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I nuovi schiavi visti da Ken Loach

Sorry We Missed You 350 mindi Antonella Necci - Prima di continuare a torturare con articoli ben confezionati su testate giornalistiche nazionali, un pubblico mediamente dotato di intelligenza,cercando di istigarlo, con attacchi di autolesionismo, ad andare al cinema per vedere il film di Checco Zalone, sarebbe il caso di considerare che il 2 gennaio è uscito nelle sale cinematografiche il film di un regista che molti considerano "inarrivabile" per il suo carpire, dibattere, riprodurre, quella che è la più crudele delle realtà: il vivere quotidiano.

Un artista, Ken Loach, che parla al pubblico con la profondità delle emozioni del cuore e con la freddezza spietata della sua mente superiore. Un Banksy poetico e crudele che fa vivere la sua macchina da presa.
Ken Loach non è per tutti, anche se tutti lui rappresenta. Ken Loach possiede il dono che solo pochi registi al mondo possiedono:descrivere la vita nella sua interezza.

Con "Sorry, We Missed You" Loach racconta i nuovi schiavi del delivery.
Prima di fare un acquisto online, o farvi recapitare un pranzo a domicilio, o usare le consegne per qualcosa, bisogna pensarci bene. Dopo aver visto Sorry We Missed You sarà un po' più difficile essere disinvolti in tema delivery: il nuovo film di Ken Loach è un pugno nello stomaco e non lascia indifferenti.

Racconta la discesa negli inferi della working class ridotta a schiavitù nell'illusione turbocapitalista e quello che capita al protagonista Ricky e alla sua famiglia ridotta in breve sul lastrico potrebbe accadere a tutti.
Quello che viene spontaneo chiedersi mentre si guarda il film è come avrà votato il padroncino del camioncino delle consegne vessato dall'azienda vessata a sua volta? La domanda è lecita dopo l'esito delle elezioni in Gran Bretagna con la schiacciante vittoria dei Tory di Boris Johnson.

Ken Loach, l'irriducibile maestro inglese, cantore delle sventure della classe operaia sin dai primissimi film per la BBC, due volte Palma d'oro a Cannes (Il vento che accarezza l'erba, nel 2006 e Io, Daniel Blake nel 2016) in Sorry We Missed You, scritto con il grande Paul Laverty ambienta la nuova storia nella provincia inglese, proprio quella che ha fatto vincere Boris Johnson.

Non più contratti regolari, non più assicurazioni, l'illusione di mettersi in proprio e la realtà di venire stritolati da un infernale meccanismo di competizione, deregulation, assenza di diritti elementari. Persino fare pipi' e' un lusso: si ferma il camioncino delle consegne e si fa nella bottiglia, neanche un minuto e si riparte, perché tutto e' tracciato, tutto e' una performance obbligata. E' un j'accuse alla società' in rovina, ad una disgregazione sociale che sembra ormai ad un passo dal baratro definitivo quella che racconta questo film potentissimo con attori non attori ma poveri cristi.

Ricky (Kris Hitchen) è un uomo di mezz'età costretto a ricominciare da capo dopo aver perso il lavoro come tanti.
Mettersi a fare il freelance per le consegne dei pacchi può essere un'idea: il delivery impazza anche a Newcastle, si compra su Amazon qualunque cosa e qualcuno te la deve recapitare.
Peccato che il camioncino costi una follia e che il manager dell'agenzia, sottolineando che è lavoro in proprio, sia a capo di fatto di un'organizzazione di consegne ad orologeria che non ammette altro e per cui non ci sono ferie, non ci sono emergenze, non ci sono diritti, altrimenti la competizione fa fallire anche lui.
Tutto costa a Ricky e il lavoro è fonte di stress e guai, quelli più piccoli (il destinatario del pacco che non si fa trovare) fino a quelli più grandi (il furto del prezioso scannerizzatore delle consegne). Ma intanto è un lavoro e pazienza se bisogna vendere l'utilitaria di Abby (Debbie Honeywood, ipoteca la Palma) che andrà in bus a fare il suo lavoro: custodire per un'agenzia che non paga straordinari le persone in difficoltà, anziani, disabili. Lei ha una regola: trattare tutti come fossero suoi parenti con dolcezza e calore.

A casa ci sono anche i due ragazzi, la dolce Liza di 10 anni (Katie Proctor) e l'adolescente ribelle Seb (Rhys Stone).
E' una famiglia modesta, ma l'amore tra loro è la vera forza dirompente in una vita di fatica e abbrutimento, miserabile.
Forse persino un anticorpo. Ma le cose non sono lineari, il ragazzo si mette nei guai, viene sospeso a scuola, ha discussioni con il padre: il conflitto familiare esplode ma il lavoro deve venire prima di tutto, chi paga altrimenti le rate del van?

Ce la fate a sostenere la verità della realtà o preferite davvero il becero luogo comune avulso dalla realtà che il cinema italiano di serie b propina ogni tanto?
Scegliere è lecito e insindacabile.

 

 

 

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