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Daniele Mutino, musicista generoso e impegnato

Arte trovata per caso

Generosità e impegno di un musicista

di Serena Galella
001 Daniele e la sua fisarmonica 350 minIn questa rubrica post vacanze ho pensato di aver dato poco spazio all'artista che per primo ha aderito alla mia idea di presentare in queste righe artisti che ho incontrato e con i quali ho condiviso momenti importanti, Daniele Mutino.

Con Daniele ho condiviso il lavoro politico legato alla libera espressione. A fine anni '90 abbiamo aderito al movimento degli artisti di strada, una forma d’arte che solo in Italia è considerata disturbo e non ricchezza.
Per il comune di Roma e la giunta Rutelli era un “problema” da risolvere prima del Giubileo del 2000 e così è stato. Abbiamo lavorato in una commissione e contribuito a stilare un regolamento che era la parte attuativa di una delibera che di fatto liberalizzava l'arte di strada, ponendo limiti orari e criteri di rotazione per permettere di lavorare a tutti con regole condivise.
Il regolamento ha avuto una vita di circa 10 anni e con l'arrivo della giunta Alemanno sono iniziati i primi attacchi ed è stata realizzata una nuova delibera che, in contrasto con la precedente, impediva la libera espressione. La risposta è stata una mobilitazione che ha portato alla vittoria del ricorso al TAR presentato dagli artisti romani, che ha bloccato alcuni aspetti di questa delibera, ma non la delibera nel suo complesso. Di fatto anche oggi, con la nuova giunta “pentastellata” non si sono risolte le criticità e trovate soluzioni. Per questo ho posto a Daniele alcune domande e la prima è stata proprio legata a questo argomento.

002 Io Valle 350 minDaniele, qual’è la situazione attuale a Roma?

«Mi dispiace dirlo, ma è un vero disastro. La delibera realizzata nel 2012 da Dino Gasperini, assessore alla cultura della giunta Alemanno, si è dimostrata fin da subito molto penalizzante e vessatoria per l’arte di strada, anche perché non chiara su passaggi fondamentali della regolamentazione. Tutt’ora in vigore, questa delibera mal pensata e mal fatta ha generato negli anni una grande confusione, prestandosi a svariate interpretazioni contrastanti ed arbitrarie da parte dell’amministrazione cittadina e delle forze dell’ordine, con il risultato di imporre regole assurde, come – solo per citarne una - quella di doversi registrare in un ufficio del comune dichiarando per iscritto un solo unico luogo in cui poter far spettacolo per un anno: cosa che, oltre a non fornire all’artista alcun diritto a suonare in quel luogo, cancella la natura itinerante dell’arte di strada, che confinata in un unico posto finisce per diventare fastidiosa e prepotente. Insomma, questa delibera ha determinato un degrado sempre maggiore della qualità e della sostenibilità dell’arte di strada nel centro storico. Oggi, mentre il racket dei finti fachiri continua misteriosamente indisturbato ad occupare le piazze e proliferano tranquillamente disturbatori di professione e finti artisti di ogni genere, gli artisti di strada di valore subiscono vessazioni continue e sistematiche, diventate ancor più gravi e pesanti nella chiara difficoltà dovuta alla pandemia. Bisogna considerare che nel 2017 il I Municipio, che gestisce gran parte del centro storico, aveva già completamente vietato ai busker* alcune piazze importanti, con un provvedimento senza precedenti nella storia di questa città straordinaria, in cui la presenza dell’arte di strada è documentata con continuità dal IV secolo avanti Cristo fino ad oggi, cosa più unica che rara nel panorama mondiale. Di fatto uno scandalo per quella che è una capitale della cultura di tutta l’umanità: uno scandalo passato nel silenzio, dato che il degrado in cui l’arte di strada è stata indotta dalla delibera del 2012 tende a nascondere il fatto che gli spettacoli effettuati nei luoghi pubblici “a cappello”, quindi gratuitamente, ad offerta libera, secondo una radicata tradizione che si perde nei millenni, e fruiti da persone di ogni tipo, età e condizione, sono una grande risorsa di cultura e di socialità che, oltretutto, non costa nulla all’amministrazione pubblica. All’amministrazione pubblica si chiede solo l’attuazione di un regolamento semplice, chiaro e non vessatorio, in grado di tutelare tutti: artisti, residenti, commercianti, turisti e cittadini in generale. Noi artisti di strada romani, riuniti in un comitato, ne abbiamo proposto uno, al quale abbiamo lavorato per mesi, e che abbiamo consegnato alla Commissione cultura del Comune, chiedendo di poterlo perfezionare ulteriormente istituendo un tavolo di confronto con residenti, commercianti, operatori del turismo, rappresentanti delle forze dell’ordine e associazioni culturali. Purtroppo la Commissione cultura, presieduta da Eleonora Guadagno, ci ha messo davanti solo tre associazioni di residenti molto particolari, assolutamente non rappresentative della categoria, che hanno subito messo in chiaro esplicitamente di essere del tutto disinteressate ad ogni forma di dialogo con noi, e che fanno riferimento a personaggi chiaramente politicizzati, tra cui soprattutto Nathalie Naim, consigliera del I municipio, che da anni ha fatto della lotta all’arte di strada una delle bandiere della propria politica. Nathalie Naim afferma che la musica suonata nei luoghi pubblici costituisca una grave minaccia alla salute pubblica, sempre ed ovunque; non a caso è proprio lei la principale ispiratrice del provvedimento scandaloso del I municipio del 2017. Noi invece siamo consapevoli che la buona musica nei luoghi pubblici, correttamente regolamentata nel rispetto di tutti, sia una grande risorsa terapeutica per003 Daniele durante un suo spettacolo 390 min le persone e la nostra città, un valore per il turismo ed il commercio e per la vita di tutti. Purtroppo in questo momento noi artisti di strada siamo deboli e divisi, anche perché il cancro del negazionismo si è infiltrato purtroppo anche tra noi, dividendoci. Penso che la battaglia per la regolamentazione, la tutela e la valorizzazione dell’arte di strada sia una battaglia non tanto degli artisti di strada, quanto di tutti, perché l’arte di strada è una risorsa gratuita per tutti, bambini ed anziani, ricchi e poveri, italiani ed immigrati, persone di cultura e persone semplici, che nel cerchio dello spettacolo di strada si ritrovano insieme a vivere le stesse emozioni, uniti in una sorta di temporanea comunità solidale, radicalmente opposta al veleno e alle divisioni di mass media e social.»

Daniele è un cantastorie, musicista, autore e compositore scrive libri e insegna. La sua formazione spazia dalla musica all’antropologia, passando dal teatro che pratica come cantastorie, arte del narrare tramandatagli dal nonno, come quella della musica. Per questo gli ho chiesto se e come è riuscito a passare questa difficile estate, dove gli artisti a fatica sono riusciti a tornare al loro lavoro e alla loro passione.

Daniele hai avuto occasione di esibirti di recente?

«Quest’estate ho avuto alcuni problemi fisici e non sono andato “a cappello” che una volta sola, a Roma. A causa della pandemia, anche gli ingaggi sono stati quasi nulli, e per la prima volta da quasi trenta anni a questa parte, ho passato l’estate senza quasi mai suonare in pubblico. Alla fine ho fatto un solo concerto, molto bello, a fine agosto, in un monastero a Genzano, sotto un leccio di 350 anni, e di fronte al Lago di Nemi, organizzato dall’AMROC, un’accademia musicale con cui collaboro spesso: il posto era davvero meraviglioso, il pubblico numeroso, molto emozionato, attento e partecipe; devo confessare che, per la prima volta dopo tanti anni, all’inizio mi tremavano le mani per l’emozione – negli ultimi trenta anni non era mai passato tanto tempo che non suonavo in pubblico! - ma poi è stato un concerto bellissimo. Ho passato l’estate al paese di mia moglie, in Abruzzo, a 1200 metri di altezza, a camminare nei boschi, a studiare musica e a terminare il lavoro di editing di due dischi, che finalmente riuscirò a pubblicare in autunno, e che contengono le musiche composte da me di due miei spettacoli di cantastorie: “San Giorgio e il drago – discariche, zingari e cavalieri” e “Santa Barbara dei fulmini e delle esplosioni”. Ma io, rispetto a tanti altri musicisti, sono privilegiato, perché ho un piccolo stipendio part time come insegnante di musica nella scuola media, che mi ha permesso, stando molto attento a spendere il meno possibile, di passare un’estate a curarmi il fisico e lo spirito, cosa di cui avevo bisogno da tanto tempo. Molti musicisti che conosco hanno invece vissuto gravi difficoltà.»

Oggi, nei giorni in cui la scuola è sotto la lente di ingrandimento di media e social, ci troviamo ancora insieme perché a distanza di tempo, siamo “diversamente colleghi”, visto che insegniamo nella scuola pubblica italiana.
D'obbligo è una domanda riservata alla riapertura della scuola.

Daniele, come ti senti emotivamente rispetto a questa riapertura? La tua scuola è pronta? E tu?

«No, non sono pronto, ma devo esserlo. Tra l’altro sono stato trasferito in una nuova scuola, in periferia, con nuove particolari problematiche, con ragazzi che non conosco e che non mi conoscono, con classi sovraffollate, anche di 34 alunni, dove i banchi singoli sbandierati dal governo ancora non si sono visti: tutto questo dovendo osservare e far osservare le misure di distanziamento, con le mascherine che renderanno acusticamente difficile anche capirsi. Mi hanno spiegato che non posso nemmeno far cantare i ragazzi, perché il canto favorisce il contagio. Non sono pronto, ma devo esserlo. Vedremo come farò…come faremo…»

Durante la didattica a distanza ho visto che ti sei dato un gran da fare con i tuoi alunni, a distanza la musica è veramente una cosa complicata, ma ho visto un ottimo risultato raggiunto dai tuoi alunni, ti va di parlarne?

«La quarantena dello scorso anno scolastico è stata molto dura e pesante per i ragazzi della scuola media. Alla loro età, in pieno sviluppo, ritrovarsi chiusi in casa per oltre due mesi, senza poter avere contatti con i loro coetanei e con nessuno al di fuori del loro nucleo familiare, senza poter fare sport… Noi insegnanti dovevamo far sentire loro che non erano abbandonati, far sentire la nostra presenza, il nostro affetto, e cercare anche di impegnarli, senza esagerare, in modo da dar loro degli stimoli e un segno concreto di continuità della vita. Si è capito subito che il mostro della didattica a distanza andava cavalcato per loro. Ma come fare musica senza poter suonare insieme? On line, infatti, non è possibile né suonare insieme né ascoltare musica decentemente, sia per un problema tecnico di latenza del suono, sia per le cattive connessioni con cui molti si collegavano. Mi sono dovuto inventare delle nuove modalità. Per l’ascolto ho scritto allora delle schede in pdf in cui mettevo dei percorsi di ascolti da fare su youtube, da me presentati e commentati, che spiegavo poi a voce nelle videolezioni. Un lavoro molto impegnativo, che mi ha occupato notte e giorno, e che lì per lì sembrava dare risultati didattici assolutamente non proporzionali all’impegno da me profuso, perché inizialmente molti ragazzi nemmeno guardavano questi pdf, ma che alla fine mi ha dato grandi soddisfazioni. Ovviamente tutte le attività che ho proposto per la didattica a distanza erano facoltative, dato che non volevo vessare ulteriormente i ragazzi: contavo sulla loro passione per la musica. Per dare l’illusione virtuale del suonare insieme, ho adottato il metodo classico del concerto collettivo on line: scelta una musica su cui lavorare, ho registrato una base musicale a metronomo suonata da me in un video che ho pubblicato on line, e ho chiesto ai ragazzi che lo volevano di registrare a loro volta un video in cui suonavano quella stessa musica, seguendo in cuffia la base del video da me registrato, in modo da suonare tutti alla stessa velocità. Poi la parte più impegnativa del lavoro toccava a me: raccogliere i video inviati dai ragazzi e montarli insieme, mettendoli in sincrono, in modo da realizzare un unico video in cui ci fosse l’illusione di un concerto collettivo. Ovviamente nelle videolezioni dovevo anche insegnare il brano, dando loro lo spartito. Ma anche spiegare il metodo di lavoro non era scontato, e ho avuto notevoli difficoltà. Alla fine, il lavoro più bello è stato quello fatto con l’Inno alla Gioia di Ludwig van Beethoven, per il quale ho anche scritto un arrangiamento particolare, e che ho pubblicato con una dedica al nostro istituto scolastico che avevo appena saputo di dover lasciare. La partecipazione è stata straordinaria, le famiglie hanno dato il consenso scritto con grande entusiasmo, e, la cosa più bella, ha partecipato anche una ragazza con una disabilità grave, grazie anche all’impegno dell’insegnante di sostegno Pino Milucci.»

Link Video scuola: www.youtube.com/watch?v=6LtYTAbhY0k

Daniele il tuo impegno e le tue doti di narratore ti hanno portato a scrivere un libro, “Storia di un Cantastorie” che lo scorso anno è stato rieditato e rivisto, per salutarci vorrei che sia tu a raccontarci del tuo libro.

«Nasce tutto dalla straordinaria scrittrice Maria Lanciotti, che, dopo un mio concerto, mi ha proposto di fare004 Copertina Libro Daniele Mutino 350 min un’intervista per una rivista on line. Nell’intervista io parlavo molto, e lei, invece di frenarmi, mi faceva ulteriori domande di approfondimento su quel che dicevo: ho parlato per ore, pensando che poi lei avrebbe tagliato quasi tutto. E invece ha tenuto tutto e, con un po’ di elaborazione ulteriore, ci ha fatto un libro, che ha anche vinto un premio, il “premio CAPIT per l’editoria del terzo millennio". Dalla prima presentazione di questo libro, in cui ho suonato la mia fisarmonica e, insieme a Maria Lanciotti, abbiamo risposto alle domande dei presenti, è nata l’idea di fare delle presentazioni/concerto, con cui abbiamo incontrato tanta gente. L’interesse delle persone nasceva anche dal fatto che nel libro io parlo di alcune mie esperienze che riguardano fatti un po’ dimenticati degli anni ’90, come l’occupazione universitaria della Pantera, o l’occupazione della Pantanella da parte di oltre mille immigrati, o delle lotte per la liberalizzazione dell’arte di strada, del Cammino di Santiago, e la presentazione diventava così un’occasione per parlare di queste esperienze che riguardano certo non solo me. Così, alla fine, l’anno scorso, dopo una quindicina di presentazioni, abbiamo dovuto fare una nuova edizione del libro, che abbiamo presentato, significativamente, nell’ambito dell’evento organizzato per il trentennale del Movimento Studentesco della Pantera, a Testaccio. Ricordando che la pantera a cui dedicammo il nostro movimento universitario,che ha vagato nel 1990 per la campagna romana fuggita da qualche circo o da qualche casa, poi non è mai stata catturata, e sicuramente, appesantita ma anche fortificata dagli anni, gira ancora per il mondo, anelando sempre alla Libertà.»

Il mio amico Daniele Mutino non poteva rispondere meglio a tutto ciò che gli ho chiesto per far capire quanto amore si ha per quel che si fa. Che sia uno spettacolo in piazza o riorganizzare la didattica per arrivare anche in casa dei nostri alunni. Viva l’arte e chi la fa!
Un immenso grazie a Daniele e un invito a chi ha letto questa intervista a curiosare nei link.

* Busker: musicista di strada
Canale Youtube di Daniele Mutino: https://www.youtube.com/playlist?list=PLXCoBetMrW1ux7MBw6X6oxWrjCLUAgYG1

 

 

 

 

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