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Il torneo. Più vinti che vincitori

capi-del-torneo 350-260di Antonella Necci - Un vero Principe. Così apparve quel giorno Geppò agli occhi di Marinelle. Bello, con un'armatura di un color oro, scintillante sotto i raggi del sole, con le croci rosse e nere dei veri Templari. Bello e sbuffante per il caldo, il sudore, la rabbia di dover combattere contro il suo odiato nemico e il fastidio di non essere partito per le vacanze con la sua amata Marinelle, che però lo stava ripagando con il suo sguardo sognante e il suo celestiale sorriso. Le vacanze, si. Le vacanze già programmate e in parte pagate su quell'isolotto nell'arcipelago di Bora Bora dove sarebbero stati solo loro due e qualche fido amico, insieme a quel gatto rosso che non si staccava più da Marinelle, e che lui odiava, se era possibile, anche più del suo falso padrone.
Eccolo arrivare. E dove si sarà procurato quell'armatura? E' un combattente, su questo non c'erano dubbi. Lo dimostrava la sua andatura eretta e sicura, il suo sicuro incedere con tanto di armi e alabarda che dimostrava anni e anni di addestramento militare. A suo confronto Geppò era come un bambino che timido ed incerto si avvicina alla porta della sua classe nel primo giorno di scuola in prima elementare. Un emerito dilettante. Ma ormai era fatta. Gli accordi presi, il pubblico sugli spalti aveva pagato fior di denari per assistere alla sfida di Ferragosto. Gli altri cavalieri avevano già combattuto le loro gare e le loro sfide senza che nessuno se ne accorgesse. Tutti erano in attesa di quella sfida, per la quale nemmeno Miss Cisco era riuscita a starne fuori. Aveva guadagnato un bel gruzzoletto con la vendita dei biglietti. I denari sarebbero serviti a risanare le casse del Principato, che piangevano miseria da un bel pezzo. Ah! Senza di lei, cosa sarebbe stato!
Prima lo Sceriffato, ora il Principato. Nessuno che sapesse adoperarsi per risanare i conti, perennemente in rosso. Solo il suo sacrificio e il suo spirito di abnegazione sarebbero serviti alla giusta causa. Quei due che invece di pensare a cose pratiche, si stavano scannando per QUELLA LI.
Così pensava Miss Cisco, guardando di sottecchi Marinelle Le Diable. Se avesse potuto l'avrebbe annientata con uno sguardo, nemmeno fosse stata la perfida Grimilde.
E giunse il mezzogiorno tanto atteso. Geppò su un cavallo bianco di tutto rispetto, aspettava da un lato dell'arena Poldino, il quale con il suo fido ronzino, si sentiva un novello Don Chisciotte, pronto a scagliarsi contro quel mulino a vento che aveva di fronte. Un pallone gonfiato lo era di sicuro, se non un mulino. Non era degno di Marinelle.
Nel partire per primo all'attacco, perché ad aspettare Geppò si sarebbe fatta notte, tanto era vigliacco, si guardò rapidamente intorno e riconobbe in un attimo tutti i ruffiani che stavano, un tempo, allo Sceriffato Supremo. Li avrebbe annientati una volta tornato al potere. A cominciare da quel viscido Beçillè per finire con Madame Adolphine che ora tubava come una colomba con Çavon Çarder. A tutto questo pensava, mentre senza grande fatica atterrava, con un colpo di alabarda, Geppò. Il quale, disarcionato, dovette darsi da fare per combattere a piedi e con 30 kg di armatura. La sua altezza non deponeva a suo favore. Poldino, più piccolo ed agile, scattava come una molla impazzita, ora a destra ora a sinistra, ancora in sella al suo fido destriero, che pur non avendone le caratteristiche, se la stava cavando egregiamente.
In poco tempo le sorti della Sfida sembravano volgere a favore di Poldino, se non fosse stato per quel colpo di scena che accadde e che stupì il pubblico, lasciandolo a bocca aperta.
Marinelle aveva previsto l'esito infausto del Torneo, e come aveva fatto sempre, salto in campo a difendere il suo amato Robert. Le dispiaceva, stavolta davvero, dover fare del male al suo amico Poldino, ma non le aveva dato alcuna scelta. Nessuno avrebbe fatto del male a Geppò, ma nel pensare questo e nel colpire Poldino, sentiva che mai sarebbe riuscita ad ucciderlo, e anche stavolta Poldino si salvò la vita, non senza aver colpito, e gravemente ferito, Geppò.
Con l'eliambulanza,già preparata, finirono entrambi nella clinica svizzera che Marinelle aveva preavvertito. Entrambi furono operati in due sale operatorie limitrofe, entrambi furono sistemati in camere attigue, ed ad entrambi Marinelle, da due giorni, sta prestando assistenza, insieme a Powder, vestito ancora da gatto moschettiere, ancora con lo stomaco sottosopra per la trasvolata fino a Zurigo, ma ben trattato e adorato anche qui.
Dalla tranquilla clinica,vicina al lago, il mondo di Anagnon- sur-la-mer sembra lontano anni luce, cristallizzato in quel boato che Marinelle sentì nell'Arena mentre lei infilzava Poldino e Poldino colpiva al cuore Geppò.
In quell'istante percepì che l'odio tra i due sarebbe sparito, o almeno si sarebbe attenuato, solo se lei avesse abbandonato il campo. Entrambi l'amavano profondamente, e questo lei lo comprese non senza dolore, ed entrambi non avrebbero mai smesso di combattere uno contro l'altro pur di averla tutta per sé.
Guardò Powder con grande tristezza, mentre seduta, nella sala d'attesa della clinica, cercava di prendere una decisione, e alla fine capì cosa doveva fare.
Il destino di quei due uomini e quello di Anagnon erano, ora, nelle sue mani.
17 agosto 2014

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