante amasse le luci della ribalta, e adorasse i fotografi che lo immortalavano nelle pose più disparate, nonostante si beasse di essere costantemente al centro dell'attenzione femminile, non riusciva, però, a comunicare i suoi sentimenti quando giungeva il momento.
A cominciare dai telegrafici messaggi che inviava, e che chiunque avrebbe fatto fatica a decifrare. Figuriamoci poi una donna, che magari lo invitava a pranzo o a cena o per un tè (bevanda che lui odiava. Chissà perché tutte lo invitavano per un tè. Aveva forse la faccia di uno che ne beve ad ettolitri?).
Anche con Marinelle non aveva fatto eccezione. La richiesta che le fece quel giorno del bagno al fiume, fu il discorso più lungo che mai avesse fatto con una donna. Si esprimeva a monosillabi. Un "si",un "no", un "forse, chissà"dovevano bastare alla malcapitata per capire cosa passasse nella sua testa pensierosa.
In parte Marinelle aveva sbloccato questo istinto di conservazione che gli altri chiamavano timidezza, e lo aveva fatto riavvicinare, con dolcezza, magari non voluta, ma naturale nella sua indole, al proprio Ego, che ne veniva da un lato redarguito per l'eccessivo amor proprio che dimostrava, e dall'altro coccolato perché gratificato dalle gentilezze di Marinelle, ogni volta che si accorgeva che lui aveva fatto qualcosa per lei.
I ragazzi del campo dei Ribelli, poi, erano tutti così gentili, anche se ora troppo indaffarati per dargli ascolto. Tutti presi dai preparativi per il Gran Torneo Medioevale, che avrebbe richiamato cavalieri e donzelle da tutti gli angoli della Provincia, sia per vedere da vicino il nuovo Principe Geppò, che per ammirare la munificenza del Principato, che dall'attacco di quella notte aveva modificato di molto i suoi connotati.
E di questa modifica se ne accorse anche Marinelle, mentre saliva a grandi falcate la scalinata che la portava alla stanza del Trono, passando attraverso la Gran Guardia reale nana e a çavon çarder che ogni volta , riconoscendola ,la guardava con odioIl Palazzo vendicativo, per avergli fatto fare quell'amara figura da babbeo, e anche per averlo denudato per bloccare la ferita dalla spalla di Poldino. Come aveva osato? Quella donna era una furia scatenata. Doveva ricevere una lezione, per aver scelto la figura di quell'esangue Poldino, che lui apertamente difendeva ma che in realtà disprezzava, e per averlo messo alla berlina su youtube attraverso i video di quel fanatico del suo drappello.
Marinelle intuiva di non essere simpatica ai più, ma si fidava dei sentimenti del suo Geppò. Sapeva che lui la amava, anche se apertamente ci teneva al suo ruolo di Principe. Lei, nonostante fosse così forte e audace, manteneva uno stile di vita minimalista. Preferiva la vita al campo alla vita di corte. Era per questo motivo che Geppò si era innamorato di lei e non intendeva modificare le proprie abitudini ora che le cose erano cambiate.
Cambiate, si, nel pensarlo, mentre si avvicinava al trono, percorrendo gli ultimi centro metri a passo più lento, si guardava intorno, incuriosita ed infastidita dagli sguardi dei cortigiani che subito si erano accaparrati un ruolo di primo piano a Corte. Beçillè Lacoque era diventato Gran Ciambellano, Miss Cisco, gestiva ancora gli spettacoli di corte, dove le sue nipoti ottenevano il successo che altrimenti non avrebbero mai avuto occasione di sperare. Madame Adolphine, con un biondo caschetto anni '20, cinguettava vicino a Geppò, credendosi l'anello di congiunzione tra il Principe e la folla di astanti che voleva dialogare con lui. Era diventata lo scudo umano che proteggeva la figura del Principe dalla stampa locale, sempre borbottante e critica nei confronti di chicchessia.

" Geppò ti devo parlare. E' importante."- gli disse guardandolo negli occhi. "Da solo"- aggiunse. Geppò la guardo e il suo sguardo tradiva i suoi sentimenti. Era bello vederla li al Principato. Sapeva quanto lei odiasse quel luogo e come odiasse tutta la falsità che lo circondava. La amava per questo. Si alzò dal Trono, scese i tre scalini e le si avvicinò, baciandola sulle labbra. La stava ringraziando per essere finalmente andata da lui, ma qualcosa nello sguardo di lei gli inflisse una lieve stilettata al cuore. Che stava accadendo laggiù al campo, si chiese con Stendardiun certo malumore.
"Parla Marinelle, che succede? Perchè questa visita inattesa?"
"Robert, Poldino vuole partecipare al Torneo. Me lo ha chiesto ieri. Ho capito che per lui sarebbe stata una questione, non solo di prestigio, ma di vitale importanza, visto che non ha mai saltato un torneo, da quando sono stati istituiti. Mi ha chiesto di intercedere nei tuoi confronti per avere il passacondotto per poter partecipare. Sarebbe sotto la mia totale sorveglianza."
Ecco spiegato il motivo della visita. Ancora lui. I suoi monosillabi colpivano il cuore delle donne più dei discorsi di filosofi e poeti. E Marinelle era troppo dolce per non cedere alle astute trappole di quell'essere.
"E chi vorrebbe sfidare, il signor Poldino? Quale la donzella per cui combatterebbe? Saresti tu?
Se è così la leggo come una aperta sfida nei miei confronti. Dovrò scendere anche io in campo". Nel dire questo senti che se sfida doveva essere lui l'avrebbe accettata. Marinelle era troppo importante. Niente e nessuno gliel'avrebbero portata via. Al diavolo il Principato, i ruffiani, le feste, le associazioni parassite, al diavolo Trippotto e la sua brama di potere assoluto. Marinelle sola contava per lui. Se ne rese conto nell'istante in cui acconsenti alla partecipazione di Poldino al Torneo.
E accada quel che deve accadere, pensò Geppò.

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