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Emozione, timidezza e gratitudine per ricordare Arnaldo Carinci

  • Scritto da Fausta L'Insognata Dumano

IltestamentodelprofCarinci 350 260di Fausta L’Insognata Dumano – “Sol chi non lascia eredità di affetti, poca gioia ha dell' urna”, avrebbe detto Ugo Foscolo ascoltando gli interventi alla villa comunale di Frosinone in occasione del ricordo dell'artista, del prof e dell' uomo "Arnaldo Carinci"......giovedì pomeriggio ore 18 un' atmosfera suggestiva annunciata con delle fiaccole nella penombra di una villa poco illuminata, fuori dagli schemi e dal cerimoniale si parla di lui, ogni voce sembra l'eco dell'altra voce, le voci narranti sono legate da un filo invisibile: la grande umanità dell'artista, che ha lasciato un' orma indelebile dentro i ricordi di chi l'ha conosciuto, un' orma, un segno che nessuna gomma può cancellare. ''Non importa quanto si vive, ma con quanta luce dentro,s enza rimpiangere e senza piangere'' scrive Vecchioni, nel suo ultimo romanzo “Il mercante di luce” che sembra essere la sintesi di questo struggente ed emozionante ricordo.
A fare gli onori di casa è "Alfio Borghese", il direttore della rassegna di arte visiva moderna e contemporanea, che ha scoperto l'artista Carinci attraverso il ritratto esposto alla mostra di "Gianluigi Baldassarra". Un ritratto che narra il prof prima della sua malattia, cogliendo quel sorriso sempre visibile nel volto dell' uomo. Pur avendo prodotto tanto, creato e plasmato, l'artista contrario alla mercificazione dell'arte non ha mai organizzato una mostra. Le sue creature erano conosciute soltanto dai familiari, dai suoi amici colleghi e dagli studenti.
Un artista non muore mai e con la sua arte diventa immortale, la sua arte deve essere conosciuta ed apprezzata, per questo motivo d' intesa con la famiglia il critico d'arte Borghese ha annunciato che la villa comunale ospiterà la prima mostra dell' artista Carinci. Il dirigente del liceo artistico Bragaglia, Giona ha parlato dell' umanità del prof, emozionante e caloroso il ricordo della prof Bruna Scaccia, sua collega da sempre, ma anche sua compagna di studi, la Roma degli anni 70, loro giovani migranti, un po' spaesati, si tuffano in ogni corso d'arte per sprovincializzarsi in un'accademia piena di fermenti artistici, ma anche sociali e politici, lui con il suo Manifesto in tasca come si usava allora.
L'humus per la sua formazione intellettuale e artistica è proprio l'accademia con Mastroianni, le frequentazioni con Schifano, Tano Festa, i pittori legati a correnti artistiche come l' informale e il concettuale. In quegli anni gli artisti sentivano di essere portatori di qualcosa di nuovo, di rivoluzionario e gli animi di tanti artisti erano sollecitati a formulare nuovi linguaggi, tanto che la stessa tesi del prof è un' elaborazione sperimentale. L'arte esplodeva sotto la creazione di un'opera che non voleva solo raccontare o dare messaggi.
Idealista , un grande idealista sempre circondato dai suoi studenti a cui trasmetteva la passione delle mani sporche dell'artista, così l'ho conosciuto pure io nel laboratorio di discipline plastiche, nella sua ultima versione, quella di un Babbo Natale rassicurante che tramanda la passione di Pigmalione con la creatura che plasma, una creatura di argilla con l' anima, una creatura che vive. Alle mani sporcheArnaldoCarinci 350 260 dell' artista il rigore per l'ordine, ogni oggetto dopo l' uso nel laboratorio deve tornare nel suo posto. Eh già un tipo ordinato, narra la moglie ''a casa era lui il custode dell'ordine, ogni oggetto era lui che sapeva dove era collocato". Una moglie emozionata, un po' frastornata in questo ruolo mondano. Con poche parole ti consegna un viaggio chiamato Amore, la loro vita insieme.
''Era buono'', i ricordi cominciano a squadernarsi con flash black a più voci tra la prof Scaccia e il prof Ritarossi, la location questa volta è l'istituto d' arte di Anagni, in silenzio con gli occhi lucidi la prof Licia Vetrugno, anche lei porta dentro il segno indelebile del passaggio di quel collega, lei custodisce delle ''cinquecento''. Chicca il prof Paolo Culla porta due lavori realizzati dall' artista Carinci, illustra l' attività del Carinci designer e propone di intitolare il laboratorio di design al prof Carinci. L' architetto Maurizio Di Pofi parla dell' amico, scegliendo delle parole, dei passaggi del libro di Vecchioni ''Il mercante di luce'' che sembrano scritte proprio per il prof Carinci.
Essendo un ricordo senza schemi, in sintonia con l'anarchia dell' essere anche il mio narrare è anarchico, prendendo ricordi ora da una voce ora dall' altra, mentre guardo Alarico, suo figlio, il traghettatore insieme alla mamma dell' ultimo viaggio chiamato AMORE, quando hanno disperso le ceneri, mi rendo conto che gli ha tagliato proprio la testa. Penso ....ah prof in questi giorni avevo delle remore su “questo evento ricordo”, tu non amavi la mondanità, ma adesso sei diventato “personaggio pubblico” dico sul serio, gli articoli sul giornale, prima quando digitavi il tuo nome in rete uscivano solo ''i movimenti del personale docente'' giovedì alla villa ho visto tanti tuoi colleghi, ho visto tanti visi conosciuti, ma anche volti del tuo passato, ho sentito tante storie di te. L'impressione che ho percepito è che la tua partenza nel lago di Canterno abbia lasciato a tutti un grande GRAZIE in gola, un Grazie che pochi hanno potuto dirti, sembrava difficile ringraziarti, sembrava quasi ti offendesse, pare che tu abbia regalato qualcosa di te piccola o grande che sia, con la tua umanità, pare che tu abbia lasciato con il tuo esempio di integrità morale un testamento. “Sii sempre te stessa, non cambiare” con queste parole hai salutato la prof Bruna,.....
Ah fermati adesso, ti racconto dei tuoi ex studenti che ho incontrato, sembra che trasmettendo la passione dell'arte tu ne hai salvati diversi dai demoni dell' epoca, scoprendo la bellezza dell'arte. Un porto sicuro, all'apparenza severo, che sapeva dialogare con vite disordinate, a volte disperate, che percepivi quella rabbia che non portava da nessuna parte, quella ricerca, quel desiderio che non sai spiegarti da adolescente sembra che l'hai resa in un posto reale, sedendoti tra gli sgabelli, sembra che avevi un fiuto nell' individuare i loro miti, tanto che le tue lezioni erano in un ambiente, che loro sentivano casa, tanto da venirti a cercare fuori dell' ora, (privilegio d'affetto che viene concesso ai “prof”.
Ora che sei diventato ''pubblico' 'troveremo il modo per fare esplodere tutti il nostro grazie ....ah la prossima volta parleranno pure la prof Angela D’Alessandris, Italo Boccitto, questa volta si sentivano impreparati,,,,,,,,, ma la realtà era un misto di emozione e di timidezza......

 

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